17 Aprile 2015
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CONVEGNO FISC: INTERVENTI.ZANOTTI, POMPILI, OCCHETTA, VICINANZA, SANTORO, PETROCCHI, PARISSE

1confiscMONS. POMPILI (CEI), RECUPERARE LA “DISTORSIONE COMUNICATIVA”

 “A livello comunicativo tra il prima” – ovvero l’immediato post-sisma – “e il dopo si è prodotto una sorta di iato”, una “distorsione comunicativa”. Lo ha detto monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali e sottosegretario Cei, parlando  a L’Aquila al convegno nazionale dei settimanali cattolici, dedicato alla ricostruzione dopo il terremoto che nel 2009 ha colpito l’Abruzzo. L’immagine mediatica de L’Aquila e dei suoi abitanti “prima evocava una tempra solida come quella delle montagne, tant’è che nell’immediato del terremoto colpiva come la gente vi facesse fronte”. “La canzone ‘Domani’ – ha evidenziato al riguardo – interpretava bene la percezione di stare dentro a un dramma che aveva colpito un’umanità di singolare qualità”. Passati i primi tempi, sui media invece hanno trovato spazio solo “lagnanze, lamentele, contrapposizioni, litigiosità”. Qui, ad avviso di Pompili, sta lo iato, frutto di “una serie di eventi che sono stati comunicati in maniera distorta”. E ora occorre recuperare, raccontare e far sì che “possano essere ricostruiti quei luoghi della città che ne esprimono l’anima, come è il centro storico”. Un impegno che il sottosegretario della Cei ha letto anche in relazione al convegno ecclesiale di Firenze, ricordando che “l’umanesimo ha la caratteristica di aver preso corpo nelle città e nei centri storici, che della città esprimono l’anima”.

P. OCCHETTA (“LA CIVILTÀ CATTOLICA”, UCSI), “IL BUON GIORNALISMO È POSSIBILE”

 “Il buon giornalismo è possibile”. Con uno sguardo positivo padre Francesco Occhetta, scrittore de “La Civiltà Cattolica” e assistente nazionale dell’Ucsi, si è rivolto ai giornalisti che stanno partecipando al convegno nazionale della Fisc Analizzando la deontologia che deve accompagnare la professione, Occhetta ha messo in luce tre dimensioni. La prima è “la dimensione della conoscenza e della buona pratica”, che in Italia vede numerosi codici deontologici “su temi specifici”. Però, “mentre in America la deontologia è culturale, il collega che la viola viene cacciato dalla redazione, in Europa e ancor più in Italia questo non avviene, facciamo riflessioni su ciò che non funziona ma la sanzione è molto rara”. Vi è poi la “responsabilità individuale”, che chiede una “formazione, per agire in coscienza essendo uomini morali, che conoscono il discrimine tra il bene e il male” e s’interroga sulle “conseguenze” della propria azione. Infine, la “coerenza”, che nell’agire giornalistico chiama in causa tutta sua la vita. Ai giornalisti, diceva il cardinale Martini, “non è chiesto di essere degli eroi, ma uomini sì”. “Siamo chiamati a essere uomini morali – ha concluso Occhetta – e capire dove dirigere la nostra azione”

VICINANZA (“L’ESPRESSO”), “DRAMMATICO CONO D’OMBRA” DEI MEDIA

Il terremoto che nel 2009 ha colpito L’Aquila e l’Abruzzo “è stato il più grande e disastroso evento naturale che il nostro Paese ha subito nell’ultimo secolo. L’intensità e l’effetto culturale ed economico non sono paragonabili a nessun’altra vicenda: L’Aquila è un concentrato di arte, cultura, storia, documenti e tradizioni che non ha paragoni”, eppure non se ne ha “consapevolezza”. Così Luigi Vicinanza, direttore dell’“Espresso”, che dal 2006 al 2010 ha diretto il quotidiano abruzzese “Il Centro”, ha parlato nel capoluogo abruzzese, durante la tavola rotonda “Comunicare per ricostruire” organizzata all’interno del convegno nazionale della Federazione italiana settimanali cattolici. Da Vicinanza è giunto un apprezzamento ai giornali locali, attorno ai quali “si riconoscono le comunità, i valori che fanno ricca la nostra Italia”. Quindi l’analisi della comunicazione post-sisma, evidenziando come “un cortocircuito mediatico” abbia fatto passare le “new town” provvisorie – che “dovevano evitare lo scempio dei container” – come “la ricostruzione tout court”. Poi, “finita questa fase emergenziale, l’Aquila è tornata in un drammatico cono d’ombra”. Da qui l’invito ai giornalisti a “continuare a raccontare” e “tenere sempre alta l’attenzione”. “Il nostro compito – ha concluso – è quello della testimonianza, di essere testimoni di ciò che succede in questa città nel bene e nel male”.

PRESIDENTE FISC FRANCESCO ZANOTTI

Pluralismo, “presidio di democrazia”. Una ricostruzione che ha anche bisogno di un pluralismo dell’informazione come “presidio di democrazia”, usando le parole pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso d’insediamento. “Da mesi ormai portiamo avanti la petizione #menogiornalimenoliberi che mi piace declinare come ‘più giornali più libertà’, ma al momento risposte certe non arrivano”, ha lamentato Zanotti, chiedendo ancora una volta “rigore ed equità”. “Rigore, perché si devono sostenere quelli che meritano”, ma pure “equità, perché situazioni simili vanno trattate nello stesso modo”.

VESCOVO AVEZZANO: MONS. SANTORO

Monsignor Pietro Santoro, vescovo di Avezzano, ha esortato a “tornare ad avere una visione”, perché il futuro senza una visione “è ciò che di più liquido e indistinto possa esserci”.

VESCOVO DE L’AQUILA, MONS PETROCCHI

 E per costruire questo futuro c’è bisogno di relazioni, di “entrare in contatto”, compito che riesce bene al giornale diocesano, ha rimarcato il vescovo de L’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, poiché questo è un “luogo dove si comunica, dove si crea un clima d’incontro, dove si promuove una cultura di comunione”.

GIORNALISTA GIUSTINO PARISSE DEL” CENTRO”

 Giustino Parisse, giornalista del “Centro”, che nel terremoto del 2009 perse i due figli e il padre, ha rimarcato che “la comunicazione ha fallito” nella sua missione fin da allora, “perché ha guardato qualcosa che non era la ricostruzione”, concentrandosi con enfasi sulla costruzione delle case provvisorie e dimenticando il centro storico.  (SIR)