17 Dicembre 2009
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UCSI: 50 anni all’insegna dell’etica professionale

di Camilla Rumi

A cinquant’anni dalla sua fondazione, l’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) ha ripercorso le tappe maggiormente significative della sua storia con il Convegno “Il giornalismo cattolico nel tempo e nella professione”, svoltosi lo scorso 4 dicembre presso la Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati. Era infatti il lontano 4 maggio 1959 quando un gruppo di giornalisti cattolici decise di dar vita, attorno alla carismatica figura di Raimondo Manzini, ad un’associazione professionale riservata esclusivamente agli operatori dell’informazione, in grado di favorire un arricchimento culturale e spirituale dell’intera classe giornalistica.

La giornata, aperta dalla celebrazione liturgica presieduta da Mons. Domenico Pompili, sottosegretario e direttore dell’Ufficio Comunicazione della CEI, presso la Basilica di San Lorenzo in Lucina, ha rappresentato un’occasione importante per mettere a confronto giornalisti, storici ed esperti del settore sul ruolo che gli operatori dell’informazione sono chiamati a svolgere per la promozione di quei valori, attenti alla dignità e ai diritti della persona, che sono alla base della convivenza civile. “E’ un anniversario che invita tutti noi a riconciliarci con i doveri professionali – ha affermato Franco Siddi, segretario della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) – nel rispetto di tutte le anime che compongono la nostra società ed il nostro giornalismo, ma anche con quei valori di cui dobbiamo essere portatori indipendentemente dalla collocazione politica”.

Andrea Melodia, presidente nazionale dell’UCSI, dopo aver riportato i saluti e gli apprezzamenti per il lavoro svolto fino a questo momento dall’Associazione inviati dal Card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, dal Card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI, da Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Rocco Buttiglione, vicepresidente della Camera, ha ricordato come l’etica professionale rappresenti, ed abbia sempre rappresentato, la scelta prioritaria dell’Unione Cattolica Stampa Italiana.

Questo aspetto è emerso con chiarezza dal documentario, proiettato nel corso del Convegno, sui cinquant’anni di storia del giornalismo cattolico italiano, ripercorsi attraverso la pregnante intervista fatta da Andrea Melodia al Card. Roberto Tucci, vicepresidente dell’UCSI dal 1961 al 1982. Dalla nascita dell’Associazione nel 1959 dopo l’elezione di Papa Roncalli all’incontro di Recoaro, promosso nel 1965 dall’UCSI Veneto, grazie al quale cominciò la consuetudine di organizzare convegni di studi ad alto livello, passando per il momento di revisione statutaria, che ha segnato tappe importanti nella dialettica interna alla professione giornalistica e nella elaborazione di una cultura dell’informazione oggi parte integrante della coscienza civile del Paese. Una storia rivisitata attraverso le molteplici iniziative avviate dall’Associazione, come la ricerca sulla credibilità del giornalista ed il Rapporto annuale CENSIS-UCSI, giunto ormai alla sua ottava edizione, durante le presidenze di Giuseppe Lazzati, Paolo Scandaletti, Emilio Rossi e Massimo Milone.

L’utilità di una forma aggregativa dei giornalisti di ispirazione cattolica è stata evidenziata anche dallo storico Alberto Monticone, intervenuto al Convegno con una complessa relazione diretta ad illustrare il ruolo giocato dall’UCSI nella storia degli ultimi cinquant’anni del Paese. Il senatore Monticone ha sottolineato come l’Associazione sia stata sollecitata ad una risposta impegnativa da numerosi accadimenti storici che hanno messo in luce la difficoltà di coniugare l’aspetto laico con l’appartenenza cattolica e, allo stesso tempo, la volontà di dare spazio qualitativo alla professione in “un terreno aspro da arare”.

“A fronte di un giornalismo sempre più spettacolarizzato – ha affermato Andrea Melodia – l’UCSI ha scelto di battersi per una strada diversa, rispettosa delle posizioni altrui, volta a sostenere una professione consapevole, competente e responsabile che sia in grado di contrastare un mondo giornalistico autoreferenziale ed asservito ai poteri forti”. In accordo con tali affermazioni anche Enzo Iacopino, segretario dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, che, riportando l’attenzione sulla disonorevole trattazione giornalistica di alcuni recenti fatti di cronaca, ha ricordato come l’articolo 21 della nostra Costituzione abbia a che fare con i diritti dei cittadini e non dei giornalisti, che dovrebbero riscoprire la vera funzione dell’informazione.

Da questo tipo di considerazioni sull’attuale modo di operare dei media nasce l’idea di realizzare il Manifesto per un’etica dell’informazione, già sottoscritto da numerose associazioni e professionisti della comunicazione, illustrato nel corso del Convegno da Adriano Fabris, docente di Etica della comunicazione e Filosofia morale all’Università di Pisa. Il Manifesto, diretto a tutti coloro che appartengono al sistema dei media e che sono collegati in qualunque forma ad una attività di informazione (comunicatori, pubblicitari, giornalisti, editori, manager editoriali, mondo della politica e delle istituzioni), presuppone ed accetta i diversi codici di autoregolamentazione della professione, ma punta ad offrire indicazioni ulteriori riguardo a temi che non sono esplicitamente affrontati da tali codici deontologici. “La necessità di un approccio etico all’informazione – ha sostenuto Fabris – è sentito da molte parti, tra cui l’UCSI. Ciò non nasce da una esigenza di astratto moralismo, ma dalla volontà di istituire una pratica condivisa e realmente attuata per un agire consapevole”.

