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  • Il digitale, in Italia, non ha cambiato molto la lettura

    Neppure il digitale ha cambiato troppo le cose. E così anche il tablet ha fatto poco per la lettura. In Italia si continua così a leggere poco:

  • Il fondatore di Facebook accetta l'invito del Parlamento Europeo a 'dare spiegazioni' sulla protezione dei dati

    Con un tweet da Sofia, dove è in corso il vertice euro-balcanico, il presdiente del Parlamento Europeo Antonio Tajani annuncia che Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, sarà a Bruxelles “quanto prima”,

  • in Francia accordo tra Facebook ed editori

    Oltre a cambiare nome della società, Facebook ora si impegna, almeno in Francia, a remunerare una parte della stampa quotidiana sulla base dei "diritti connessi".

  • L'audience delle fake news e l'effetto moltiplicatore dei social network

    Fin dal momento degli esiti delle elezioni americane (ma in realtà anche prima), uno tra i temi più discussi sul web è quello del peso e della rilevanza delle ‘fake news’. Alcuni tra i soggetti chiamati in causa – come i giganti del web – sono corsi ai ripari, cercando o di chiudere i rubinetti pubblicitari per i siti considerati diffusori di ‘bufale’, come ha fatto Google, oppure potenziando la verifica di link e notizie condivise al suo interno, come ha deciso Facebook, che ha scelto di coinvolgere anche media ‘blasonati’...

  • L'intelligenza artificiale che smaschera le fake news

    L’obiettivo di Meta, la società di facebook, è ambizioso, secondo quanto riporta l’agenzia Ansa: "Formare modelli per valutare la qualità dei documenti, rilevare potenziali contraddizioni, dare priorità a fonti più affidabili.

  • L'odio on line. La responsabilità dei Social e quelle dei cittadini

    Facebook è finito ancora una volta al centro del dibattito sui media e sulla loro regolamentazione per due casi diversi. In Germania, racconta Der Spiegel, il fondatore Zuckenberg e i suoi collaboratori sono accusati di aver violato la legge contro l’incitamento all’odio e contro il negazionismo della Shoah, per non aver rimosso dei post filonazisti. In Italia sono sotto accusa per il caso dei video sessuali di Tiziana, la giovane donna che si è suicidata dopo la loro diffusione virale. Il tribunale di Napoli Nord ha stabilito che Facebook avrebbe dovuto intervenire per cancellare i post insultati o denigratori non appena l’interessata li ha segnalati, senza aspettare l’intervento del tribunale stesso.



