23 Febbraio 2015
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GIORNALISMO: INCONTRO CALABRESI CARD. SCOLA, RECUPERARE IL CORAGGIO DI SCEGLIERE

1SaIl direttore de “La Stampa”, Mario Calabresi, invitato a dialogare con l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, in occasione del tradizionale incontro con i giornalisti, ha ricordato che “è necessario chiamare le cose con il loro nome, perché abbiamo perso la corrispondenza tra la parola e il significato, le parole non sono più descrittive” e “la sfida è utilizzare parole normali, aderenti alla realtà, che può essere molto più forte e rivoluzionario”. Anche “la sovraesposizione della parola logora, ad esempio, quando si parla di rapine e furti o altri reati, non si usa più la parola ‘testimone’ ma solo ‘supertestimone’”. Inoltre “ci siamo illusi che enfatizzare servisse”. Il giornalista “deve scegliere, non possiamo scaricare sul lettore una valanga di informazioni ed emozioni, dobbiamo recuperare il coraggio di scegliere”. Relativamente ai video sulle decapitazioni mostrati da molti siti, Calabresi ha ricordato il rispetto per i defunti e anche che “se fai vedere video così, non avvicini le persone al problema”: “Colpisci allo stomaco e basta. Invece bisogna ritrovare il coraggio di non vivere di indignazioni gratuite. Siamo prigionieri di una indignazione gratuita e invece i giornalisti hanno il dovere di contestualizzare le cose”.  “Dal canto suo il cardinale Scola ha sostenuto che: “Le parole sono troppe quando non sono vere Papa Francesco parlando a un gruppo di giornalisti di Tv2000 ha detto che il loro primo compito è quello di risvegliare le parole”, per farlo “l’unico modo è che le parole comunichino la realtà”, ossia “chiamare le cose per nome, non usare equivocamente le parole, non usare le stesse parole per cose radicalmente diverse. In un certo senso, occorre semplificare”. Sull’emotività nella comunicazione è necessario “assumersi la responsabilità per far emergere il ragionevole” perché “il problema non è scandalizzarsi della rabbia, ma impedire che questa si trasformi in rancore”. Io “non sono così favorevole alla distinzione tra l’elemento narrativo e quello interpretativo perché la comunicazione è sempre narrazione” e “la presunzione di oggettività” indica “il tasso inconsistente di testimonianza”.(SIR)