20 Febbraio 2026
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L'intervento di mons. Gian Carlo Perego all'incontro di Ucsi Ferrara per San Francesco di Sales

La verità non nasce dagli algoritmi

la verità non la fanno gli algoritmi

Alberto Lazzarini

Da oltre trent’anni l’Ucsi Ferrara dà vita all’incontro annuale dei giornalisti con l’Arcivescovo, nel segno di San Francesco di Sales. Così è stato anche nel 2026 (il 16 febbraio scorso), rinnovando quindi una tradizione molto sentita, che vede coinvolti anche l’Associazione stampa Ferrara oltre all’Ordine regionale e al sindacato regionale.

Alla messa, presieduta dall’arcivescovo, monsignor Gian Carlo Perego e concelebrata con il vicario generale della Diocesi monsignor Massimo Manservigi (consulente dell’Ucsi Ferrara, giornalista), è seguito il tradizionale incontro con gli operatori dell’informazione. Sul tappeto i temi di più stringente attualità locale ma anche nazionale e internazionale.

Già nell’omelia monsignor Perego (è anche presidente della Fondazione Migrantes) aveva sottolineato i punti salienti del Messaggio di papa Leone in occasione della Giornata delle comunicazioni sociali, laddove in particolare richiama “Il valore della comunicazione nell’evangelizzazione” e che avviene nel tempo quaresimale, tempo di conversione.  “L’attenzione che Papa Leone oggi ci indica nella comunicazione – ha aggiunto Perego – è quella di custodire i volti e le voci, cioè non offendere, non trascurare, ma ascoltare le persone. Una comunicazione senza relazione diventa una finzione e quindi una comunicazione falsa. Una comunicazione senza storia e senza volti diventa ideologica. Una comunicazione solo con le parole del giornalista e senza le parole dei protagonisti è un monologo che non informa”

E ancora: “La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia – ci ricorda ancora papa Leone nel messaggio di quest’anno – , rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, che a volte diamo per scontati. Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane. La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica”.

La verità, ha poi osservato, “non nasce da algoritmi, ma dalla capacità di conoscere un territorio, una città, con le diverse relazioni, che cambiano e chiedono scelte nuove”. Di qui il riferimento a una vicenda locale, dolorosa, quelle delle tre torri dell’area del Grattacielo (500 sfollati, senza più casa ndr) che “anche sul piano comunicativo, temo abbia dimenticato i volti e le voci o le ha selezionate, per centrare l’attenzione sui limiti dell’edificio, passando in secondo piano le persone, sottolineando la distinzione tra pubblico e privato, senza metterlo in relazione profonda, non ascoltando le voci dei più deboli e dei più poveri, dei migranti lavoratori di oltre 30 nazionalità diverse presenti nelle tre torri, ma solo alcune voci selezionate dei più ‘forti’. Il Comune, cioè la comunità, è stata tenuta lontano dal dramma, anziché coinvolgerla direttamente”.

Prendendo spunto sempre da questo dramma locale, Perego ci e si domanda infine: “La nostra conoscenza – come ci ricorda il Papa – cresce “in umanità e conoscenza” o s’indebolisce in tal senso?” In definitiva: “Ci lasciamo derubare della possibilità di incontrare l’altro – scrive il Papa -, che è sempre diverso da noi, e con il quale possiamo e dobbiamo imparare a confrontarci. Senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né relazione né amicizia”.