Da oltre trent’anni l’Ucsi Ferrara dà vita all’incontro annuale dei giornalisti con l’Arcivescovo, nel segno di San Francesco di Sales. Così è stato anche nel 2026 (il 16 febbraio scorso), rinnovando quindi una tradizione molto sentita, che vede coinvolti anche l’Associazione stampa Ferrara oltre all’Ordine regionale e al sindacato regionale.
Alla messa, presieduta dall’arcivescovo, monsignor Gian Carlo Perego e concelebrata con il vicario generale della Diocesi monsignor Massimo Manservigi (consulente dell’Ucsi Ferrara, giornalista), è seguito il tradizionale incontro con gli operatori dell’informazione. Sul tappeto i temi di più stringente attualità locale ma anche nazionale e internazionale.
Già nell’omelia monsignor Perego (è anche presidente della Fondazione Migrantes) aveva sottolineato i punti salienti del Messaggio di papa Leone in occasione della Giornata delle comunicazioni sociali, laddove in particolare richiama “Il valore della comunicazione nell’evangelizzazione” e che avviene nel tempo quaresimale, tempo di conversione. “L’attenzione che Papa Leone oggi ci indica nella comunicazione – ha aggiunto Perego – è quella di custodire i volti e le voci, cioè non offendere, non trascurare, ma ascoltare le persone. Una comunicazione senza relazione diventa una finzione e quindi una comunicazione falsa. Una comunicazione senza storia e senza volti diventa ideologica. Una comunicazione solo con le parole del giornalista e senza le parole dei protagonisti è un monologo che non informa”
E ancora: “La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia – ci ricorda ancora papa Leone nel messaggio di quest’anno – , rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, che a volte diamo per scontati. Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane. La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica”.
La verità, ha poi osservato, “non nasce da algoritmi, ma dalla capacità di conoscere un territorio, una città, con le diverse relazioni, che cambiano e chiedono scelte nuove”. Di qui il riferimento a una vicenda locale, dolorosa, quelle delle tre torri dell’area del Grattacielo (500 sfollati, senza più casa ndr) che “anche sul piano comunicativo, temo abbia dimenticato i volti e le voci o le ha selezionate, per centrare l’attenzione sui limiti dell’edificio, passando in secondo piano le persone, sottolineando la distinzione tra pubblico e privato, senza metterlo in relazione profonda, non ascoltando le voci dei più deboli e dei più poveri, dei migranti lavoratori di oltre 30 nazionalità diverse presenti nelle tre torri, ma solo alcune voci selezionate dei più ‘forti’. Il Comune, cioè la comunità, è stata tenuta lontano dal dramma, anziché coinvolgerla direttamente”.
Prendendo spunto sempre da questo dramma locale, Perego ci e si domanda infine: “La nostra conoscenza – come ci ricorda il Papa – cresce “in umanità e conoscenza” o s’indebolisce in tal senso?” In definitiva: “Ci lasciamo derubare della possibilità di incontrare l’altro – scrive il Papa -, che è sempre diverso da noi, e con il quale possiamo e dobbiamo imparare a confrontarci. Senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né relazione né amicizia”.


