terremoto

  • La buona notizia/4: dalla montagna tra Toscana ed Emilia un aiuto per Posta (Rieti), anche a teatro

    Quello che lo Stato ritarda a fare (dotare le zone terremotate di strutture in legno a disposizione di famiglie e comunità locali) lo sta facendo, ovviamente in dimensione micro, una piccola associazione culturale che opera sulle montagne fra Pistoia, Bologna e Modena, in evidente omaggio alla comunanza dell’ambiente montano...

  • La ricostruzione dopo il terremoto. Convegno e formazione dei giornalisti a Carpi.

    A cinque anni dal sisma del maggio 2012 e alla vigilia di due eventi straordinari come la riapertura della Cattedrale (25 marzo) e la visita di Papa Francesco (2 aprile) a Carpi, tutti i giornalisti e gli operatori della comunicazione sono invitati nella città emiliana per sabato 11 marzo (dalle 9 alle 13), all’Auditorium Loria a Carpi (via Rodolfo Pio), per il convegno “Ora vedrete il Tempio completato...

  • La ricostruzione e l'informazione, dopo il terremoto

    Anche l’Ucsi ha partecipato all’organizzazione del convegno “Sisma lo stato della ricostruzione e il ruolo dell’informazione” che si è svolto ad Ascoli. Il confronto è stato coordinato da Fabio Bolzetta di Tv2000, insieme al vescovo di Ascoli Giovanni D’Ercole sono intervenuti il Commissario alla Ricostruzione Paola De Micheli, i sindaci di Ascoli, di Acquasanta Terme, di Arquata del Tronto e il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Marche Franco Elisei.

  • Le buone notizie/6 - Sa paradura, il grande esempio di solidarietà dei pastori sardi

    Nel mondo agropastorale sardo, quando un pastore perdeva il suo gregge, gli altri allevatori, donandogli una pecora ciascuno, gli consentivano di ricominciare a lavorare. Questa usanza arcaica, questo welfare spontaneo che viene chiamato Sa Paradura e vuole simboleggiare una sorta di scudo umano alle avversità, ha varcato i confini del mare Tirreno e, dall'isola sarda, è arrivato nei giorni scorsi nelle zone terremotate del centro Italia.

  • Le buone notizie/6 - Sa paradura, il grande esempio di solidarietà dei pastori sardi

    Nel mondo agropastorale sardo, quando un pastore perdeva il suo gregge, gli altri allevatori, donandogli una pecora ciascuno, gli consentivano di ricominciare a lavorare. Questa usanza arcaica, questo welfare spontaneo che viene chiamato Sa Paradura e vuole simboleggiare una sorta di scudo umano alle avversità, ha varcato i confini del mare Tirreno e, dall'isola sarda, è arrivato nei giorni scorsi nelle zone terremotate del centro Italia.

  • Nell’anniversario del terremoto, il dovere di non dimenticare

    Viviamo in queste ore un altro triste anniversario della terribile prima scossa di terremoto che provocò morte e distruzione sull'Appennino Centrale.

  • Ogni parola pesa, nel racconto in tempo reale delle emergenze

    Seguo da casa la notizia della nuova forte scossa di terremoto che ha colpito l’Italia centrale (e quando scrivo sono trascorsi pochissimi minuti).
    Accendo la tv, e i toni sono esasperati. Un giornalista incalza il povero sindaco che cerca solo di capire meglio la situazione, un altro prova a collegare immediatamente questo sisma con la faglia che ha generato morte e distruzione ad agosto. E poi c’è quello che racconta la grande paura provata nello studio di Roma, a distanza di decine e decine di chilometri.
    Vado al computer e le pagine di tutti i siti principali si sono trasformate in giganteschi poster con notizie ancora frammentarie. I social, poi, sono impazziti un’altra volta e vi si trova davvero di tutto.
    In una situazione drammatica (e di cui in questo momento nessuno conosce ancora la portata) questa è l’informazione in tempo reale che ci piove addosso e che tutti noi cerchiamo ovunque, con ogni mezzo. Concitata, adrenalinica, non verificata fino in fondo (e non verificabile, visti i tempi ristrettissimi con cui viene rilanciata), fonte di ansia e di paure per chi soprattutto ha familiari e conoscenti in quei luoghi. E’ un racconto intenso e vibrante, come se ognuno a modo suo spiegasse la trama di un film dal finale incerto. Dimenticandosi a volte che anche una sola parola pesa, quando si descrivono fatti come questo, e quando si generano sentimenti profondi nell’opinione pubblica, mai così vasta e incollata (letteralmente) ad uno schermo.

