Reporters senza frontiere lancia la campagna per combattere le torture e gli omicidi nei confronti di chi cerca di fare informazione a tutte le latitudini Per difendere il fondamentale diritto all’informazione, l’associazione indipendente di giornalisti ha deciso di promuovere la campagna in inglese, francese e spagnolo sotto l’hashtag #FightImpunity, lamentando che la quasi totalità dei crimini commessi, circa il 90%, non è mai stata portata in tribunale o punita dalla legge, alimentando il senso di impunità dei regimi e delle gang criminali che ne sono stati autori. Sul sito di rsf.org campeggiano 10 casi esemplari di torture, sparizioni e assassinii di cui sono stati oggetto dei giornalisti.
María Esther Aguilar Cansimbe, messicana, è una di queste. Sparita all’età di 33 anni l’11 novembre 2009 dopo essere uscita di casa in seguito a una telefonata. Aveva indagato sugli abusi della polizia di Zamora ed era già stata minacciata dal cartello criminale La Familia. Dawit Isaak, detenuto in Eritrea non ha potuto vedere la sua famiglia per 13 anni e nonostante l’ntervento dell’Unione Europea e dello Stato svedese di cui è cittadino, non ha ancora avuto un processo. Il giornalista franco libanese Samir Kassir è stato fatto saltare in aria insieme alla sua auto nel 2005. Il pakistano Syed Saleem Shahzad, è invece stato trovato morto nel 2011: reporter dell’agenzia italiana Adn Kronos, studiava i legami tra Al-Qaeda e l’esercito pakistano. Il francese Guy-André Kieffer, disperso in Costa D’Avorio nel 2004 mentre indagava su dubbie pratiche commerciali del paese produttore di cacao, è un altro giornalista che ha pagato così la dedizione alla professione. In tutti questi casi la polizia non ha indagato adeguatamente e talvolta si è resa corresponsabile dell’insabbiamento delle indagini.
Il sito web della campagna, presentando all’opinione pubblica queste storie – dettagliatamente documentate – offre la possibilità di inviare tweet e lettere preimpostate ai capi di stato e di governo dei paesi dove i crimini contro i giornalisti sono stati commessi. Per i promotori della campagna che invitano i cittadini a difendere il loro diritto a essere informati “bisogna usare ogni mezzo necessario affinché temini la violenza contro giornalisti e media workers, e affinché gli stati siano indotti a condurre indagini veloci ed efficaci nei casi di violenza che coinvolgono chi ha come unico obiettivo raccontare a tutti il mondo in cui viviamo”. (REPUBBLICA.IT)

