Sugli atti secondo il giudice cui vigeva il divieto di pubblicazione. Ai cronisti è stato notificato un decreto penale di condanna con conversione della pena detentiva in una pena pecuniaria tra i 1500 e i 3000 euro ciascuno. Protesta dell’ordine dei giornalisti della Calabria.Non erano atti giudiziari coperti dal segreto istruttorio, ma ugualmente otto giornalisti calabresi sono stati condannati per violazione del divieto di pubblicarli. Per il Tribunale di Salerno, cronisti e direttori dei quotidiani “Gazzetta del Sud”, “Quotidiano della Calabria” e “Calabria Ora” sono colpevoli e dovranno pagare multe che vanno da 1500 a 3000 euro. La loro colpa sarebbe stata quella di aver pubblicato articoli riguardanti un’inchiesta antimafia condotta dai carabinieri del Ros e dalla Procura di Salerno che aveva iscritto nel registro degli indagati tre magistrati del distretto di Catanzaro. Nel gennaio 2013, l’allora procuratore Franco Roberti (oggi capo della Dna) e il sostituto Rocco Alfano avevano chiesto la misura cautelare interdittiva per i tre magistrati. Richiesta che era stata rigettata dal giudice per le indagini preliminari il quale aveva emesso un’ordinanza poi impugnata dalla Procura davanti al Tribunale del Riesame dove sono stati depositati gli atti di indagine pubblicati dai giornalisti.I giornalisti sono stati, quindi, condannati con un procedimento speciale, senza udienza preliminare, senza dibattimento e senza essere neanche interrogati. Si tratta dei direttori responsabili del “Quotidiano della Calabria” e della “Gazzetta del Sud” Emanuele Giacoia e Alessandro Notarstefano, dell’allora direttore responsabile di Calabria Ora Piero Sansonetti e dei giornalisti Stefania Papaleo, Pietro Comito, Gianluca Prestia, Nicola Lopreiato e Marialucia Conistabile. Il presidente dell’ordine dei giornalisti, Giuseppe Soluri, ha protestato affermando che: “i giornalisti italiani sarebbero esposti ad un’ondata di decreti penali di condanna, con pedisseque sanzioni detentive e pecuniarie, con una evidente limitazione della libertà di stampa e del diritto dei cittadini ad essere informati”. Dal canto suo il vicesegretario nazionale del sindacato Fnsi, Carlo Parisi, ha sostenuto che: “La vicenda conferma ancora una volta la necessità di riformare con urgenza la legge sulla stampa e, con essa, le norme del codice penale che impediscono il normale svolgimento dell’attività giornalistica”. (ILFATTOQUOTIDIANO)

