21 Giugno 2010
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Testimoni Digitali: Le sfide della Chiesa al tempo di Internet

di Federico Lombardi s.i., Direttore Sala Stampa Santa Sede, Direttore Generale Radio Vaticana Soprattutto negli ultimi anni io, vecchio scout e uomo dei boschi o pellegrino innamorato della strada fatta a piedi, in seguito ai compiti che mi sono stati via via affidati mi sono sentito sempre più gradualmente trasferito in un mondo nuovo e diverso, in cui sono immerso in uno spazio attraversato da miriadi di correnti di onde elettromagnetiche cariche di messaggi.Allora mi è tornata alla mente sempre più intensamente la descrizione affascinante del Padre Teilhard de Chardin in quel libro straordinario che è "Le phenomène humain - Il fenomeno umano". Egli parla della storia del mondo in prospettiva evoluzionistica, nello sviluppo di un unico disegno che a partire dalla creazione va verso il "punto Omega" il fine della storia indicato da Cristo risorto, e ci accompagna a vedere il succedersi delle diverse tappe della vicenda del nostro pianeta. Vi è il formarsi della litosfera, del nucleo della Terra ancora senza vita, ma poi attorno ad essa si sviluppa la pellicola sottile ma dinamica della biosfera, vegetale ed animale, poi con la ominizzazione, l'avvento della specie umana, abbiamo un nuovo strato, fragile e sottile, in cui si sviluppa il pensiero, la conoscenza. E' la noosfera, la sfera della conoscenza.

In passato la noosfera era solo embrionale, una fragile ragnatela, ma poi è divenuta più fitta e più spessa, sempre più fitta e più spessa. Oggi in pochi anni è diventata densissima, ricopre tutto il pianeta. E’ percorsa da milioni e milioni di messaggi in tutte le direzioni, di tutti i tipi, in tutti i tempi, a tutte le ore del giorno e della notte. In qualsiasi punto della superficie della terra, basta una piccola antenna e posso captare e decodificare migliaia di trasmissioni, di messaggi, di ogni genere: informazioni, immagini, musiche, comunicazioni personali…E tutti sono prodotti del pensiero e dell’intelligenza e della creatività umana. Io vivo immerso in questo mare e il mio terminale mobile che porto con me mi inserisce, passivamente e attivamente, nelle correnti che lo percorrono.
Io, essere umano del 2000, ho una protesi tecnologica che prolunga la mia capacità di recezione e di espressione, e diventa parte sempre più integrante della mia vita quotidiana. Senza di essa io non posso svolgere il compito che mi è affidato nella Chiesa.

Schiavitù o potenzialità ? Le onde di questo mare sono negative o positive, le subisco semplicemente o le posso produrre io stesso per farle correre attraverso la noosfera ?
Lo sviluppo è sempre ambiguo, a volte sentiamo risonare in noi il drammatico interrogativo di Gesù nel Vangelo: “Il Figlio dell’uomo, quando tornerà, troverà la fede sulla terra?”. Troverà la fede nella noosfera ?

A me a volte viene un po’ di paura, ma la Chiesa mi incoraggia. Ha sempre avuto un atteggiamento positivo: “Inter mirifica”, “Miranda prorsus”… Ora nel bellissimo messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali 2009, che tutti ben conoscete, mi ha detto: “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”.
Nuove relazioni. Ciò che è importante non è tanto la tecnologia, per quanto straordinaria e affascinante, ma è la relazione tra le persone. Quale che sia la tecnologia che usiamo o useremo, a una capo della comunicazione c’è una persona che comunica, una mente,e anche all’altro capo, e attaccato a questa mente c’è un cuore. Che cosa comunico, che cosa ricevo, che cosa rilancio nel dialogo della comunicazione, come vivo questa comunicazione ? Quali relazioni stabilisco con le altre persone, immerse come me nella noosfera ? Se ci saranno, se si metteranno in moto onde positive nella noosfera dipende da me, da voi, dalla vitalità della nostra fede, dalla nostra creatività.
La Chiesa è per l’annuncio del Vangelo, non può non comunicare. San Paolo viaggiava per terra e per mare. L’annuncio del Vangelo oggi non può non percorrere le vie della comunicazione di oggi.
Testimoni, digitali sì, ma anzitutto testimoni, testimoni dello spirito, di fede, di speranza, di amore.

Vorrei mettere in rilievo alcuni aspetti della testimonianza cristiana in quest’epoca, alla luce della mia esperienza diretta.

Anzitutto tempo di verità, di trasparenza, di credibilità. Il segreto e la riservatezza, anche nei loro aspetti positivi, non sono valori coltivati nella cultura di oggi. Bisogna essere in grado di non aver nulla da nascondere. Ci piaccia o non ci piaccia, l’esperienza che stiamo vivendo, i prezzi che stiamo pagando, dicono che la nostra testimonianza deve andare decisamente nella linea del rigore, della coerenza fra ciò che diciamo e ciò che siamo, del rifiuto di ogni ipocrisia e doppiezza.
Portare la gioia della verità e della lealtà, essere testimoni credibili per ciò che diciamo e facciamo. Perché si capisca che dietro ogni nostra parola ci sta la nostra mente e il nostro cuore, e quindi vale la pena ascoltarla.
E oggi vediamo come la responsabilità di questa testimonianza di verità e credibilità è immensa, non solo per noi personalmente, ma per la comunità intera della Chiesa, perché attraverso la rete globale si proietta immediatamente in tutte le direzioni e si traduce in moltissime le lingue. Gli ambiti della testimonianza e della contro testimonianza si allargano a dismisura.

