Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e membro del Comitato direttivo del Sindacato mondiale di categoria (Ifj), Franco Siddi, in un incontro con il Segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, ha ribadito l’impegno della Fnsi e del Sindacato internazionale dei giornalisti (Ifj) per la difesa e il rilancio del servizio pubblico radiotelevisivo. Intanto il 27 maggio, alle ore 15, presso l’hotel Nazionale di Roma, si terra’ la conferenza stampa dell’Usigrai alla quale sarà presente il professor Alessandro Pace, già presidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti, al quale il sindacato dei giornalisti della Rai ha chiesto un parere pro veritate sul decreto legge 66/2014. Questa la sintesi della posizione espressa a nome della Fnsi: “L’innovazione della Rai e il rilancio del servizio pubblico non si misurano in una gara a chi è più bravo a toglierle soldi e farla funzionare con minori risorse. Bisogna stare attenti.Se passasse come conclusione sommaria di un dibattito in corso questa indicazione secca, entrerebbero in campo gli esperti, i ragionieri dei conti, non gli specialisti che sanno fare la radiotelevisione migliore per il Paese. La sfida non può essere allora quella sulla quantità dei quattrini da togliere alla Rai con sottrazione di una quota del canone, a prescindere, ma di rispondere alle tante domande poste dall’Europa e dalla società civile, in quasi venti anni, per una condizione operativa diversa per il servizio pubblico radioTv e per l’intero sistema dell’informazione in Italia. Alla Rai va chiesto un progetto di azienda che individui obiettivi e prodotti editoriali e che, se possibile, costi di meno. Diversamente il rischio è di minare dalle fondamenta un bene del Paese esponendolo alle intemperie di un mercato drogato, che troppi guasti ha provocato e sicuramente ha alimentato costi, e forse, sprechi. Naturalmente gli sprechi – se ci sono – vanno individuati, certificati chiaramente ed eliminati. Ma attenzione: una linea di tagli, mentre manca la lotta all’evasione del canone e manca un’istanza chiara di una nuova missione di servizio su cui fare i conti, comporta rischi industriali gravi, e, per chi guarda al lavoro, il pericolo che, per salvare le star che costano e “fanno mercato”, siano sottopagati o mandati a casa i giovani e gli operatori che assicurano lavoro essenziale. Detto questo, serve più servizio pubblico e più libero in Italia. Su questo ben venga, allora, e sia concreta la sfida del Presidente Renzi quando annuncia che la Rai non sarà mai più né dei partiti né del Governo. Per rispondere allo spread che paga l’Italia, a livello internazionale – con richiami degli organismi istituzionali europei e delle agenzie di valutazione del grado di indipendenza e libertà dei media -, da qui si deve partire per valutare chi è davvero innovatore e chi invece sta nel campo conservatore. Non si può partire invece da tagli indistinti che possono mettere in ginocchio, a prescindere, azienda e tv pubblica.La Fnsi chiede perciò l’apertura di un confronto a tutto campo tra pretesi innovatori e pretesi conservatori, senza reticenze e senza slogan precostituiti, sul merito delle cose e delle questioni reali che possono far compiere al Paese un balzo in avanti nella considerazione pubblica e nell’effettiva riqualificazione dei suoi servizi, compreso quello della radiotelevisione. E per dare un segnale chiaro che si vuole liberare la Rai dai partiti e dai governi, si deliberi subito una nuova fonte di nomina attraverso un provvedimento per una nuova governance. La Federazione nazionale della Stampa italiana, d’intesa con l’Usigrai, si impegnerà a fondo nella costruzione di una relazione sociale con i corpi intermedi e le istituzioni per una vera sfida riformatrice”. (FNSI,USIGRAI)

