etica della comunicazione

  • 'Senza etica l'informazione diventa manipolazione'. Le parole del presidente Fico al convegno sul giornalismo d'inchiesta

    Alla Camera dei Deputati si svolge il convegno “Giornalismo d’inchiesta pilastro di democrazia - A Daphne Caruana Galizia e alla sua battaglia contro la corruzione”, organizzato dalla Themis & Metis e dalla Vice Presidenza di Montecitorio.

    Perentorio l’intervento di Roberto Fico, il Presidente della Camera: "La libertà di stampa è difesa dalla Costituzione, che va applicata in ogni momento". Nelle sue parole anche un riferimento ad uno dei temi cardine dell’impegno dell’Ucsi: c’è un "dovere dell'etica della comunicazione e dell'informazione: dove non c'è etica non c'è informazione, che se no diventa manipolazione".

    Sul tema, sono intervenuti giornalisti come Marco Travaglio, Emiliano Fittipaldi, Sigfrido Ranucci ed è arrivata qui anche Corinne Vella, sorella di Daphne Caruana Galizia, la giornalista uccisa in un attentato a Malta, proprio per le sue inchieste.

  • 10 - M come 'Migranti'. E, talvolta, 'Mistificazione' della realtà che li riguarda.

    Titolo: «Accoglienza uguale scemenza!»; occhiello: «Importiamo assassini e li coccoliamo»; sommario: «Gara di buonismo dopo l’attentato di Barcellona. Ma quelli che dicono “Non ci faranno cambiare stile di vita” sono gli stessi che non rinunciano a ospitare i musulmani che ci odiano. Così però uccidono noi e i nostri figli».
    Questo è esattamente il titolo che speravo di non leggere.

  • 11 - N come 'Nascondere', anche le notizie. Un 'peccato', per i giornalisti.

    Pensieri, parole, opere e omissioni. Sarebbe interessante una riflessione - laica - su quanto, come giornalisti più o meno credenti, riusciamo a "peccare" in ciascuna di queste mitiche categorie.
    Stando sul terreno scivoloso dell'ultimo gruppo (le omissioni, dunque i nascondimenti) possiamo, forse, dire che in base alle regole del nostro "dover essere" lo spazio per "nascondere" non dovrebbe risultare. Neppure come... caso di scuola.

  • 12 - O come 'Obiettività'. Che si fonda (spesso ma non sempre) sui numeri.

    Il mito dell’obiettività è un ideale irraggiungibile per il mondo dell’informazione? Intanto ai mass media spetta il compito di fornire un’immagine corretta, rappresentativa e quanto più possibile obiettiva di un fenomeno. E allora da dove partire per analizzare un argomento? I numeri sono sufficienti per dare una informazione corretta?

  • 18 - U come 'Umiltà'. E' la dote essenziale per un giornalismo al servizio della verità.

    L'umiltà è la virtù dei forti perché "fa posto a Dio", ha detto Papa Francesco in occasione della Festa della Assunzione di Maria in Cielo. L'umiltà - cioè la capacità di apprezzare l'humus, la terra, e di rimanere con i piedi ben piantati al suolo - deve essere una delle doti principali anche per un giornalista. Soprattutto in questo periodo di grande trasformazione dell'informazione.

  • 2/1 - Le sfide del 2018 per il giornalismo e la comunicazione: sette parole chiave, secondo i giovani Ucsi.

    Come abbiamo fatto già all’inizio del 2017, abbiamo chiesto ai giovani giornalisti dell’Ucsi di proporci le loro parole-chiave per il mondo della comunicazione nell’anno che è appena cominciato. Per ora ne abbiamo selezionate sette (ar)

  • 2/1 - Le sfide del 2018 per il giornalismo e la comunicazione: sette parole chiave, secondo i giovani Ucsi.

    Come abbiamo fatto già all’inizio del 2017, abbiamo chiesto ai giovani giornalisti dell’Ucsi di proporci le loro parole-chiave per il mondo della comunicazione nell’anno che è appena cominciato. Per ora ne abbiamo selezionate sette (ar)

  • 2/Ermanno: 'le due anime inscindibili dell'Ucsi'

    #UcsidelFuturo/2 - Non di solo giornalismo vive l’Ucsi. Una provocazione sì, ma anche un invito a guardare più in là del fedele watchdog che abita in noi. Che ci piaccia o no, il mondo dell’informazione è mutato, cambia di algoritmo in algoritmo e richiede sempre più competenze a chi, da giovane, vuole scommettere su questa professione.

  • Come la pandemia ha cambiato la comunicazione

    Una ricerca svela i cambiamenti della pandemia sulla comunicazione. L’hanno condotta i ricercatori di SocialCom-Blogmeter.

