1 Giugno 2012
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LA QUESTIONE RAI. LE INCERTEZZE DI MONTI E LE ESIGENZE DEL PAESE REALE. L’OPINIONE DEL PRESIDENTE DELL’UCSI,ANDREA MELODIA, SU” IL VOSTRO QUOTIDIANO”

Ce la farà il premier Monti a mettere mano alla questione Rai? Cambiare le leggi che regolano la cosiddetta governance non è facile perché il PDL non ne vuole sapere, e il PD caparbiamente rifiuta di impegnarsi con le vecchie norme. Ma le poche volte che Monti si è espresso sul tema è venuta a galla la voglia di cambiare in un modo o nell'altro le carte sul tavolo del servizio pubblico radiotelevisivo. Però non è chiaro in quale direzione. La questione di fondo è se il governo abbia intenzione di imprimere all'azienda una svolta basata su efficienza, razionalizzazione e risparmio - e queste sono le condizioni minime - o se avverta anche la necessità, e trovi il consenso politico sufficiente, per nominare un nuovo gruppo dirigente forte, autonomo dai partiti, capace di reinterpretare e rilanciare la missione del servizio pubblico.

IL PAESE AVREBBE BISOGNO DI UNA RAI LIBERA DAI PARTITI Monti sa che il paese ne avrebbe bisogno. Perché buona parte del degrado delle istituzioni, della sfiducia diffusa, dell’allontanamento tra i cittadini e la politica trovano terreno favorevole nel racconto della vita pubblica diffuso dai media, soprattutto dalla TV. Non si tratta certo di censurare o di fare da megafono al governo: basterebbe cercare di raccontare un paese più normalespostare l’attenzione sui temi reali, cercare di riflettere invece di strillare e insultarsi. E questo vale anche per il modo di raccontare i fatti di cronaca e le vicende private.

UNA GRANDE BUSSOLA DI RIFERIMENTO PER LA GENTE Il servizio pubblico radiotelevisivo, anche nel nuovo ambiente connesso nella rete, rappresenta una grande bussola di riferimento capace di influenzare l’intero universo dei media: per le idee che i cittadini maturano sulla politica prima ancora che sui partiti, per le opinioni e i valori socialmente condivisi, perché serve una informazione espressa in termini di servizio ai cittadini, perché l’intrattenimento e la fiction sono, nel bene e nel male, strumenti di educazione permanente. In tempi sempre più brevi, questi diventano i primi punti di forza e di debolezza di un paese, della sua lingua, della sua cultura, e anche della sua economia.( ILVOSTROQUOTIDIANO)