20 Aprile 2015
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FESTIVAL PERUGIA: ULTIMA GIORNATA, DAL GIORNALISMO INVESTIGATIVO A QUELLO CULTURALE AI SOCIAL NETWORKS

1cover ita2-138x150-horzFestival internazionale del giornalismo di Perugia si e’ conclusocontinua con una serie di interventi su vari argomenti riguardanti la professione di oggi e di domani. Tra tutti i temi dell’ultima giornata ne abbiamo scelti alcuni che pubblichiamo in breve sintesi.( Questi, elencati di seguito, sono i temi della giornata:
COME CAVALLI CHE DORMONO IN PIEDI – PAOLO RUMIZ,  SPIN FACTOR – IL RACCONTO DELLA COMUNICAZIONE POLITICA, DONNE E BAMBINI COME MERCE DI SCAMBIO: LE IENE SUL PIEDE DI GUERRA,  MAFIA CAPITALE: DESTRA E SINISTRA AGLI ORDINI DELLA MALAVITA,  MAFIA CAPITALE: DESTRA E SINISTRA AGLI ORDINI DELLA MALAVITA,  IN MEZZ’ORA,  IL BUONO E IL CATTIVO DELLA RADIO. INCONTRO CON LINUS E GIUSEPPE CRUCIANI,  PRESENTAZIONE DEL LIBRO “L’AMORE CHE TI MERITI” DI DARIA BIGNARDI,  INNOVAZIONE NEL GIORNALISMO SPAGNOLO,  LAGALLEAKS E #CHIEDI: COME USARE IL DIRITTO DI ACCESSO PER FARE GIORNALISMO,   “PARIS VAUT BIEN UNE PRESSE”: I MODELLI INNOVATIVI DEL GIORNALISMO FRANCESE,  DIALOGHI SULLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE,  ANGELO AGOSTINI: FORMARE AL GIORNALISMO SAPENDONE ANTICIPARE I CAMBIAMENTI,  GIORNALISMO INVESTIGATIVO E CRONACA NERA,  GIORNALISMO SPORTIVO: SINGOLARE FEMMINILE?,  MOBILE JOURNALISM, LA REDAZIONE IN TASCA,  IL GIORNALISMO CULTURALE DALLE EX TERZE PAGINE AL WEB,  OPINIONI VS NOTIZIE,  PARLARE DI MAFIA GLOCALLY,  FARE UN GIORNALE ONLINE, DALL’IDEA AL BUSINESS PLAN,  I NUMERI IN TV (E NON SOLO). I GIORNALI E TALK SHOW FRA SONDAGGI E “CARTELLI”,  POP ECONOMY: LA GRANDE CRISI DEL PICCOLO SCHERMO,  LA VITA È UN VIAGGIO… A TEATRO,  PROPAGANDA RELOADED.  CONVENZIONE TRA ORDINE DEI GIORNALISTI E COMMISSIONE EUROPEA,  WHISTLEBLOWING DIGITALE CON GLOBALEAKS,  SOCIAL NETWORKS E GIORNALISMO: GESTIONE DELLE CRISI, RACCOLTA DI INFORMAZIONI, PUBBLICAZIONE DI NOTIZIE E RISCHI LEGALI E DEONTOLOGICI CONNESSI,  SOCIAL FIGHTERS: CHEF RUBIO, LUCA VOLTORTA, ZEROCALCARE,  GIORNALISMO E PUBBLICITÀ: SEPARATI IN CASA?,  GIORNALISMO, ORRORE E PROPAGANDA,  PROCESSO AI TALK SHOW,  #IJF TALK. PROSSIMITÀ EMOTIVA: IL GIORNALISMO TRA BRAND E PIATTAFORME DI ANDREA IANNUZZI,  STORIE DI CIBO E ADATTAMENTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO.
CONVENZIONE TRA ORDINE DEI GIORNALISTI E COMMISSIONE EUROPEA
 
L’ultima giornata si apre con un incontro per la firma della convenzione tra Ordine dei Giornalisti e Commissione Europea in tema di formazione dei giornalisti. Enzo Iacopino, Presidente dell’Ordine, ha iniziato ringraziato la Commissione Europea e la sua rappresentanza italiana per questa opportunità: “C’è una volontà, da parte di tutti, di collaborare per fornire ai colleghi un’informazione di sempre migliore qualità.”
