Zizola

  • 'La mia esperienza alla Scuola dell'Ucsi'. La testimonianza di un giovane giornalista.

    Mi trovo a condividere per la quarta volta, con tanti colleghi ed amici, l’esperienza della Scuola di formazione al giornalismo Giancarlo Zizola.

  • L'etica dell'immagine come quella della parola, l'incontro con Francesco Zizola ad Assisi

    Durante la Scuola di formazione dell’UCSI che si è svolta ad Assisi dal 7 al 9 ottobre si è parlato anche di Etica e fotogiornalismo grazie all’intervento del fotoreporterFrancesco Zizola, che ha voluto condividere la sua impostazione etica nel fare giornalismo anche attraverso le immagini (vedi il filmato di UcsiTV su YouTube, link https://youtu.be/bs8yDGkbyE8Francesco, che per i suoi scatti è conosciuto a livello internazionale ed è stato insignito di una miriade di premi fotografici tra cui il prestigioso World Press Photo of the Year 1996, è figlio del vaticanista Giancarlo Zizola, a cui è intitolata la Scuola. Dopo tanti anni a Fiuggi, non è casuale che per la prima volta la scelta della location per un appuntamento annuale così importante per i giornalisti cattolici sia caduta proprio su Assisi. Alla fine di settembre la città umbra ha accolto Papa Francesco e più di cinquecento leader religiosi provenienti da tutto il mondo per l’incontro ecumenico “Sete di Pace: Religioni e culture in dialogo” e un sottile fil rouge lega misteriosamente a questo luogo il destino di Giancarlo, giornalista molto stimato da tutti i colleghi, anche da quelli laici. Giancarlo Zizola ha dedicato tutta la sua professione alla vita della Chiesa, uscendo di scena solo cinque anni fa, in punta di piedi come fanno le anime grandi, per un malore improvviso che lo ha colto proprio mentre si trovava a Monaco di Baviera per seguire un grande meeting interreligioso organizzato dalla Comunità di S. Egidio, promotrice anche del recentissimo meeting assisano.

    Maurizio Di Schino, giornalista inviato di TV2000, ha voluto introdurre la testimonianza di Francesco Zizola, tratteggiando il ricordo di un’esperienza di viaggio vissuta accanto all’amico fotoreporter nel carcere di Palmasola in Bolivia, che gli ha permesso di toccare con mano come sia possibile avvicinarsi al mondo degli ultimi nelle periferie esistenziali del mondo, con un carico di umanità e di sensibilità che un giornalista o un fotoreporter mai dovrebbero dimenticare. Il fotografo ha il dovere di farsi testimone del tempo, con una grande aderenza alla realtà per restituire una narrazione veritiera, in virtù del forte potere comunicativo che l’immagine evoca e porta con sé.

    Francesco Zizola l’uomo lo conosce bene non certo per una laurea in antropologia in tasca, ma per questo suo continuo “farsi prossimo” che lo spinge a fotografare la realtà nel rispetto della dignità di chi incontra. E’ questa, a suo avviso, una delle regole fondanti per una comunicazione credibile: le immagini giornalistiche, non quelle pubblicitarie che sono “costruite” per definizione, hanno insito in sé un carico di responsabilità che chi le scatta deve avere e che restituisca al soggetto rappresentato tutto quel Mistero che l’uomo è. Violare i codici etici attraverso la fotografia, magari manipolando le immagini, è dunque ancora più grave perché la foto porta con sé un quid di relazione implicita e di connessione con la realtà, che non può essere modificata, ma solo documentata attraverso scatti, che raccontino la Verità in modo responsabile. 

    In the same boat”: è questo il titolo del fotoreportage che Francesco Zizola ha mostrato alla platea di giornalisti, realizzato nell’agosto 2015 dopo aver trascorso tre settimane a bordo della Bourbon Argos, la nave messa a disposizione da Medici Senza Frontiere come un grande salvagente nel Mediterraneo durante la missione Search and Rescue. Bastano tre minuti per scuoterci: immagini, suoni, voci, respiri per raccontare il salvataggio di più di tremila migranti, esseri umani come noi.

  • Parte la nostra campagna per la 'buona notizia'

    Il prestigioso riconoscimento per la “migliore foto dell’anno”, stavolta, è andato a Burhan Ozbilici, di “The Associated Press”, con lo scatto dell’omicidio dell’ambasciatore russo in Turchia. E su questa scelta della giuria si sono scatenate mille polemiche, certamente fondate, comprensibili e prevedibili...