Il richiamo ad un’etica della responsabilità nasce dal presupposto che soltanto in questo modo si possa salvaguardare l’autonomia e la dignità di coloro che svolgono le professioni della comunicazione, tenuti a dare ragione pubblica delle proprie scelte per mantenere credibilità ed autorevolezza agli occhi della società civile. “E’ diventata indispensabile una formazione impegnata sulla comunicazione per chi la fa e per chi la fruisce – ha concluso Adriano Fabris – affinchè le criticità del sistema dei media possano essere affrontate con la collaborazione ed il sostegno di istituzioni e cittadini”.

Paolo Scandaletti, direttore della rivista Desk, ha tenuto a sottolineare come l’UCSI abbia messo in risalto le criticità del sistema dei media fin dal Convegno di Recoaro, al quale seguirono gli incontri di Fiuggi e Viterbo, per la precisa volontà dell’Associazione di rappresentare un luogo di dialogo aperto tra i giornalisti italiani all’interno di una cultura pluralista. La storia dell’UCSI è stata caratterizzata da molte incertezze e chiaroscuri, ma anche da una profonda ricchezza di analisi e di proposte, soprattutto per merito delle associazioni regionali. Fatti di cronaca come il caso Parmalat, contrassegnato dall’inquinamento delle fonti primarie, ci ricordano infatti come “il sistema dei media ed i giornalisti debbano far democrazia nel nostro Paese”, grazie anche ad una progressiva apertura alle associazioni professionali dei comunicatori.

Alla messa a fuoco dei criteri per un’informazione sempre più consapevole delle implicazioni etiche riguardanti la propria attività e missione, l’UCSI si propone di accostare un particolare impegno verso la crescita professionale delle nuove generazioni. “Stiamo preparando per la primavera prossima – ha ricordato il presidente Andrea Melodia – una scuola di alta formazione per giornalisti dedicata all’etica della professione. Abbiamo un’attenzione particolare ai nuovi media, anche attraverso il nuovo sito www.ucsi.it e la rivista di cultura e ricerca sulla comunicazione, Desk. Cerchiamo inoltre di costruire un rapporto con i più giovani guardando anche a coloro che nella professione giornalistica fanno fatica ad entrare. Infine, ritengo importante che l’UCSI possa avere un ruolo anche critico nei confronti di certe aberrazioni della comunicazione che oggi si verificano, ad esempio attraverso la tv”.

Questa “emergenza educativa” di fronte ai rischi generati dai mezzi di comunicazione di massa, ed in particolare dalla televisione, nelle diverse forme in cui oggi il mezzo si presenta, è stata sostenuta anche da Luca Borgomeo, presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti, che, pur riconoscendo il valore e l’efficacia dei sistemi di autoregolamentazione del settore, ha sottolineato la necessità di un maggiore collegamento tra le associazioni per l’emanazione di regole più definite che possano realmente contribuire a risolvere un problema che l’UCSI ha sempre ritenuto prioritario.

La ricchezza delle associazioni regionali, menzionata da Paolo Scandaletti, è stata confermata nel corso del Convegno dalle preziose testimonianze di Angelo Paoluzi, Vania De Luca e Giancarlo Zizola (UCSI Lazio), Francesco Birocchi (UCSI Sardegna), Giorgio Tonelli (UCSI Emilia-Romagna), Giuseppe Vecchio (UCSI Sicilia), Donatella Trotta (UCSI Campania), Piergiorgio Acquaviva (UCSI Lombardia) e Mauro Banchini (UCSI Toscana). Gli interventi hanno riguardato molteplici tematiche: dall’importante funzione svolta dalla rivista Desk, definita da Angelo Paoluzi “un esemplare esempio didattico”, alla rilevanza del soggetto che, secondo Giancarlo Zizola, dovrebbe sentirsi realmente responsabile dell’informazione che emette nei confronti dell’opinione pubblica, fino alla rivisitazione storica di Giorgio Tonelli circa il ruolo giocato dalla propria regione nella storia dell’UCSI, sottolineando come sia da attribuire al giornalismo romagnolo la fondazione de L’Osservatore Romano e la prima bozza di uno statuto per un’associazione di giornalisti cattolici.

Le testimonianze, volte alla messa in comune delle singole esperienze di militanza nell’Associazione, sono state contrassegnate anche da proposte concrete per il futuro. “La celebrazione di questi primi cinquant’anni di storia – ha affermato Donatella Trotta – non è dettata solo da una esigenza di bilancio, ma dalla volontà di guardare al futuro, mantenendo un dialogo costante con l’associazionismo laico e religioso, con la Chiesa e le realtà della formazione, sulla base di un fermento interiore e di una energia trasformante che ci consentano di essere “lievito, pane e luce”, come auspicato da Padre Pasquale Borgomeo, per molti anni consulente ecclesiastico dell’UCSI”.

L’augurio per il futuro è quindi quello di poter rappresentare, come sottolineato da Vania De Luca, “una minoranza creativa” che sia in grado di coniugare il Manifesto per un’etica dell’informazione con l’esperienza pratica, affinché l’UCSI possa continuare ad essere protagonista, così come lo è stata in questi primi cinquant’anni di vita, di un giornalismo chiaro, fermo ed autentico.