  • Il discernimento che serve per la buona informazione in diretta

    L’ultima tragica notte dell’Europa, resa più spettrale anche dall’attentato contro l’ambasciatore russo in Turchia, mette alla prova ancora una volta il sistema globale dell’informazione...

  • Il giornalismo davanti alla morte

    Sul modo in cui i mezzi di comunicazione in queste ore raccontano la morte di Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo, pubblichiamo uno stralcio della corrispondenza tra padre Paolo Benanti, francescano, e il consulente ecclesiastico dell’Ucsi, padre Francesco Occhetta, gesuita...

  • Il giornalismo davanti alla morte. Il dialogo tra Paolo Benanti e Francesco Occhetta

    Sul modo in cui i mezzi di comunicazione nel febbraio 2017 raccontarono la morte di Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo, pubblichiamo nuovamente uno stralcio della corrispondenza tra padre Paolo Benanti, francescano, e il consulente ecclesiastico dell’Ucsi, padre Francesco Occhetta, gesuita. Lo facciamo all'indomani della sentenza della Consulta, particolarmente enfatizzata (purtroppo, ancora una volta) da molte testate (ar)

  • Il Papa chiede una nuova 'algor-etica', un'etica degli algoritmi

    La responsabilità nei confronti dei minori è anche delle grandi compagnie del mondo digitale. Lo ha detto Papa Francesco, sottolineando che esse non possono considerasri completamente estranee all’uso degli strumenti che offrono agli utenti.

  • La 'piccola rete' nel vuoto apparente delle nostre chiese

    «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono» (Mt4, 19-20). Pescatori di uomini 2.0. Nel tempo della responsabilità e del sacrificio per il bene comune, come quello che stiamo vivendo, sacerdoti, catechisti, educatori, animatori e chiunque operi in associazioni cattoliche a livello parrocchiale e diocesano è chiamato a reinventarsi, a percorrere strade finora sconosciute e a costruire giorno per giorno una sorta di nuova era della comunicazione con metodologie e forme di accompagnamento insolite e innovative.

  • La par condicio e l'etica necessaria del giornalista politico, consapevole e mai 'tifoso'.

    Al voto, al voto! Mancano meno di due mesi all’appuntamento con le urne e molti di noi sono impegnati già nel racconto quotidiano di una campagna elettorale aspra e combattuta con ogni mezzo.

  • Le nuove diete mediatiche degli italiani

    La pandemia ha modificato inevitabilmente le abitudini degli italiani di fronte ai media. Il 17° rapporto del Censis ora prova a fotografare la nuova realtà, pur sempre dominata dagli schermi (e non solo quelli della televisione).

  • Le parole (e i modi e i mezzi) dell'altra politica.

    Si è conclusa venerdì la prima parte della campagna elettorale in più di mille comuni. Tra questi ci sono anche quattro città capoluogo di regione (Genova, Palermo, Catanzaro, L’Aquila) e altri centri di notevole importanza, come Como, Lecce, Lucca, Padova, Parma, Taranto, Verona.

  • M come 'Migranti'. E, talvolta, 'Mistificazione' della realtà che li riguarda.

    Titolo: «Accoglienza uguale scemenza!»; occhiello: «Importiamo assassini e li coccoliamo»; sommario: «Gara di buonismo dopo l’attentato di Barcellona. Ma quelli che dicono “Non ci faranno cambiare stile di vita” sono gli stessi che non rinunciano a ospitare i musulmani che ci odiano. Così però uccidono noi e i nostri figli».
    Questo è esattamente il titolo che speravo di non leggere.

  • N come 'Nascondere', anche le notizie. Un 'peccato', per i giornalisti.

    Pensieri, parole, opere e omissioni. Sarebbe interessante una riflessione - laica - su quanto, come giornalisti più o meno credenti, riusciamo a "peccare" in ciascuna di queste mitiche categorie.
    Stando sul terreno scivoloso dell'ultimo gruppo (le omissioni, dunque i nascondimenti) possiamo, forse, dire che in base alle regole del nostro "dover essere" lo spazio per "nascondere" non dovrebbe risultare. Neppure come... caso di scuola.

  • O come 'Obiettività'. Che si fonda (spesso ma non sempre) sui numeri.

    Il mito dell’obiettività è un ideale irraggiungibile per il mondo dell’informazione? Intanto ai mass media spetta il compito di fornire un’immagine corretta, rappresentativa e quanto più possibile obiettiva di un fenomeno. E allora da dove partire per analizzare un argomento? I numeri sono sufficienti per dare una informazione corretta?