16 Febbraio 2011
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LA LEZIONE DI EMILIO ROSSI NEL SUO LIBRO POSTUMO “ E’ TUTTO PER STASERA” PRESENTATO ALLA RAI DAI TESTIMONI DEL TEMPO CHE HANNO INDICATO LO SCRITTO COME INDISPENSABILE PER LA PROFESSIONE. MELODIA:QUALITA’ INFORMAZIONE PROPORZIONALE QUALITA’ SOCIETA’

( in coda i servizi filmati dell'incontro) Un servizio pubblico non lottizzato, unico e indivisibile, guidato dal rispetto verso il telespettatore: questa era la Rai auspicata da Emilio Rossi (nella foto), direttore del tg1 dal 1975 al 1981, scomparso due anni fa, di cui i è stato presentato il libro "E' tutto per stasera. Quando la politica entra nei tg", edito da UCSI, Rai Eri E Odg edizioni. "La lottizzazione di un ente radiotelevisivo monopolistico fa a pugni con la natura, con la ragione, con la giustizia" scrive Rossi nel suo libro di memorie sugli anni passati alla guida del Tg1, in un periodo di grandi tensioni sociali per l'Italia.

 

Il primo direttore del Tg1 dopo la riforma del 1975 è stato ricordato, in un incontro alla rai di Viale Mazzini, moderato dal presidente dell’Ucsi Andrea Melodia, da Biagio Agnes, Ettore Bernabei, Fabrizio Del Noce, Paolo Garimberti, Jas Gawronski, Arrigo Levi, padre Federico Lombardi, Emmanuele Milano, Roberto Natale. Secondo i relatori, tutti grandi protagonisti della Rai di quel tempo, il libro di Rossi dovrebbe essere studiato nelle scuole di giornalismo perche’ – hanno detto- e’ un modello di grande professionalita’ e di umanita’. Se Melodia (il testo integrale dell’intervento e’ sotto) ha indicato come una delle idee forza, “la consapevolezza che la qualità della comunicazione è direttamente proporzionale alla qualità della società nel suo insieme, e che la televisione generalista gioca e conserva un ruolo preponderante in questo quadro” il presidente della Rai Paolo Garimberti ha detto che “Rossi sosteneva che il servizio pubblico doveva esercitare le sue funzioni nell’interesse di tutti, oggi mi chiedo se sia sempre così. Se per Rossi il servizio era unico e indivisibile, oggi è diventato plurimo e divisibile e forse contribuisce a dividere il Paese”.

Garimberti ha ribadito poi che il pluralismo deve essere garantito dai vari canali Rai ma anche dai singoli telegiornali. Su questo aspetto aveva insistito nell’ introduzione Andrea Melodia: “il servizio pubblico, e la sua informazione, è uno e indivisibile. Non si fa un servizio alla società, non si rispettano il pluralismo e la democrazia attraverso la contrapposizione programmatica di opposti punti di vista”. “Rileggo – ha aggiunto Melodia – le parole di Rossi: “Lottizzare significa spartire l’ex campo comune: un’aiuola per noi e una per voi, l’una e l’altra sostanzialmente eterodirette, con conseguente svuotamento del potere centrale. Ma c’è di più. Nell”aiuola per voi’, vi autorizzo, anzi vi esorto, ad assumere posizioni esplicitamente antagonistiche, vi do licenza di parteggiare, esentandovi in partenza da riguardi verso le ragioni altrui”. “Forse questa è parte di meno facile condivisione del messaggio di questo libro – ha concluso il presidente dell’Ucsi – anche nell’ambiente professionale, ma credo che su questo dovrebbero riflettere sia la destra sia la sinistra. Non si tratta certo di annacquare l’informazione, di omologarla, ma di sottrarla alla guerra per bande da cui deriva che ogni sbandamento è giustificato da quelli altrui”.
Ettore Bernabei, direttore generale Rai dal 1961 al 1974, ha sostenuto che Rossi come giornalista fornì un grande servizio alla democrazia, mentre un altro ex direttore della Rai, Biagio Agnes, ha ricordato la responsabilità verso il grande pubblico che lo ha sempre guidato. Il direttore della Radio Vaticana, P. Federico Lombardi, nel sottolineare l’impegno di Rossi per lo sviluppo del centro tv vaticano lo ha ricordato come grande maestro di professionalita’ ed umanita’”. Fabrizio Del Noce, Arrigo Levi e Jas Gawronski hanno ricordato episodi del lavoro svolto con Emilio Rossi mentre Emmanuele Milano ( che ha curato la prefazione al libro, mentre la presentazione e’ di Andrea Melodia) ha detto che ” la professione giornalistica ha bisogno oggi di modelli e Rossi lo e’ stato e lo e’ tuttora”. Roberto Natale, presidente della FNSI, ha sottolineato, infine, che Rossi indicò i pericoli della lottizzazione nei primi anni in cui iniziava a manifestarsi, e ha ribadito l’importanza del ruolo della tv generalista che troppo spesso oggi si dà per morta mentre deve tornare, come auspicava Rossi, “ad esercitare le sue funzioni al meglio nell’interesse di tutti”. (RED)

 

Servizio Tg1 a cura di Vincenzo Mollica

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Intervento di Andrea Melodia, presidente dell’UCSI

