I media e la fede. In Europa, ha affermato il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria) e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), “molti mass-media divulgano una presentazione della fede cristiana e della storia che talora abbonda di calunnie, disinformando il pubblico sia circa il contenuto della nostra fede sia a proposito della realtà della Chiesa”. Dello stesso avviso anche il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese, che ha deplorato “una cultura influenzata dal linguaggio mediatico e il suo ricorso all’immediatezza e all’affettività”. Dell'”impatto negativo dei media” ha parlato pure mons. Shlemon Warduni, vicario patriarcale caldeo di Baghdad (Iraq), evidenziando che questi “spesso si dispongono contro la Chiesa per screditarla e indebolire la sua forza morale”. Per questo, ha sottolineato p. Robert Francis Prevost, priore generale dell’Ordine di S. Agostino (Agostiniani), “se la ‘nuova evangelizzazione’ vuole contrastare con successo le distorsioni della realtà etica e religiosa prodotte dai mass media, allora i pastori, i predicatori, gli insegnanti e i catechisti devono essere molto più informati circa la sfida costituita dall’evangelizzare in un mondo dominato dai media”. Per p. Jose Panthaplamthottiyil, priore generale dei Carmelitani della B.V. Maria Immacolata, “occorre compiere seri tentativi per impiegare i mass media nell’evangelizzazione, affinché tra le molte voci del mondo venga udita anche la voce di Dio”. Nel 1926, ha ricordato generale della suor Maria Antonietta Bruscato, superiora generale della Pia Società delle Figlie di San Paolo (Brasile), “il beato Giacomo Alberione scriveva: ‘Il mondo ha bisogno d’una nuova, lunga e profonda evangelizzazione… Occorrono mezzi proporzionati, e anime accese di fede’. Ed è a questa grande sfida che dobbiamo rispondere anche noi oggi”.
Spazi irrinunciabili. “I mass media – ha detto mons. Joseph Anthony Zziwa, vescovo di Kiyinda-Mityana (Uganda) – devono diventare uno strumento efficace per catechizzare ed educare”. Anche per mons. Salutaris Melchior Libena, vescovo di Ifakara (Tanzania), “occorre migliorare l’apostolato dei media”. Per mons. John Atcherley Dew, arcivescovo di Wellington e presidente della Federazione delle Conferenze dei vescovi cattolici di Oceania (Fcbco), “la nuova tecnologia è un agente vitale della ‘nuova evangelizzazione'”. Secondo mons. Stanley Roman, vescovo di Quilon (India), “per rievangelizzare e trasmettere la fede” è necessario, tra l’altro, “un maggiore coinvolgimento nei mass media per diffondere i valori evangelici e far conoscere il vero volto della Chiesa”. Mons. Leonardo Ulrich Steiner, vescovo ausiliare di Brasília (Brasile), invita a “considerare i nuovi areopaghi dei giovani, come il mondo dell’istruzione, dei media, di internet, dell’arte e altri, spazi irrinunciabili per la nuova evangelizzazione”. Anche mons. Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, arcivescovo di Jakarta e ordinario militare per l’Indonesia, si è soffermato sui “giovani che vivono in una cultura massmediatica”: “La Chiesa deve cercare di trasmettere il suo messaggio in un linguaggio che colpisca i loro cuori”. Una necessità, questa, richiamata anche da Riad Sargi, presidente della Società di San Vincenzo de’ Paoli in Damasco (Siria): occorre “trovare il modo d’incoraggiare” i giovani “a venire in chiesa creando un’atmosfera piena di gioia e piacere e impartir loro un insegnamento cristiano servendoci della tecnologia all’avanguardia”.
Le opportunità dei media. “Il potenziale dei media – ha affermato mons. Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Minsk-Mohilev (Bielorussia) – deve essere utilizzato per aiutare l’uomo a trovare Cristo e vivere della sua verità. (…) La Chiesa per essere evangelizzatrice deve essere mediatica”. Al riguardo mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, ha spiegato che “la Chiesa è già presente nello spazio digitale, ma la prossima sfida è cambiare il nostro stile comunicativo per rendere tale presenza efficace, occupandoci soprattutto della questione del linguaggio”. Mons. Emmanuel Adetoyese Badejo, vescovo di Oyo (Nigeria), ha espresso il desiderio che il Sinodo confermi “con energia il ruolo e la responsabilità dei professionisti e degli operatori cattolici dei media nella ‘nuova evangelizzazione’ e l’esigenza di rivolgere un’attenzione particolare al loro sviluppo spirituale”. Infine, la testimonianza di Mikhail Fateev, direttore di produzione presso il canale televisivo “United Television” a San Pietroburgo (Federazione russa), che ha parlato della “comunità cattolica in Russia”, realtà “molto povera”, per la quale “il metodo più efficace è quello di servirsi dei nuovi media, quali i social network, i blog e i siti web”. Questo, ha rimarcato, “è il modo migliore per essere ascoltati dai ragazzi e anche dalle famiglie giovani. Dobbiamo collaborare anche con i media secolari. Tutte queste risorse mediatiche dovrebbero aiutarci a indurre le persone a tornare in chiesa e a invitarle a una vita cristiana più profonda e personale”. (SIR)

