Giornata dei Poveri/3 - Il 'racconto giornalistico' delle nuove povertà, le difficoltà e le sfide

Questo povero grida e il Signore lo ascolta”, recita il Salmo 34 richiamato da Papa Francesco nel Messaggio per la prima Giornata mondiale dei Poveri, uno dei ‘frutti’ del Giubileo della Misericordia. E poi il Pontefice aggiunge alcune considerazioni che interpellano direttamente anche noi giornalisti:

Conosciamo la grande difficoltà che emerge nel mondo contemporaneo di poter identificare in maniera chiara la povertà. Eppure, essa ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. Quale elenco impietoso e mai completo si è costretti a comporre dinanzi alla povertà frutto dell’ingiustizia sociale, della miseria morale, dell’avidità di pochi e dell’indifferenza generalizzata!’

Sono spunti che dobbiamo declinare nel nostro lavoro quotidiano.
Raccontare giornalisticamente le nuove povertà non è facile, richiede conoscenza e attenzione, studio ed empatia. E non è facile neppure dare il taglio giusto a queste notizie, sforzandosi di evitare ogni forma di retorica e di sterile pietismo. E’ una sfida complessa anche perché lo è, ogni giorno di più, questo fenomeno: i giovani sono più poveri dei loro genitori e anche dei nonni, il lavoro (di per sé certo una grande ricchezza) da solo può non essere sufficiente, si riacutizza un divario culturale significativo tra chi può studiare e chi no.

Basta fare un giro con i volontari della carità che, nelle nostre parrocchie, portano vestiti e pacchi alimentari, per rendersi conto che le cose sono molto cambiate. A fare la fila, con il volto coperto per un sussulto di dignità, ci sono persone che non ti immagineresti mai. Ci parli e scopri che la vita li ha incastrati senza preavviso, hanno perso il lavoro, la casa, gli affetti, e ora stanno rinunciando anche alla speranza.

Noi non possiamo restare indifferenti, non possiamo, nei nostri articoli o servizi, parlare solo d’altro. Stiamo entrando nel periodo più ‘consumistico’ dell’anno, ma nel mondo di oggi, nell’Italia di oggi, oltre alle luci dell’albero e alle meraviglie della tecnologia, c’è anche chi potrà solo guardarle, quelle cose. Con invidia o rassegnazione non lo so, ma so per certo che il mio dovere di giornalista, anche in un media ‘laico’, è quello di raccontare anche l’altra realtà, sempre più grande e significativa.

Non ho ricette da proporre, però, nel mio piccolo, ho cercato di seguire tre strade: coinvolgere le associazioni di volontariato (tutte) che si occupano di questi temi, puntando molto sul ‘racconto giornalistico delle esperienze’; evidenziare il più possibile nei servizi televisivi i dati (veri, oggettivi) delle diseguaglianze nella società di oggi, ben oltre gli indicatori del Pil o della eventuale e auspicata ripresa economica; moderare il più possibile i riferimenti ai ‘must’ del momento (quello zaino griffato, quel telefono di tendenza, quel capo alla moda). Molte volte l’attenzione si è creata davvero nell’opinione pubblica, e qualche cosa si è smosso: insomma ‘i poveri hanno fatto notizia’.

L’ultima sfida, una delle più difficili, è quella del linguaggio da utilizzare nel descrivere certe situazioni. La scuola, in questo caso, non può che essere quella della strada, o meglio di chi in strada ci va ogni giorno per vedere (e provare a risolvere) quell’emergenza povertà che oggi è sempre più accanto a noi.

la foto è di Maurizio Di Schino

Ultima modifica: Sab 18 Nov 2017