Tempo di ascolto e di dialogo, come premessa per comunicare. Troppe volte il nostro linguaggio e la nostra prospettiva – ad esempio sulle questioni della Chiesa o sulle sue posizioni – suppone nell’altro, nell’interlocutore, delle premesse per la comprensione che invece non ha. Cercare veramente di mettersi nel punto di vista dell’altro, capirne le domande e fare il cammino – a volte lungo e faticoso – per trovare il terreno comune per capirsi.
Il Papa qualche mese fa ha parlato del “cortile dei Gentili”, quel cortile dell’antico tempio in cui erano ammessi coloro che si interrogano e cercano sinceramente anche se non fanno parte pienamente del popolo di Dio; un invito per la Chiesa ad incontrare e dialogare sinceramente anche con gli uomini sinceri che non conoscono il Cristo. Immagine splendida, ma forse oggi per noi i confini di questo cortile sono larghi come il mondo, come la Rete intera. Dappertutto dobbiamo cercare ed essere pronti a incontrare e dialogare con i Gentili. I testimoni digitali navigano e si muovono continuamente nella “rete dei Gentili”, e tutti questi testimoni possono dare il loro contributo per questo dialogo. E vorrei aggiungere che in ogni luogo, quindi anche in ogni luogo della Rete, se si stabiliscono relazioni profonde, si può cercare ed incontrare Dio. Come diceva Gesù alla Samaritana: Dio è spirito, e chi lo cerca in spirito e verità non lo si incontra solo sul monte Garizim o nel tempio di Gerusalemme, ma può incontrarlo in ogni luogo. Possibilità fantastica e sconfinata. Ma anche dovere di linguaggio chiaro, semplice, essenziale, intenso, vero, per la trasmissione dei contenuti che ci interessa siano annunciati e capiti.

Tempo di libertà di espressione. La moltiplicazione dei siti, delle iniziative di comunicazione anche a basso costo è un segno di libertà, di allentamento del potere detenuto dalle grandi agenzie di comunicazione, di sviluppo delle possibilità di proposta e di partecipazione. Ciò vale anche per la Chiesa. Nel decreto del Concilio sulle comunicazioni sociali si parlava anche dell’importanza della “opinione pubblica nella Chiesa”, un tema su cui forse non si è poi molto riflettuto in seguito, ma che ora può tornare di maggiore attualità proprio alla luce delle nuove possibilità di comunicazione.
Ma questo pone anche un altro problema caratteristico della situazione attuale.

Tempo di responsabilità per la comunità. Non tocca a me spiegarvi che la molteplicità dei siti è una grande ricchezza, ma è anche una grande “babilonia”, di idee, di posizioni. Ve ne sono molti che seminano confusione intenzionalmente, cercando di accreditarsi come autorevoli in vari campi – anche nel campo ecclesiale – mentre assolutamente non lo sono. In questa situazione, in cui ognuno può seminare nella rete quello che vuole, occorre che chi ama la Chiesa sia molto responsabile di fronte agli altri e alla comunità, per conservare il giusto pluralismo delle fonti e delle espressioni all’interno di un tessuto di rapporti di rispetto e carità, di attenzione al magistero e all’autorità legittima nella Chiesa, se no la comunità soffre tensioni e tendenze dirompenti.
Credo che il relativismo e il soggettivismo di fronte a cui il Papa ci mette spesso in guardia siano resi assai più facili anche dal tipo di comunicazione diffusa del mondo digitale.
E quindi una delle nostre grandi sfide è proprio come sviluppare un dialogo e un sistema di relazioni nella comunità ecclesiale che siano più ricchi e intensi, e allo stesso tempo siano capaci di alimentare veramente la crescita di una comunità e non una confusione e un disorientamento perniciosi.
In concreto si tratta anche di stabilire una comunicazione stretta e intensa fra siti di diverso livello ecclesiale, poniamo: vaticano, delle conferenze episcopali, delle diocesi, delle diverse componenti del mondo ecclesiale, in modo tale che i singoli possano ritrovare e comprendere l’articolazione della comunità ecclesiale.
In una parola, non penso che la rete e la comunicazione digitale debbano essere temute da un preoccupato centralismo, ma credo che dobbiamo riflettere e vivere in modo nuovo la esperienza di essere Chiesa ai tempi di Internet. E questo richiede da noi una grande passione per essere comunità, e comunità unita non dall’imposizione esterna, ma dalla fede e dall’amore. “Nuove tecnologie, nuove relazioni”, anche nella Chiesa. Non saremo testimoni efficaci da soli. Dobbiamo mettere le tecnologie al servizio dell’essere comunità e del testimoniarlo nel mare della noosfera.
Tornando alle immagini più fondamentali della nostra storia di fede. “Da Babilonia a Pentecoste”. Nella Babilonia della Rete saper far spazio alla fiamma dello spirito, che cresce e costituisce una comunità capace di essere insieme testimone efficace per mandare onde positive di speranza e di unione nella noosfera. Testimoni digitali sì, ma insieme, in comunità. (pubblicato su DESK 2/2010)