29 Ottobre 2014
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DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA, NUOVE REGOLE. MULTE PER TESTATE WEB. PER ODG E FNSI: DA CORREGGERE

1A11Il ddl è stato licenziato dall’aula del Senato: fra le novità anche lo stop al carcere per i giornalisti. Ma c’è anche il diritto all’oblio e una stretta per le querele temerarie. Il provvedimento dovrà tornare alla Camera per il via libera definitivo
Stop al carcere per i giornalisti, introduzione del diritto dall’oblio oltre a quello di rettifica ed estensione delle sanzioni pecuniarie anche per le testate online. Sono questi alcuni dei punti principali del ddl sulla diffamazione a mezzo stampa sul quale l’Aula del Senato ha votato dopo aver approvato tutti e cinque gli articoli del provvedimento. Sul testo, già modificato in commissione Giustizia, l’Aula ha dato l’ok anche ad alcuni emendamenti, tra i quali uno presentato dal M5S, con il parere favorevole del Governo, inerente proprio all’estensione delle multe anche per le testate online. Ecco i punti principali del provvedimento.   
Stop carcere per i giornalisti
E’ forse la novità principale del provvedimento che sostituisce, per chi diffama a mezzo stampa, la pena detentiva con una sanzione pecuniaria fino a diecimila euro. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato falso, la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità, la multa va dai dieci ai cinquantamila euro. La rettifica, se conforme a quanto prevede il testo, sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità sia per il direttore responsabile sia per l’autore dell’offesa. L’interdizione da uno a sei mesi dalla professione, con un emendamento approvato in Aula, è prevista solo nei casi di recidiva reiterata.
Rettifica
Il direttore o, comunque, il responsabile deve pubblicarla gratuitamente, entro due giorni dalla ricezione della richiesta, senza risposta, senza commento e senza titolo e menzionando titolo, data e autore dell’articolo da rettificare. L’obbligo di rettifica vale per quotidiani, periodici, agenzie di stampa, nonché nelle testate giornalistiche online, che invieranno la rettifica agli utenti che hanno avuto accesso alla notizia cui si riferiscono. La rettifica non va pubblicata se ha contenuto suscettibile di incriminazione penale o se èdocumentalmente falsa.    
Diritto all’oblio
Fermo restando la rettifica l’interessato può chiedere ai siti internet e ai motori di ricerca l’eliminazione dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione della legge. In caso di rifiuto lo stesso può chiedere al giudice di ordinare la rimozione.  
“Querele temerarie”
Fra gli emendamenti approvati anche quello che scoraggia le querele temerarie. La modifica, a firma di Felice Casson e sul quale la relatrice Rosanna Filippin ha chiesto e ottenuto una riformulazione prevede che, su richiesta del convenuto, il giudice, con la sentenza di rigetto, possa condannare al pagamento di una somma in via equitativa chi ha agito in sede di giudizio in malafede o con colpa grave. Ugualmente, il giudice può condannare a un risarcimento “equitativo” il querelante, se risulta la temerarietà della querela.  
Responsabilità direttore
Fuori dei casi di concorso con l’autore del servizio, il direttore o il suo vice non rispondono più “a titolo di colpa” a meno che il delitto non sia conseguente alla violazione dei doveri di vigilanza della pubblicazione. La pena è in ogni caso ridotta di un terzo mentre è esclusa la pena accessoria dell’interdizione dalla professione.

ODG: IACOPINIO,“Il Senato elimina il carcere per i giornalisti ma l’effetto intimidatorio rimane”

 “Il Senato della Repubblica ha perso la grande occasione di tutelare il diritto dei cittadini ad avere una informazione libera, rispettosa della verità e delle persone”. Lo ha detto Enzo Iacopino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, della legge sulla diffamazione approvata oggi dal Senato. Il Senato, ha sottolineato Iacopino “si è limitato, per non incorrere nelle sanzioni dell’Europa, ad eliminare il carcere per i giornalisti. Ma l’insieme delle norme mantiene tutto l’effetto intimidatorio con la previsione di una sanzione che può arrivare a 10.000 euro in caso di un errore. L’equivalente del compenso di 1.000 o più articoli per migliaia di giornalisti”. “Come si tuteli in questo modo la libertà dell’informazione – ha continuato il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti – è un mistero che solo le tortuosità della politica possono tentare di spiegare. Come si tuteli il diritto dei cittadini alla verità, prevedendo un obbligo di rettifica senza alcun commento da parte dell’autore dell’articolo, è un altro mistero: i ladri, i corrotti di turno, i mafiosi di ogni latitudine avranno la possibilità di suggestionare l’opinione pubblica con la loro ultima parola. Il giornalista dovrà tacere, limitandosi a fare da cassa di risonanza alla loro ‘verità’. Una vergogna”.

FNSI :Forte impegno per correggere il ddl alla Camera. Diffamazione, bene no al carcere, malissimo il ‘bavaglino’ di multe

Diffamazione, una manifestazione al Pantheon “Pare proprio non ci sia verso per fare una legge che fino in fondo sorregga la libertà di stampa, il diritto dei cittadini alla piena informazione senza condizionamenti impropri. Bene la cancellazione del carcere per i giornalisti, malissimo il bavaglino delle mega multe e delle norme restrittive per il  web. Il testo di legge votato oggi dal Senato, sulle regole e le pene sulla diffamazione a mezzo stampa risolve alcuni problemi di compatibilità europea, ma introduce nuovi gravami che rischiano di silenziare buona parte dell’informazione e gli operatori più deboli, come i new media non sostenuti da grandi imprese, i giornalisti freelance e i cronisti di territorio.

E’ sicuramente una svolta la cancellazione del carcere per i giornalisti – motivo di diverse condanne dell’Italia dalla Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo – e l’introduzione di una norma che finalmente parla di querele temerarie, anche se è incomprensibile attribuire al giudice solo la facoltà e non l’obbligo di procedere contro chi le propone stabilendo, in questo caso, il pagamento di una somma non specificata. Allo stesso modo assolutamente insoddisfacente è l’obbligo di rettifica che vieta qualsiasi commento. Il rischio di vedere pubblicate in questo caso altre verità per nulla certificate, ma non contestabili, magari con richiesta di rettifica provenienti da ambienti malavitosi e di o da qualche potere prepotente è evidente. Allo stesso modo le pesanti multe introdotte e l’obbligo di celebrare i processi nei tribunali dell’area di residenza dei querelanti, rischia di stroncare sul nascere qualsiasi attività di informazione diffusa degli organi meno forti economicamente, soprattutto i piccoli ma incisivi giornali on line che non avrebbero neanche la possibilità di difendersi adeguatamente. Altra norma contradditoria è quella del diritto all’oblio che nulla deve avere a che vedere con una legge che deve garantire il libero e responsabile esercizio dell’attività di informazione quale bene pubblico di tutti i cittadini. La Fnsi ringrazia coloro che si sono battuti fino in fondo per una legge giusta e per la libertà, ma non può apprezzare certi scambi che la ragion politica ha imposto come il ritiro di alcuni emendamenti liberali di norme che hanno un indirizzo punitivo se non vendicativo. La Fnsi resta impegnata perché le storture più evidenti che danneggiano quanto di buono è stato fatto (in questo caso solo per superare la sanzione dell’Unione Europea) siano corrette dalla Camera dove ora dovrà ritornare il testo approvato oggi dal Senato”. (ANSA,FNSI,RAINEWS24)