La convenzione tra l’Ordine e la Commissione Europea prevede la creazione di nuove opportunità formative per i giornalisti in diversi settori.  “Sono certo che questa collaborazione offrirà a tutti i colleghi delle opportunità significative di crescita,” ha continuato Iacopino, “I giornalisti hanno il dovere di acquisire informazioni per poter meglio onorare il compito che a loro deriva dall’articolo 21 della Costituzione: quello di servire i cittadini”.
Lucio Battistorti, direttore Commissione Europea Ril, sottolinea come la presenza fondamentale dell’Europa sia stata il punto di partenza per il protocollo: “L’Europa ormai è nella vita quotidiana di tutti noi, tutti i giorni, ma spesso non lo sappiamo. I giornalisti ci raccontano l’Italia e l’Europa, e a volte anche loro non ne sanno abbastanza, perché l’Europa è anche fatta di molti tecnicismi. Ebbene, il nostro scopo è di far si che di Europa si parli in modo informato”.
L’obiettivo ultimo della convenzione è di migliorare l’informazione riguardante l’Europa e di dare un servizio migliore ai cittadini, in modo che sappiano come interpretare la realtà quotidiana intorno a loro.
SOCIAL NETWORKS E GIORNALISMO: GESTIONE DELLE CRISI, RACCOLTA DI INFORMAZIONI, PUBBLICAZIONE DI NOTIZIE E RISCHI LEGALI E DEONTOLOGICI CONNESSI
Nell’era moderna e con l’avvento della rivoluzione tecnologica è andando riplasmandosi il rapporto fra giornalismo e social media. Ad intervenire Pierluigi Perri, docente di Informatica giuridica all’Università degli studi di Milano.
Nel corso dell’incontro si è spiegato come l’utilizzo dei social media da parte degli organi di informazione, oltre che necessitare l’acquisizione di abilità specifiche all’interno della redazione, offra tanto vantaggi ed opportunità quanto rischi e problematiche.
“Quod non est in social non est in mundo”. Rivisitando questo motto latino, Perri ha illustrato in maniera sintetica ma esaustiva, citando esempi significativi tratti dal mondo della cronaca più recente, quali siano gli aspetti positivi e quali quelli negativi dell’utilizzo dei social media come strumento redazionale.
“Social come dual use goods”: fra i vantaggi, c’è da riconoscere come le nuove modalità di fruizione delle notizie abbiano reso il giornalismo portatile, personalizzato e partecipativo.
L’informazione è infatti divenuta “up to date”, l’offerta informativa vastissima; le testate on-line sfruttano software creati appositamente per la memorizzazione delle preferenze degli user al fine di impostare al meglio l’offerta fornita dal proprio brand.
Parola d’ordine è poi la comunicazione con il pubblico. Il “crowdsourcing” (ossia l’informazione fornita dai lettori stessi tramite l’invio di materiali e informazioni di prima mano alla redazione) è ormai riconosciuto a tutti gli effetti come uno strumento efficace e conveniente del fare giornalismo (a tal proposito Perri ha citato l’esempio dell’attentato di Londra del 7 Luglio 2005).
Il docente universitario ha sottolineato come sia tuttavia opportuno verificare l’attendibilità delle notizie fornite dal pubblico tramite l’incrocio di informazioni e la convalida delle fonti, al fine di garantire al lettore un rapporto fiduciario circa la serietà della testata stessa.
Per quanto riguarda gli aspetti negativi del fare giornalismo tramite l’utilizzo dei social, Perri ha fatto riferimento alla tendenza all’hate speech, ossia il rischio di ricevere commenti negativi ai propri articoli sul web, senza poterli filtrare o censurare; da tenere poi in conto le possibili violazioni etiche o giuridiche nelle quali il giornalista potrebbe imbattersi; la facilità di propagazione di eventuali errori ed una conseguente e maggiore difficoltà di rettifica.
Altra tendenza è poi quella che vede l’instaurarsi di una sorta di “redazione permanente”: agli occhi del pubblico il giornalista conserva la propria aura professionale anche quando si esprime in veste privata.
Alla luce di tutto ciò, Perri ha concluso la propria trattazione offrendo un panorama della legislazione riguardante la privacy, il trattamento dei dati personali, gli obblighi del giornalista nonché delle regolamentazioni adottate da redazioni ed agenzie di stampa, citando numerosi esempi concreti.
MOBILE JOURNALISM, LA REDAZIONE IN TASCA
“Mobile Journalism, la redazione in tasca” é stato il workshop che ha come parola chiave del nuovo giornalista multimediale che ha bisogno di un solo accessorio: lo smartphone. Dopo una breve introduzione di Mario Tedeschini Lalli, vice responsabile innovazione e sviluppo del Gruppo Editoriale L’Espresso, é stata la giornalista Rosa Maria Di Natale a presentare l’incontro.
