Il cambiamento che producono i social network nel modo di dare (e ricevere) le notizie (2)

Che effetto producono i social network sul cervello dei nostri ragazzi? La domanda, che adesso fa discutere il mondo, è di uno dei co-fondatori di Facebook e non può lasciare indifferenti neppure noi giornalisti, spesso ‘saltati’ nella nostra opera di mediazione da tutto quello che gira lì, in quel mondo di relazioni virtuali. Noi adesso apriamo un confronto, coinvolgendo soprattutto i nostri giornalisti più giovani. La domanda che poniamo loro è: "che effetto producono i social network nell'opinione pubblica che cerca informazioni?". E ancora: "come si fa il giornalismo al tempo di Facebook?" Ecco i commenti di alcuni dei nostri collaboratori. Potete scrivere anche voi inviando la vostra brevissima opinione a ucsi@ucsi.it

I social network, a differenza dei telegiornali, della radio e della carta stampata, sono mezzi "senza filtro" attraverso cui chiunque può diffondere notizie e improvvisarsi "giornalista". Il rischio quindi è che molte persone ricevano e a loro volta amplifichino notizie senza verificare la veridicità delle stesse né l'attendibilità della fonte. Da qui nascono molte fake news. Questo può accadere a maggior ragione se i social network sono l'unica fonte di informazione di una persona. Se invece servono per "completare" e integrare il proprio circuito informativo - fatto di tg, carta stampata ecc - possono rivelarsi un ottimo mezzo per approfondire, in particolar modo Twitter. Facebook può essere un'arma a doppio taglio perché tende ad accentuare le reazioni emotive delle persone a scapito della ragionevolezza (Riccardo Clementi)

Anche i social si prestano a un preciso e sempre presente rischio umano rispetto alla fruizione di qualunque medium: selezionare e assimilare preferibilmente elementi cognitivi che meglio si adattano al nostro vissuto esperienziale o all'architettura dei nostri stereotipi, piuttosto che lasciarsi incuriosire ed arricchire da nuovi elementi o approcci diversi dal nostro. Se il frame mediatico non ci convince, siamo spesso tentati dal rifiutarlo in partenza: i social, tendenzialmente grandi semplificatori delle tematiche, amplificano questo rischio provocando la diffusione di una serie di contenuti (spesso anche impropri) magari più immediati per l'utente, anche solo perché più vicini al suo vissuto emotivo momentaneo, con buona pace dell'approfondimento necessario per ricercare una corretta informazione (Mario Agostino)

I social, le tv e i giornali fanno parte di un unico sistema di informazione in cui i diversi canali si sostengono e si rilanciano tra loro. È innegabile che il digitale abbia stravolto il modo di produrre e pubblicare le notizie. Gli utenti usano più strumenti e canali per cercare un’informazione, per comunicare o per acquistare un bene. La rete ha innescato un cambiamento inarrestabile che non ci possiamo permettere di ignorare o rifiutare. Lo dobbiamo accogliere, amare e vivere. È l’unica via per comprenderne le potenzialità e modificare il nostro modo di comunicare che non esclude alcun canale di comunicazione. Il digitale non toglie spazio a tv e giornali i quali necessitano solo di essere riposizionati nello spazio massmediale (Michela Di Trani)

Ultima modifica: Mar 14 Nov 2017