Imparare a comunicare la carità, nell'era digitale.

Imparare a comunicare la “Carità” in un mondo in cui tutto è connesso, il digitale diventa reale e chiunque è nelle condizione di creare informazione. Nella chiesa esiste un mondo di relazioni, storie, fatiche, sofferenze, speranze e solidarietà che andrebbe raccontato. Stenta invece a trovare spazio nel mondo mass-mediale rischiando di diventare invisibile e muto come i suoi poveri. Ma chi è la rete, come addomesticarla e come creare valore attraverso la rete? Sono alcuni dei temi al centro del percorso di formazione alla comunicazione “Raccontare la carità”, organizzato dall’Ufficio Nazionale Comunicazioni sociali della Cei, per gli operatori delle diocesi, delle Caritas e degli organismi socio-assistenziali, che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma.

La chiesa guarda, agisce e apre percorsi di solidarietà e speranza, ma ha bisogno di imparare a raccontarlo. “Deve uscire dal silenzio e dal mutismo per dare voce alle ingiustizie”, ha dichiarato Don Armando Zappolini, Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza, introducendo i lavori della ìdue giorni’.

E allora da dove iniziare? “Dal digitale”, tanto discusso quanto affascinante, ma non sempre amato. E’ considerato come un emisfero ancora da esplorare che mentre stravolge le modalità per comunicare da’ a tutti la possibilità di essere un canale di informazione. “Il digitale è un luogo da vivere e amare che richiede l’accettazione del cambiamento”, ha dichiarato Don Ivan Maffeis, Direttore dell’Ufficio nazionale comunicazioni sociali della Cei. “Siamo in mezzo al guado, non possiamo tornare indietro ma non siamo dall’altra parte. Dobbiamo aiutarci tutti insieme a organizzarci su un progetto sostenibile rivolto a ripensare il lavoro e il servizio di carità sui territori”.

La comunicazione diventa pertanto una delle leve del cambiamento. Federico Badaloni, giornalista e ‘architetto dell’informazione’, assimila il mondo della comunicazione al polo sud ai tempi della spedizione di Robert Falcon Scott e Roald Amundsen che era tutto da vivere per essere esplorato.

Siamo ciò che connettiamo. Bisogna chiedersi come, perché e con chi stiamo dialogando. Se in passato era importante che un giornalista si chiedesse che pezzo scrivere, ai tempi della rete deve domandarsi che identità sta costruendo. E questo lo può fare solo la persona. Non è una competenza della macchina. L’algoritmo quindi non ruba il lavoro all’essere umano se al centro del suo agire restano le persone insieme ai loro bisogni e alla capacità di discernimento. Amundsen, ha spiegato Badaloni, raggiunse il Polo in poche settimane prima di Scott perché mise al centro della missione esplorativa i suoi uomini con cui aveva un rapporto di squadra, gli abitanti del polo sud con cui andò a vivere per un breve periodo imparando a nutrirsi, a muoversi, a sopravvivere in quella terra. Insomma riuscì a praticare quella mediazione culturale che oggi è necessaria per vivere nell’era digitale, in cui siamo delle comunità che creiamo e abilitiamo.
“La rete è un’esperienza di dono e di condivisione”, secondo l’architetto informatico. È nel passaggio da persona a persona che il contenuto crea valore. In passato invece era importante dare la notizia per prima. Oggi un buon comunicatore deve offrire approfondimenti, chiavi di lettura, soluzioni e speranza perché il fatto è nella rete in tempo reale.

“Il cambiamento è necessario e urgente – ha concluso Don Ivan Maffeis - Dobbiamo lavorare in rete valorizzando ciò che siamo. Non c’è tempo da perdere perché se le nostre chiese diventassero afone, diventerebbero afoni anche i poveri”.

Il ciclo di incontri del corso Comunicare la Carità proseguirà fino a maggio 2018 con altri cinque appuntamenti: mercoledì 31 gennaio con Domenico Iannone, giornalista e autore tv “Come un evento può diventare una notizia”; giovedì 22 febbraio con Don Adriano Bianchi, Presidente della Fisc e dell’ACEC “Il Passaggio delle notizie dalla carta alla rete”; martedì 20 marzo con Gianni Panozzo, Video-maker “Come si costruisce un video”; martedì 10 aprile con Matteo Calabresi, Responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica “Come nasce una campagna di fundraising”; giovedì 10 maggiocon Francesco Zizola, fotografo “La lettura dell’immagine”. Tutti gli incontri saranno trasmessi in diretta su canale YouTube dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Cei e sarà possibile intervenire tramite sms.

Ultima modifica: Ven 10 Nov 2017