22 Gennaio 2012
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XVIII CONGRESSO UCSI A CASERTA.

PRESIDENTE MELODIA: CRISI DI CREDIBILITA' VERSO I PROFESSIONISTI DELL'INFORMAZIONE.TUTTO IL GIORNALISMO DEVE ESSERE DI "SERVIZIO PUBBLICO"   L'informazione e la sua libertà sono diritti costituzionalmente garantiti - diritti, ben inteso, dei cittadini e non solo dei giornalisti - e questo avviene perché la qualità dell'informazione è strettamente legata alla qualità della società nel suo complesso. Dunque per superare malesseri sociali gravi, come la corruzione e la criminalità organizzata, occorre anche un supplemento di lavoro informativo, una vera e propria campagna che, senza affatto nascondere quanto vi è di negativo, sia attenta a sottolineare il ruolo di chi si batte, nelle istituzioni e nella società, per il bene comune.Informare è sempre un modo di educare, nel bene e nel male. Il racconto degli avvenimenti propone modelli, consuetudini, gerarchie di valore. Perché i giornalisti possano svolgere positivamente questa azione al servizio dei cittadini occorre che siano percepiti come utili, autorevoli, credibili ai loro lettori e ai loro spettatori. Da qui il tema del congresso UCSI: "La credibilità della informazione in Italia: verso un giornalismo di servizio pubblico". Troppi dati, troppe ricerche recenti hanno mostrato che vi è una crisi di credibilità nei confronti dei professionisti dell'informazione, accusati di eccessiva dipendenza dalla politica e dalla economia. Un certo calo della qualità della RAI, causato anche dalla logica perversa di una contrapposizione interna tra le testate televisive che genera ansia e incomprensione più che pluralismo informativo, ha certo contribuito a questa sensazione diffusa.

 

Occorre prendere consapevolezza di questa riduzione della credibilità, e convincere la classe giornalistica che i suoi diritti sono legati al dovere di svolgere un servizio utile ai cittadini, segnato dal rispetto della deontologia e dell’etica personale e di gruppo. Tutto il giornalismo deve essere “di servizio pubblico”.
Anche la riforma dell’Ordine professionale è tornata di attualità, più per i noti problemi economici che per una vera presa di coscienza sulla rilevanza del sistema informativo e della sua qualità nella crisi del paese. La carenza di coesione sociale di cui ha parlato anche il presidente Napolitano non deriva forse anche da un sistema informativo che non aiuta il paese a capirsi e a crescere ordinatamente? Dunque farebbe male il governo Monti a sottovalutare in questo momento problemi solo apparentemente lontani da quelli economici, come la questione della RAI, il sostegno alla informazione di qualità, la regolazione dell’ordinamento professionale. Non si tratta certo di salvaguardare posizioni di privilegio, che riguardano una minoranza mentre i giovani giornalisti annaspano nel precariato con retribuzioni da fame, ma di rendere chiaro a tutti che il giornalismo è un mestiere di pubblico interesse che richiede consapevolezza di una missione, competenza tematica e linguistica, cultura. Solo questi obbiettivi possono giustificare qualche forma di regolamentazione a una attività che, in ogni caso, resta diritto inalienabile di ogni cittadino.
Andrea Melodia, presidente UCSI