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DEL BOCA E IACOPINO: il precariato è il primo attentato alla libertà dei giornalisti

14156_ordine-giornalistiIn Senato c'è stato un confronto  sul progetto di riforma dell'Ordine, promosso dal presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri .

All'incontro erano presenti i parlamentari Alessio Butti, Giorgio Lainati, Giancarlo Mazzuca, Giovanni Mottola e Piero Testoni. L'Ordine dei giornalisti era rappresentato dal presidente Lorenzo Del Boca e dal segretario Enzo Iacopino. La Fnsi da Franco Siddi e Roberto Natale, segretario e presidente della Federazione.

L'importanza della riforma della legge dell'Ordine è stata sottolineata anche dai parlamentari che hanno sollecitato chiarimenti in particolare sulla composizione del Consiglio nazionale, sull'accesso alla professione e sulle garanzie a favore dei cittadini che rivendicano il diritto ad una corretta informazione.

Del Boca ha messo in evidenza il dovere che l'Ordine avverte di assicurare una formazione adeguata a quanti desiderano fare i giornalisti e un aggiornamento costante a quanti sono già impegnati nella professione.

Natale ha difeso con particolare calore la validità della proposta di riforma, approvata alla unanimità dal Consiglio nazionale dell'Odg ed ha sottolineato il fatto che in essa è previsto un giurì formato non solo da giornalisti per valutare comportamenti che un cittadino può considerare deontologicamente non corretto.

Siddi ha ricordato un impegno del sottosegretario Paolo Bonaiuti alla convocazione degli Stati generali dell'editoria che possono diventare un prezioso tavolo di confronto nell'interesse, prima di tutti, dei cittadini.

Del Boca ha sottolineato che il primo tra i mali che affligge la professione è il diffuso precariato. Iacopino, sull'argomento, ha evidenziato che ormai si può parlare di un'autentica schiavitù che vede non pochi editori - sempre pronti a reclamare sovvenzioni da parte del governo - sfruttare in maniera disinvolta centinaia di giovani professionisti, pagati anche 1, 3 o 5 euro lordi per i loro servizi e costretti, dalla necessità e dalla passione per questo mestiere, ad accettare condizionamenti inenarrabili. Forse, ha concluso il segretario dell'Odg, il primo vero attentato alla libertà di stampa è rappresentato proprio dal comportamento di questi editori.

Rapporto annuale di Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa: l’Italia scende al 49mo posto

Parigi - Per il presidente di Rsf, Jean-Francois Julliard, è allarmante il peggioramento della situazione in Europa, con la Francia di Nicolas Sarkozy che perde otto posizioni (è 43ma), la Spagna di Josè Luis Zapatero scivolata al 44mo a pari merito con la Slovacchia, crollata di ben 37 posizioni.
In testa alla classifica mondiale c'è la Danimarca, davanti a Finlandia e Irlanda, ultima fra le 175 nazioni monitorate è l'Eritrea.

"L'effetto Obama che ha permesso agli Stati Uniti di guadagnare 20 posti non basta a rassicurarci -ha proseguito Julliard- Nella zona bassa della classifica, siamo particolarmente preoccupati per la situazione in Iran -ha aggiunto- Il paese si avvicina pericolosamente al terzetto infernale per la libertà di stampa, costituito da anni da Eritrea, Corea del Nord e Turkmenistan".

I 50 anni dell'UCSI

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L'ucsi celebrerà a novembre i suoi 50 anni di attivita' con una serie di manifestazioni nazionali (Roma) e regionali.

 

A proposito di liberta' di stampa

"La libertà di stampa c'è, in Italia: più di quanto dice certa sinistra, molto meno di quanto sostiene la destra. "Stampa", ovviamente, vuol dire "media", non soltanto quotidiani e periodici. Conflitti d'interessi (uno macroscopico, poi tutti gli altri); nomine politiche (in tutti i TG, da sempre); colleghi convinti che il giornalismo sia lotta di partito, con licenza di menare; limitazioni del diritto di cronaca; intimidazioni legali, mascherate da "difesa della privacy"; difficile accesso alla professione. C'è poco da stare allegri. In quanto alla manifestazione del 3 ottobre: i motivi erano buoni, inevitabile la politicizzazione del tutto (siamo in Italia, che ci vuoi fare)."

(Risposta di Beppe Severgnini a un lettore, dal Magazine del Corriere della sera).