Non si placano le polemiche sui corsi di formazione obbligatoria dei giornalisti. Dopo mesi di proteste (la legge sui 60 crediti richiesti in tre anni a professionisti e pubblicisti è entrata in vigore il 1 gennaio di quest’anno) è il presidente dell’Ordine, Enzo Iacopino, a chiedere direttamente al ministro della giustizia, Andrea Orlando «una riforma dell’ordine dei giornalisti e una radicale revisione delle norme sulla formazione della categoria». Una richiesta arrivata direttamente sul tavolo del Guardasigilli. La legge sulla formazione – spiega Iacopino – «deve essere radicalmente rivista, anche in tempi rapidi». Sotto accusa soprattutto i corsi a pagamento (il costo supera a volte anche i 200 euro) e i crediti erogati anche ai relatori degli stessi corsi, ma anche la difficoltà dei giornalisti a iscriversi perché le domande di iscrizione superano le offerte gratuite. Senza contare il cattivo funzionamento della piattaforma alla quale è obbligatorio iscriversi sia per seguire i corsi online sia per accedere all’iscrizione degli stessi eventi formativi.«Mi auguro – ha detto ancora Iacopino – il ministro abbia la stessa lungimiranza dimostrata dalla Severino, quando escluse l’obbligo di assicurazione per la categoria dei giornalisti. Non dimentichiamo, infatti, che il nostro un mestiere sottoposto a un giudizio quotidiano». E anche se la formazione e l’aggiornamento sono necessari, Iacopino chiede «di non mettere tutti nello stesso calderone». Il riferimento è a un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di pochi giorni fa (“Condoni e punti ai relatori. I corsi burletta per giornalisti”), quei «professorini che predicano il rispetto della legge, non capendo che, oltre ad essere fastidiosi, ignorano che la categoria dei giornalisti si sta adoperando per la formazione». E saranno oltre 50mila quelli che a fine anno avranno ottenuto i crediti necessari.
Ma al ministro Orlando si rivolge anche il deputato dem, Michele Anzaldi, che proprio prendendo spunto dall’articolo del Corriere denuncia l’assegnazione dei crediti “allargata” non solo ai corsi veri e propri ma anche alla presentazione di libri e alla presenza agli eventi come relatori: «Viene il dubbio che il meccanismo – dice Anzaldi – serva a dare visibilità a eventi che altrimenti non sarebbero di interesse per la stampa».
Altro elemento controverso è quello dei pochi controlli e, dice Anzaldi, anche di un eventuale crediti-day (una specie di sanatoria per chi non ha acquisito i crediti previsti per difficoltà varie). Una possibilità, questa della sanatoria, smentita da Iacopino che ha anche spiegato che per legge il Consiglio nazionale dell’Ordine è obbligato ad accreditare quegli enti che abbiano un’esperienza, anche generica, triennale nella formazione, senza però poter verificare i requisti ma con l’obbligo di trasmettere al documentazione al ministero della giustizia per il “parere vincolante”.
Un vero e proprio assalto «dei mercanti della formazione» scrive Iacopino sul Corsera, a cui i giornalisti possono rispondere solo con un modo, secondo il presidente dell’ordine: disertando i corsi a pagamento. In attesa della revisione della legge. (EUROPA)