  • Ogni parola pesa/2. Come la Rai raccontava l'alluvione di Firenze

    Anche io, quando Antonello scriveva quelle righe su informazione e terremoto, pendevo dalle tv saltellando dall’una all’altra per capire cosa stava succedendo in quelle zone interne e montane di un’Italia così spesso frequentata da terremoti grandi e piccoli. E pure io, nel massimo rispetto di colleghi chiamati all’improvviso in un ruolo difficile, ho avuto le stesse impressioni del nostro vicepresidente.
    Sono balzato quando il tg dell’ottimo Mentana prima, comunque con cautela, ha passato un lancio di agenzia che annunciava “morti” e poco dopo è stato costretto a far presente che, quel lancio, la stessa agenzia lo aveva “annullato”. Facile intuire cosa stesse dietro una notizia data per battere sul tempo la concorrenza ma poi, e per fortuna, rivelatasi falsa.
    E mi è tornato in mente, a proposito di disastri “naturali” (un terremoto lo è di sicuro. L’alluvione 1966 lo fu un po’ meno) la asciuttezza e l’efficacia di due colleghi davanti all’acqua, e al fango, che avevano invaso Firenze in quel 4 novembre di mezzo secolo fa: Marcello Giannini e Paolo Bellucci.
    Il primo con l’escamotage del microfono fatto scendere in via Cerretani, dalle finestre della sede Rai, per far ascoltare, a chi nelle stanze Rai di Roma forse non ci credeva, il rumore di un fiume impazzito. Il secondo con l’asciuttezza e l’eleganza dei suoi racconti su una Firenze offesa ma non domata. Giornalismo di altri tempi per media di altri tempi.
    Da qualche anno, sulla montagna pistoiese ci siamo inventati un piccolo premio giornalistico nel ricordo del compaesano Paolo Bellucci: un aspetto che di lui mi ha sempre colpito è la sua ritrosia a farsi riprendere in volto. Forse era solo timidezza. Ma forse era anche il desiderio di non diventare troppo protagonista, lui, rispetto al “peso” del protagonista vero: le notizie da raccontare.

  • Papa Francesco in Emilia: 'restano le cicatrici, abbiate forza e speranza'

    Mentre le regioni del centro Italia ferite dal terremoto fanno i conti con l'avvio di una difficile ricostruzione che in alcuni casi significa ripartire da zero, dai piani regolatori di paesi completamente rasi al suolo, Papa Francesco ha visitato Carpi e Mirandola, nel cuore dell'Emilia colpita dal sisma del 2012, dove in cinque anni molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare.

  • Riempiamo i social di contenuti positivi

    Leggere facebook in queste ore suscita sentimenti contrapposti. Nel momento della tragedia, dal terremoto alla neve con la valanga sul resort Rigopiano, c'è gente che comincia a postare di tutto: offese, link, condivisioni contro tutto e tutti. Non verificando manco la fonte. È un vomitare parole figlio dell’emotività incontrollata. Quando ci sono drammi, l’emozione è forte...

  • T come 'Terrore' e 'Tragedia'. E questa è stata un'altra estate difficile da raccontare.

    “T” come terrore, terrorismo, terremoto o anche più semplicemente tragedia. Nelle ultime settimane i giornalisti si sono trovati ancora una volta a raccontare fatti violenti che hanno colpito la vita di centinaia di persone. E mi pare che lo abbiano fatto - per la maggior parte - con professionalità, misura, deontologia ed etica.

  • Terremoto: vicini alla gente, e ai giornalisti che raccontano questo dramma senza fine

    Il primo pensiero oggi, da questo piccolo strumento di comunicazione che è il nostro sito, va alle popolazioni colpite dal terremoto, che dal 24 agosto ad oggi non dà tregua ad una parte consistente dell’Italia centrale; provoca morte e distruzione, genera ansie e paure.
    Ci sentiamo molto vicini, idealmente, anche ai tanti colleghi giornalisti che con fatica, sacrificio e qualche rischio, stanno raccontando momento per momento quello che accade. E’ un contributo essenziale, quello che in casi così drammatici può dare la buona informazione. Per chi abita in quelle zone è vero “servizio pubblico”. Per chi vive invece a decine o a centinaia di chilometri di distanza, permette di conoscere, comprendere, stare vicini a quella gente con la mente e con il cuore.