4 / Il terremoto dopo la crisi. La difficoltà di raccontare il lavoro nelle Marche di oggi.

RACCONTARE IL LAVORO - TESTIMONI/4: Piergiorgio Severini, giornalista Rai, segretario Sindacato Giornalisti Marchigiani

“I posti di lavoro non si creano solo con la parte normativa ma con investimenti importanti che possano rimettere in circolo tutto il sistema, oggi in balia di una deregulation totale..”
Ecco di seguito la testimonianza di Piergiorgio Severini, giornalista sportivo e inviato speciale di Rai Sport, segretario regionale del SIGIM (Sindacato giornalisti marchigiani) e consigliere nazionale della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana).

Lei segue in prima persona le tematiche del lavoro come segretario regionale del SIGIM e consigliere nazionale della FNSI. Quali sono le criticità del mondo del lavoro nelle Marche?
“La situazione nelle Marche non si discosta molto dal panorama di grande incertezza e precarietà in cui vive il resto del Paese. L’unico modo per uscire da una crisi che ancora perdura da una decina di anni, è tornare a fare investimenti produttivi di natura pubblica o privata. E’ una conditio sine qua non semplice, persino banale; diversamente sarà difficile ripartire, perché in un’economia di mercato come la nostra non è pensabile creare posti di lavoro solamente con un quadro normativo diverso quando mancano in primis le risorse. E’ chiaro che poi tutti gli attori istituzionali, dalla politica ai sindacati alle associazioni di categoria, devono svolgere il loro ruolo”.

Lavoro nero e irregolare: 3.343 lavoratori irregolari di cui 1.112 in nero nelle aziende ispezionate nelle Marche, secondo quanto emerge dal Rapporto annuale sull’attività ispettiva. In che modo un giornalista chiamato ad uno “storytelling” efficace, vero e puntuale, del lavoro può raccontare la realtà preoccupante che stiamo vivendo ed essere allo stesso tempo strumento di speranza?
“Bisogna non essere né pessimisti né eccessivamente ottimisti, ma solamente realisti quando si affrontano temi così delicati e così importanti come quelli legati al mondo del lavoro. Occorre senza dubbio ridurre le condizioni di sfruttamento e le situazioni di illegalità, frutto amaro purtroppo di un sistema malato che innesca un circolo vizioso e quasi inevitabile. Una retribuzione onesta e dignitosa accompagnata dalle giuste tutele per il lavoratore rientrano in un meccanismo trasparente che andrebbe ad incrementare anche la domanda interna di consumo: questa viene stimolata solo rimettendo in circolo tutto il sistema e mettendo un po’ di soldi in più nelle tasche delle persone...”

La prolungata crisi che investe il mondo del lavoro chiama in causa anche la nostra professione di giornalisti. Che consigli lei oggi darebbe ad un giovane che si avvicina a questo mestiere, tra sogno, passione e (sconfortante) realtà?
“In questa situazione di fortissime contraddizioni e di assoluta incertezza, quella dei giornalisti è forse la categoria che ha pagato più duramente la crisi, con una contrazione del 30% dei posti di lavoro. Ma, come la storia ci insegna, la crisi apre sempre nuove strade da percorrere e nuove opportunità da cogliere. E’ una sfida grande che ci costringe a ripensare il ruolo tradizionale del giornalista, senza mai dimenticare i principi fondanti della professione. Deontologia, etica, ruolo pubblico dell’informazione, aderenza ai dettami e ai principi costituzionali restano i capisaldi da cui sempre partire. Donare un minimo di speranza ai giovani che si avvicinano al mondo del giornalismo è un dovere per tutti noi, nella consapevolezza che le condizioni sono completamente cambiate rispetto al passato. Formazione continua, curiosità, onestà intellettuale e voglia di mettersi in gioco sono i “must be” che oggi si richiedono al giornalista, ma dall’altra parte gli editori e gli imprenditori devono tornare a credere nel valore dell’informazione e investire risorse a tale scopo”.

“È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante” scriveva Cesare Pavese in uno dei suoi aforismi tratti da “Il mestiere di vivere”. Il dramma del lavoro è particolarmente sentito nelle zone delle nostre Marche colpite dal sisma. Come è possibile ripartire da zero anche quando si è perso tutto?
“In una situazione drammatica come quella della ricostruzione post terremoto risulta primaria la necessità di un intervento da parte dello Stato e di una presenza trasparente delle istituzioni, laddove tutto è andato distrutto: case, tessuto sociale e industriale, patrimonio artistico-culturale. Una corretta informazione può comunque contribuire ad aiutare ogni nuova attività o iniziativa volta alla rinascita, a sensibilizzare la collettività e a mettere in moto meccanismi di solidarietà. Le Marche sono una terra abituata da sempre a rimboccarsi le maniche e a non mollare soprattutto nei momenti di difficoltà”.

“Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale” scrive Papa Francesco nell’Enciclica sulla cura della Casa Comune (Laudato Sì, 128). Lavoro e dignità: è ancora possibile oggi difendere il lavoro e umanizzarlo, senza il rischio di perdere se stessi?
“Lavoro e dignità sono un binomio chiave, una condizione imprescindibile che in ogni momento rimette al centro la persona. Quella della Chiesa è una voce forte e importante e nella sua missione etico-morale è chiamata a riabilitare il ruolo sociale ed umano dell’economia. L’appello del Santo Padre non resti una voce fuori dal coro, ma una luce di speranza a cui guardare, un esempio che tutti, istituzioni comprese, siamo chiamati a seguire”.

Ultima modifica: Sab 3 Giu 2017