    Ha così ripreso spazio il dibattito su cosa sono i social network e su quali sono, di conseguenza, le loro responsabilità. Loro (Facebook, ma ancora di più Twitter e poi tutti gli altri) tendono a considerarsi solo degli hosting provider. Come dire: noi vi diamo l’autostrada, non siamo responsabili di come guidate. I contenuti, quindi, sono sotto la responsabilità degli utenti.
    Posto che Internet è nato come lo spazio della libertà totale, in cui finalmente tutti potevano avere voce, e che come tale è ancora vissuto, non si può ignorare che esso è diventato anche il luogo dove si coltiva e si diffonde l’odio. Riguardo alla possibilità di regolamentarlo, osservatori ed esperti si collocano su posizioni diverse, che, semplificando, si potrebbero riassumere attorno a due poli: quello nordamericano e quello europeo.
    Negli Stati Uniti d’America il primo emendamento tutela anche le espressioni d’odio e dagli anni Novanta questa tutela è stata estesa a Internet. Significa che il Governo non può intervenire con strumenti censori, anche se questo non esclude che gli operatori privati possano autoregolamentarsi. E in realtà sia Facebook che Twitter si sono dati delle policy, sia pure piuttosto elastiche.
    L’Europa, invece, tende a giustificare – a volte ad auspicare – l’intervento normativo, volto a limitare il diffondersi delle espressioni di odio. In sostanza, in Europa si tende a vietare ciò che negli Usa è permesso, nel nome di un equilibrio tra la libertà di espressione e la tutela dei soggetti più deboli, o comunque tenendo conto dell’oggettiva difficoltà a difendersi da parte di chi diventa oggetto di bullismo, stalking, odio on line.
    L’approccio Nordamericano è accompagnato dalla considerazione che le tecnologie sono solo un canale neutro e quindi portano ad una deresponsabilizzazione; quello Europeo è accompagnato dall’idea che gli strumenti tecnologici portano cambiamenti negli usi e costumi delle persone e delle società, e quindi non sono del tutto neutri.
    Inutile dire che i grandi social network fanno capo a società statunitensi, che quindi tendono a riferirsi a quell’impostazione culturale e a quella legislazione.
    Entrambe le posizioni, comunque, contengono dei pericoli: la prima rischia di consegnare la Rete nelle mani dei più violenti e dei più forti, la seconda di indurre ad interventi ciecamente censori. Come è successo nel settembre scorso, con la famosissima foto della bambina che, durante la guerra nel Viet Nam, scappa dallo scoppio di una bomba al napalm che le ha bruciato i vestiti, lasciandola nuda. Una foto del 1972, che probabilmente ha contribuito alla fine di quella guerra e comunque si è depositata nell’immaginario collettivo (vedi  http://bit.ly/2c5MWGC). Lo scrittore norvegese Tom Egeland l’ha postata sulla propria pagina Facebook ma il colosso di Palo Alto l’ha censurata, perché contraria ai community standard nei confronti della pedofilia. Salvo poi riammetterla dopo che la rete è insorta.
    Bisogna ammettere che è un po’ inquietante il fatto che sia un gruppo di avvocati ben pagati o, peggio ancora, un algoritmo, a decidere che cosa si può o non si può far circolare in rete.
    Nel caso di Tiziana, Facebook Ireland ha sostenuto davanti al tribunale di non essere obbligata a rimuovere i post offensivi, fino ad uno specifico pronunciamento del tribunale. Perché, ha sostenuto l’azienda, noi abbiamo una responsabilità limitata e non possiamo fare un controllo proattivo di tutto ciò che viene pubblicato, ma se un Tribunale ordina, eseguiamo. Ragionamento che non fa una grinza, se non fosse che Tiziana si è suicidata e che purtroppo ci sono stati altri casi di ragazzi e ragazze anche molto più giovani che sono stati spinti alla disperazioni a causa delle pressioni subite sui social.
    Inoltre la difesa a tutto campo della libertà di espressione e del rispetto dei contenuti dei singoli utenti si scontra con il dato oggettivo che i social analizzano questi stessi contenuti e li rivendono per aumentare gli introiti pubblicitari. Senza chiedere il permesso agli utenti.
    Nel 2014 a Madrid si è tenuta la conferenza internazionale “Together against hate Speech and Hate Crime”, da cui sono emerse tre parole chiave: prevenire, educare e sanzionare. L’ideale sarebbe portare avanti tutte tre le cose contemporaneamente, ma, se sul piano legislativo e del riconoscimento delle responsabilità il dibattito è ancora aperto, sul piano della prevenzione e dell’educazione molto si può fare. L’obiettivo è educare giovani e adulti ad un corretto uso dei social e sviluppare una cultura della netcitizenship, ossia di un modo di abitare i social basato su comportamenti responsabili e sull’impegno a portare contributi utili alla discussione collettiva, evitando comportamenti scorretti o che possono incitare all’odio.

  • L'Ucsi sempre più presente sui social network

    L'Ucsi rafforza la sua presenza su Twitter e Facebook.

    Degli ultimi tweet del nostro account @UcsiSocial trovate traccia anche in questa home page, sul lato destro. Nelle ultime settimane però ci siamo impegnati a far crescere anche la pagina dell'Ucsi nazionale su Facebook, e abbiamo ottenuto già alcuni riscontri significativi. Questo grazie all'opera di tanti volontari dell'associazione, che collaborano alla realizzazione di questo stesso sito.

    L'invito per tutti i nostri lettori è quello di condividere gli articoli più interessanti e visitare quotidinamente anche le pagine dei nostri account ufficialisui social network. Altre novità ci saranno nei prossimi mesi.

  • La 'tentazione manipolatoria' dei social da parte dei cittadini 'qualunque'

    Che gli algoritmi siano stupidi è noto, e questa estate quelli di Facebook hanno dato il meglio di sé. Rilanciano, però il problema della regolamentazione dei social network, di quanto facilmente l’applicazione di regole diventi censura e di quanto difficilmente si possano mettere argini alla manipolazione della verità.

  • La disinformazione vola ancora sui social

    Nonostante tutte le contromisure annunciate e (in parte) adottate, la disinformazione vola sui social network.

  • La grande scalata dei social media. Abbiamo otto account a testa.

