7 Maggio 2012
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UN ALGORITMO PUO’ SCRIVERE MEGLIO DI UN GIORNALISTA? ARRIVA IL GIORNALISMO SCRITTO DALLE MACCHINE CHE PUNTA AL PULITZER

Ogni giorno, centinaia di notizie vengono scritte da computer, non da esseri umani. È il giornalismo automatico, e vuole arrivare al Pulitzer. Dei software americani sarebbero in grado di creare articoli completi con immagini, titoli, didascalie e rimandi senza bisogno dell'uomo. Cominci a sudare freddo chi lavora dietro le tastiere. Il mondo del giornalismo sta cambiando e diventa "automatico". Nuovi softwares minacciano infatti di far saltare dalle sedie quelle "macchine umane dalle dita scattanti" per sostituirli con algoritmi che possono fare lo stesso lavoro in minor tempo e con grande efficacia. Da adesso, infatti, un computer potrebbe far slittare il posto di lavoro a tutta la categoria di giornalisti che si impegna ogni giorno a scrivere e commentare su tutto quello che succede nel mondo.

Sembra l’inizio di una svolta epocale nel campo dell’informazione che se messa in atto potrebbe dare un vero colpo di scure a tutta la professione, se non ridicolizzarla ad un semplice strumento per risparmiare sul lavoro. Una minaccia che sembra prendere piede: un algoritmo potrebbe sostituire un giornalista.Ma non sono fantasie da iper-news o twitter-mania. Due compagnie americane, la Narrative Science a Chicago e la Automated Insights a Durham, North Carolina, hanno sviluppato dei programmi che scrivono automaticamente articoli giornalistici a partire da dati grezzi. Tutta la storia comincia con un giovane informatico, Kristian Hammond, un tizio con un dottorato a Yale sulle spalle. Nel 2009 Hammond e un collega, Larry Birnbaum, si trovano ad insegnare al corso di giornalismo della Northwestern University. E alcuni studenti tra informatici e giornalisti tirano fuori dalle loro borse un programmino chiamato Stats Monkey, una sorta di mostro divora-dati che in pochi secondi poteva generare un articolo. Bastava dargli in pasto alcuni dati e via: un articolo completo con immagini, titoli, didascalie e rimandi.

Ma la storia non si ferma qui. Stuart Frankel capì con scaltrita sagacia che quel software poteva diventare una miniera d’oro. Chiese ad Hammond e Birnbaum se fosse possibile fare di più, scrivere su tutto con la stessa rapidità. E fu così che nacque Narrative Science con un team di programmatori e giornalisti ridotti a inserire molti template linguistici: al resto ci penserà questo potente software che prende i dati, li incolla, crea e via, il gioco è fatto. Un giornalista diventa quindi solo un creatore di piccole frasi e il computer non fa altro che prelevarli. Da giornalista a mero scribano. “Non è più difficile, per noi – dichiarano da Narrative Science – creare un articolo irriverente e scanzonato rispetto a un asettico lancio d’agenzia”. Una dichiarazione sicuramente spavalda che fa gelare il sangue a tutti gli staff del mondo. Il giornalismo del futuro potrebbe diventare una sala di computer che sforna articoli a man bassa. Se questo progetto dovesse andare veramente in porto, diffondersi, sarebbe la morte subitanea della professione del giornalista. Verrebbero a mancare le riunioni di redazione con i mozziconi di sigarette nei tavoli, le discussioni accese sugli articoli pubblicati male, gli occhi vigili sui monitor e l’impeto della prima pagina. Verrebbe meno il ruolo creativo del giornalista perché il suo stile verrebbe copiato dai bytes di un computer che non ha mai sentito il felice ticchettìo delle dita mentre pulsano e saltano da una lettera all’altra. In sostanza verrebbero a mancare le componenti umane del mestiere: quelle che hanno fatto la storia delle nazioni e del mondo.
Ma rimane una differenza fondamentale: se si toglie la spina ad un computer non funziona più, mentre un giornalista serio anche senza un tavolo potrà continuare a scrivere su un taccuino. E se gli manca la penna può trovare una matita. E se non ha la matita la cerca, la ruba, e corre perché la notizia è nell’aria e ha bisogno di lui. Questa è la vera differenza che potrebbe difendere la categoria dei giornalisti: una macchina efficace non potrà mai elaborare le pulsazioni di un cuore che batte felice. E se questi cuori rimarranno sempre vigili e accesi. nessun algoritmo ci darà una soluzione definitiva. (LAVIKMAGAZINE)