Come coeditore per l’Unione Cattolica Stampa Italiana del volume di Emilio Rossi E’ tutto per stasera e come suo curatore insieme con Emmanuele Milano vi do il benvenuto a questo incontro. Ringrazio la RAI che ci ospita e che attraverso RAI ERI è coeditrice del volume e ringrazio gli eredi di Emilio Rossi per il loro incoraggiamento e il loro contributo a questa operazione editoriale. Ringrazio infine il curatore testamentario di Emilio Rossi, Gianfranco Di Ruzza, che si è prodigato per portarla a buon fine, e Rosa Maria Serrao che ha seguito l’edizione del volume.
Emilio Rossi ci ha lascato poco più di due anni fa, nel dicembre del 2008. Aveva finito di scrivere il testo, lo aveva dato da leggere ad alcuni amici, e con la signora Monaco stava procedendo a quella che ritengo fosse l’ultima correzione, giunta fino alla metà . Anche il titolo è suo. La revisione finale che ho operato è stata davvero minima.
Prima di dare la parola ai colleghi e amici seduti a questo tavolo vorrei dire brevemente perché all’UCSI e a me questo libro pare davvero importante.
Lo è in termini storici, perché aggiunge un punto di vista privilegiato e meditato al racconto di alcune vicende della vita italiana in anni cruciali per la nostra democrazia, anni nei quali la RAI, i suoi programmi, soprattutto la sua informazione avevano un ruolo centrale nella vita del paese. Ma questo forse non è il momento degli approfondimenti storici, ci saranno altre occasioni per farlo.
Il tema centrale per questo incontro è l’idea del servizio pubblico radiotelevisivo di Emilio Rossi e della sua generazione. Ma questa non deve essere una riunione di nostalgici dei bei tempi andati. Possiamo affrontare l’oggi e cercare le esperienze vitali del passato che possano essere utili oggi.
Io credo che i punti fondamentali siano tre. Il primo è che il servizio pubblico, e la sua informazione, è uno e indivisibile. Non si fa un servizio alla società, non si rispettano il pluralismo e la democrazia attraverso la contrapposizione programmatica di opposti punti di vista. Rileggo le parole di Rossi: “Lottizzare significa spartire l’ex campo comune: un’aiuola per noi e una per voi, l’una e l’altra sostanzialmente eterodirette, con conseguente svuotamento del potere centrale. Ma c’è di più. Nell”aiuola per voi’, vi autorizzo, anzi vi esorto, ad assumere posizioni esplicitamente antagonistiche, vi do licenza di parteggiare, esentandovi in partenza da riguardi verso le ragioni altrui”.
Forse questa è parte di meno facile condivisione del messaggio di questo libro, anche nell’ambiente professionale, ma credo che su questo dovrebbero riflettere sia la destra sia la sinistra. Non si tratta certo di annacquare l’informazione, di omologarla, ma di sottrarla alla guerra per bande da cui deriva che ogni sbandamento è giustificato da quelli altrui.
Quando due grandi direttori, Emilio Rossi e Andrea Barbato – e cito solo quelli che non sono più tra noi – dopo la riforma del ’76 si fronteggiarono, quasi loro malgrado, alla guida del TG1 e del TG2 furono capaci di fare fronte alla tentazione della partigianeria preconcetta; ma questa virtù non può durare in eterno, va assecondata.

Qui emerge il secondo punto: era e resta essenziale la virtù del coraggio, della schiena dritta, del difendere davanti alla politica, e nel suo assoluto rispetto, l’autonomia professionale come valore fondante. Davvero non ha senso il servizio pubblico se non è autonomo, garantito costituzionalmente; e solo così esso, attraverso il valore degli uomini, la costruzione e la difesa di una cultura del servizio pubblico radicata nelle forme migliori della professione giornalistica e nelle loro aziende, a cominciare dalla RAI, solo così il servizio pubblico potrà e dovrà essere unitario e non lottizzato, pena la delegittimazione e l’inutilità.
Questo non è solo il dibattito politico del momento, perché è di lungo corso la tentazione dei politici di dettare al servizio pubblico comportamenti professionali minuziosi, quasi per fare fronte a una difficoltà di fondo a proporre regole di sistema condivise. Molti di noi sono stati testimoni degli scontri, anche duri, di Emilio Rossi e di altri uomini RAI per difendere l’autonomia professionale propria e dell’azienda.
La terza idea forte del libro, e ho concluso, sta nella consapevolezza che la qualità della comunicazione è direttamente proporzionale alla qualità della società nel suo insieme, e che la televisione generalista gioca e conserva un ruolo preponderante in questo quadro. Una convinzione che Rossi non aveva abbandonato nemmeno negli ultimi anni, quando scrutava i dati delle indagini annuali CENSIS-UCSI sulla comunicazione e trovava conferma che, pur nell’avanzata di Internet e dei nuovi media, anche i giovani restavano debitori verso la televisione come la principale fonte di informazione. E dunque era chiaro per lui e per noi che la televisione generalista e la democrazia costituiscono un binomio inscindibile almeno in questa fase della storia.
Occorre quindi partire dalla qualità della televisione per mantenere forte la democrazia. E questo è un lascito per le nuove generazioni professionali: un lascito così estremo da risultare oggi quasi imbarazzante.

 

Servizio Rai News 24 a cura di Vania De Luca

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