    Il punto della situazione sui social network lo fa GlobalWebIndex con il suo GWI Social, report sui trend delle maggiori piattaforme basato su interviste a 350mila utenti di internet in 35 paesi (compresa l’Italia), il cui aggiornamento, condotto su 50mila utenti e relativo al primo trimestre 2017, è stato appena pubblicato.

  • La lotta contro le "bufale" in rete

    Passo avanti di Facebook e Google nella battaglia alla disinformazione online. I due giganti tech si sono impegnati a impedire ai siti web di cosiddette ‘notizie bufale’ di generare ricavi tramite i propri servizi pubblicitari. Il social di Zuckerberg vieterà ai siti web che mettono in circolazione notizie false l’utilizzo di Facebook Audience Network, così come ha già fatto con quei siti percepiti ingannevoli, illegali o ambigui, mentre Google, da parte sua, punta a prevenire che i propri annunci pubblicitari finiscano “su pagine che distorcono, espongono in maniera errata o celano informazioni circa l’editore, il contenuto dell’editore o lo scopo primario” del sito web. La notizia di queste disposizioni arriva proprio in un periodo in cui il tema delle verità delle notizie in circolazione sulla Rete è tornato al centro dell’attenzione, dopo quanto successo durante la campagna elettorale statunitense, con Facebook che è stata accusata di aver manipolato l’esito del voto a favore di Trump proprio grazie alle ‘bufale’ in circolazione sulle sue pagine, mentre tra i link segnalati dal search di Google ne è spuntato anche uno che dava notizie errate sul conteggio dei voti. Big G ha voluto comunque precisare che le restrizioni non sono una conseguenza del dibattito in corso, ma che erano allo studio da tempo.

  • La mappa mondiale (aggiornata) dei social network

    Si aggiorna a gennaio 2017 la mappa mondiale dei social network curata da Vincenzo Cosenza, social media strategist, che mostra il servizio più diffuso in assoluto in ogni paese. Quest'anno abbiamo modo di avere un quadro più preciso specialmente in Africa, grazie all'inclusione di quindici nuovi paesi.,,

  • La nuova mossa di Facebook contro le fake news

    Contro le fake news Facebook cambia ancora, e adesso si rivolge ai suoi stessi utenti e al loro giudizio per individuare le fonti di notizie considerare maggiormente affidabili.

  • La privacy limiterà la crescita dei social?

    Proprio mentre, nel ‘Social Media Day’ si conferma la pervasività dei social (leggi qui), Meta avverte i propri dipendenti: i prossimi sei mesi saranno difficili.

  • La Rete è cambiata, Facebook vuole nuove regole

    Facebook chiede regole per internet. Quello che sembrava impossibile tempo fa, ora è vero. Perché “la Rete è cambiata”. E verrebbe da aggiungere “in peggio”. Ma il responsabile della comunicazione di Facebook (Nick Clegg) si è limitato ad ammettere le proprie responsabilità e i propri errori.

  • La svolta (a metà) di Facebook sugli annunci politici. E l'appello ad una regolamentazione pubblica

    Si avvicinano le elezioni americane, e gli occhi sono puntati (adesso più che mai) sul ruolo dei social network, mai come oggi in grado di condizionare l’opinione pubblica.

  • La svolta di Facebook, che mette al bando il 'suprematismo'

    Facebook mette al bando i contenuti che fanno riferimento al nazionalismo bianco e ai gruppi di suprematisti.

  • Le ammissioni (e l'autocritica) di Facebook

    "Passare il tempo sui social media ci fa male?", è il titolo di un post ufficiale pubblicato da David Ginsberg, direttore della ricerca, e Moira Burke, ricercatore di Facebook.

  • Le grandi mosse di Facebook per l'informazione "social"

    Facebook vuole essere dentro la notizia. Il social dopo aver iniziato la sua battaglia contro le bufale ora sta lavorando su un nuovo progetto, detto “Journalism”, per migliorare la qualità dell’informazione al suo interno. Non lo farà da solo, ma collaborerà con le realtà nazionali e locali del mondo della stampa...

  • Le notizie viaggiano sui social. Ma non più (solo) su Facebook

    Le notizie viaggiano sempre più sui social. Ma non gli stessi del passato. Facebook perde peso, YouTube, WhatsApp, Instagram, TikTok e Telegram hanno continuato ad attrarre più utenti per le news.