5 Maggio 2010
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Sul rovescio della medaglia

Paolo Scandaletti Direttore DESK La più autorevole recensione ed il più corposo ed accreditato dibattito sono giustamente rimasti attratti dalla "regola delle tre C" qualificanti la comunicazione del futuro. Condivisione, comunità e conversazione come parole-chiave per individuare gli assi portanti dello sconvolgente processo di riorganizzazione-trasformazione dei media di domani. Sono infatti Internet ed i social network/media ad imporre la rivoluzione. Ma subito appresso gli autori aggiungevano che nel nuovo ecosistema " i giovani pesciolini dei blog, gli squali di Google, i banchi di sardine delle reti sociali, convivono con le balene e le altre razze a rischio estinzione (la stampa tradizionale) solo grazie al plancton. E il plancton delle notizie costa. Se chi lo produce fallisce, il mare rischia di morire". Di qui la nuova era per il mestiere dei giornalisti, cui toccherà il compito più arduo: stimolare il dialogo con il pubblico e insieme offrire in- formazione viva e di qualità, analisi ampie e fondate, opinioni autorevoli. Perciò alle suddette tre C della web generation, occorrerà affiancare le altre tre C che sono da sempre nel DNA del sistema dei media, di quello sano: contenuti, credibilità e creatività. Nel vortice delle notizie che giungono dalle parti più disparate, comprese quelle sempre più valide del citizen journalism, ci sarà pur sempre bisogno di chi sceglie, verifica le informazioni, assegna priorità, le offre in forma suggestiva. Di un'entità esperta ed accreditata che in continuità separi le chiacchere dai fatti, contestualizzandoli ed arricchendoli per facilitarne la comprensione e la valutazione al cittadino/lettore.

Questi enti/soggetti già ci sono e si chiamano appunto giornali e giornalisti. Che tornano utili proprio quando si vanno costruendo i nuovi palazzi di cristrallo, tanto affascinanti per la loro lucentezza quanto a rischio per la fragilità delle basi e delle rare strutture portanti. Avranno bisogno dell’acciaio e del cemento della credibilità, dei contenuti, della creatività; offerte non solo dai giornalisti, ma anche dagli editori, dalla pubblicità, dai dirigenti editoriali e del marketing, dai comunicatori.

Così, alle tecnologie ed informatiche sempre più sofisticate verrà indispensabile l’antropolgia. Le professioni della comunicazione e le sigle associative che le esprimono, per sopravvivere avranno convenienza a parlare non soltanto di soldi ma anche delle persone e dei valori della civile convivenza. A scapito ovviamente delle troppo frequenti miopie e delle eccessive furbizie, delle rendite di posizione. E’ concesso scrivere qui la parola più appropriata che giustamente adoperano quei due autori*? Etica dell’informazione, che giusto dal ribaltone delle certezze pregresse riceve “uno scossone salutare”.

Nella ricerca e definizione dei “nuovi modelli di business” c’è dunque l’occasione per disintossicare i media, fargli fare un appropriato “tagliando”, riscoprire antiche obnubilate vocazioni di servizio alla gente, dichiarando e praticando lo stare dalla sua parte. Riaprire gli occhi sul potere, sui poteri più cresciuti e forti, che spesso si fanno anche più insidiosi di quelli dei partiti e dei governi. A tutti questi conviene lo stordimento permanente che viene dall’ affollamento dei messaggi. E a noi rammentare invece che “farsi imboccare è peggio che farsi spiare”. (editoriale Desk 1/2010)

*Si sarà capito che il riferimento è allo splendido libro di Massimo Gaggi e Marco Bardazzi L’ultima notizia ed. Rizzoli