16 Marzo 2015
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SNAPCHAT: DISCOVER E IL NUOVO GIORNALISMO “MORDI E FUGGI”

1piazza-500x280In America ne parlano tutti, in Italia un po’ meno. Dallo scorso gennaio Snapchat, il servizio di messaggistica istantanea simile a WhatsApp, è diventato anche contenitore editoriale con la funzione Discover, che diffonde notizie della durata di 24 ore. Grandi testate quali CNN, Daily Mail, Cosmopolitan, Vice, Yahoo News tra le altre hanno deciso di partecipare al progetto. L’esperimento si basa su due pilastri: da una parte la concezione di un’informazione a breve scadenza (lo spazio di un giorno) e dall’altra l’investimento crescente dei media tradizionali sui cosiddetti app media.
L’applicazione ideata nel 2011 tra i banchi di Stanford da Evan Spiegel e Bobby Murphy, permette di inviare messaggi, foto e video pronti a scomparire in poco tempo. Il successo è immediato, ad oggi si contano circa 100 milioni di utenti, e i dati puntano a moltiplicarsi. Secondo Bloomberg, la startup potrebbe raccogliere investimenti del valore di 500 milioni di dollari, più i 200 milioni non confermati della compagnia cinese Alibaba, portando la sua valutazione ad oscillare tra i 16 e i 19 miliardi. Ad integrare questo felice scenario c’è poi la nuova funzione, concepita per estendere il sistema collaudato nella chat alle news.
“I social media ci dicono cosa leggere sulla base di ciò che è più recente o più popolare. Noi la vediamo in modo differente. Contiamo su editori e artisti, non su click o condivisioni, per stabilire ciò che è importante” si legge sul blog di Snapchat a fine gennaio “Quello che è notizia oggi, è storia domani”. Lo slogan è un primo elemento utile per farsi un’idea, eppure una risposta che arriva solo dai creatori del servizio non basta.
Per ora i media nativi online non ci pensano e se lo fanno è per capire come saranno conquistati i ragazzi tra i 13 e i 25 anni, la fascia degli affezionati della chat, i destinatari a cui puntare per le notizie “mordi e fuggi” (una delle formule con cui sono state ribattezzate), riprese dai siti e in parte originali. Grace Regan, co-fondatrice di Clippet, applicazione con news in formato audio, scrive sul Guardian che la platea giovane vuole contenuti “mobile-friendly, condivisibili e presentati in modo accessibile” per cui “bisogna richiedere di più dai partner editoriali se si vuole catturare l’attenzione della Generazione Y”. Annalee Newitz, alla guida del blog di tecnologia Gizmodo, firma un editoriale dal titolo Non preoccupatevi: Snapchat non è il futuro del giornalismo. Il futuro non sarà dunque racchiuso in tanti articoli, foto o video di un’ora? No, la questione è un’altra: “Gli app media non stanno distruggendo gli old media. Stanno solo diventando un’estensione dei vecchi mezzi di comunicazione”. (corriere.it)