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Martedì 23 Febbraio 2010 16:04 |
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di Lucio d'Alessandro*
L'universitas studiorum, che si affaccia alla Storia nel secolo XI sulla scia delle scuole episcopali e monastiche, diviene via via sede autorevole di tali sistematizzazioni, recependo, nobilitando e arricchendo ogni volta il metodo della bottega, per rendere accessibile a un più vasto universo la formazione istitutiva delle grandi professioni. E una volta che un "mestiere" sia divenuto oggetto di attenzione disciplinare nell'universitas, quel mestiere ha conseguito la sua definitiva certificazione di primario interesse per la societas.
Come anche l'industrial design - che nel primo '900 ha avuto in Bauhaus la sua più celebre bottega-scuola - il giornalismo ha dovuto attendere fino allo scorso secolo per divenire area di formazione accademica (è del 1908 la prima School of journalism, realizzata presso la Missouri University). L'università interviene a conferire identità dottrinaria e dignità di alta formazione a un mestiere fin troppo importante nella società della comunicazione globale per rimanere confinato nel limbo delle arti minori. La "bottega" non perde per questo il suo giusto valore; diviene essa invece la sede di sperimentazione e di tirocinio realizzata proprio in quelle strutture formative post-laurea che gli atenei italiani hanno avuto modo di progettare - e migliorare via via in sinergia con l'Ordine professionale - avvalendosi oltretutto dell'esperienza e del prezioso magistero di grandi giornalisti del nostro Paese.
*(Preside della Facoltà di Scienze della Formazione Università Suor Orsola Benincasa Napoli) |