U come 'Umiltà'. E' la dote essenziale per un giornalismo al servizio della verità.

L'umiltà è la virtù dei forti perché "fa posto a Dio", ha detto Papa Francesco in occasione della Festa della Assunzione di Maria in Cielo. L'umiltà - cioè la capacità di apprezzare l'humus, la terra, e di rimanere con i piedi ben piantati al suolo - deve essere una delle doti principali anche per un giornalista. Soprattutto in questo periodo di grande trasformazione dell'informazione.

La rivoluzione del digitale ha avuto tra gli altri meriti quello di decretare la fine dei giornalisti tromboni che, dal loro pulpito, elargivano le loro verità ai lettori dei giornali e agli ascoltatori della TV e della radio. Oggi il giornalista, oltre che molto preparato, deve essere anche umile e capace di essere interattivo e dialogare con chi lo segue.

Umile è il giornalista che mette la sua professione al servizio esclusivo della verità e antepone la verità alle sue velleità di carriera e agli interessi editoriali. Umile è il giornalista che, proprio perché ha a cuore la verità, è in grado di ammettere un proprio errore e di correggerlo di fronte ai lettori e agli ascoltatori.

L'umiltà va di pari passo con la lealtà e la correttezza. È un approccio deontologicamente corretto alla professione giornalistica.

Esiste una regola nel giornalismo online: quando si fa un errore, cosa ovviamente molto frequente, questo non si deve eliminare come se niente fosse, ma si deve sbarrare con una linea in modo da lasciarne traccia. Chi legge l'articolo deve vedere in che modo si è evoluto e quali sono state le eventuali correzioni. Un po' come succede nei post su Facebook che tengono traccia delle modifiche successive.

L'umiltà, nel senso inteso da Papa Francesco nel giorno dell'Assunzione, è una caratteristica essenziale dell'idea di giornalismo connaturata nell'Ucsi. Dio si serve delle persone umili. Attraverso il Sì di una donna semplice ha guardato l'umiltà della sua serva, ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi, ha rovesciato i potenti dai loro troni e innalzato gli umili.

La Rete tiene traccia di tutto, anche dei nostri errori. E il giornalista, per sopravvivere nella giungla in internet, oltre all'arte del saper scrivere in modo accattivante, deve imparare anche ad abbandonare la sua prosopopea e il suo ego. Deve imparare ad essere umile. Con la consapevolezza che solo un giornalismo umile può assolvere al suo servizio sociale di cane da guardia del potere, disperdendo i superbi, rovesciando i potenti dai loro troni, innalzando gli umili e lasciando i ricchi a mani vuote.

Ultima modifica: Mar 29 Ago 2017