Consigli e suggerimenti sulle applicazioni da scaricare, il più delle volte gratuitamente sia per Ios che per Android, per realizzare ottime fotografie, video di alta qualità e per montare i propri filmati direttamente sul proprio smartphone. Non meno importanti i tools di scrittura per facilitare il lavoro del cronista multimediale, come ad esempio evernote per scrivere e contemporaneamente registrare un’intervista.
La tradizionale agendina del cronista é stata sostituta dal taccuino digitale. “Il mobile journalist – dice Rosa Maria Di Natale, cronista siciliana per la Repubblica Palermo – é un ‘one man band’, cioè un giornalista che può fare tutto”. I vantaggi del giornalismo ‘tascabile’ sono tantissimi. Innanzitutto la leggerezza, basta uno smartphone in tasca, le cui dimensioni ridotte consentono al reporter di essere meno visibile. In secondo luogo la gratuità delle applicazioni che devono essere “poche ma buone e soprattutto su misura con le nostre esigenze, senza appesantire la memoria del telefono”. Indispensabile é avere con sé il kit completo del mobile journalist: prima di tutto uno smartphone di ultima generazione, un monopiede e un microfono esterno. Mai dimenticare la batteria esterna di riserva e il caricabatterie sempre a portata di mano.
IL GIORNALISMO CULTURALE DALLE EX TERZE PAGINE AL WEB
Giornalismo culturale: quale futuro? Di questo si è discusso nel panel intitolato “Il giornalismo culturale dalle ex terze pagine al web”. Sono intervenuti Stefano Chiodi, Università di Roma Tre, Marco Filoni, giornalista e ricercatore, Stefania Parmeggiani, La Repubblica, Antonio Prudenzano, Il Libraio.it e Ferruccio Sansa, il Fatto Quotidiano.
Negli ultimi anni il giornalismo culturale, online e cartaceo, è cambiato e adesso è a un bivio: per i pessimisti, non c’è futuro per gli articoli di cultura mentre gli ottimisti rilanciano dicendo che il giornalismo culturale non è mai stato cosi bello. In modo particolare, il principale cambiamento delle ex terze pagine deriva dall’egemonia del Web come mezzo di informazione. La rete, infatti, ha minato le certezze per il giornalismo, soprattutto per quello culturale.
Durante il dibattito, i relatori hanno cercato di definire cosa è esattamente il giornalismo culturale. Appesantito da vecchie categorie valoriali, il giornalismo delle ex terze pagine deve andare oltre le recensioni, le mostre e gli inserti settimanali. “Tutto il giornalismo – secondo Stefania Parmeggiani – è culturale. Altrimenti non sarebbe giornalismo”. Per evitare la creazione di un giornale “vecchio”, l’editore deve fare i conti con la richiesta, minima ma di un certo peso, di notizie e approfondimenti culturali. Questo lavoro consegna nelle mani del lettore gli strumenti necessari per trasformare la semplice informazione, anche di cronaca, in conoscenza. Stefano Chiodi ha aggiunto che “bisogna leggere la cronaca in modo culturale e non solo in senso quantitativo” perché il giornalismo non può essere fatto di soli numeri.
Il mondo economico sembra il vero antagonista del giornalismo culturale. Le due strade si incrociano continuamente: negli ultimi anni, l’unica scelta, coraggiosa, è quella di investire nel giornalismo. Per fare questo salto in avanti, c’è bisogno di cambiamento e apertura verso collaboratori giovani. “Il giornalismo culturale è affidato a ‘penne vecchie’ – ha commentato Marco Filoni – L’intellettuale deve capire il proprio tempo e i mezzi che questo tempo offre”. Tuttavia in Italia il giornalista culturale si è impigrito soprattutto nel linguaggio. Incapace di comunicare e informare il proprio pubblico, molto spesso utilizza un gergo specifico, poi “prende una cosa pop e la si condisce di paroloni”.
Un interessante progetto di giornalismo culturale è Doppiozero, sito internet di cultura, nato dall’idea di Stefano Chiodi, che ha voluto dare una vetrina a “personalità curiose che non avevano una rappresentanza culturale in questo Paese”. La grande sfida di Doppiozero è quella di essere un’associazione culturale noprofit che cerca forme alternative di finanziamento nella fedeltà dei propri lettori. “ L’impresa culturale non può avere un prezzo. Il paradigma economico sta creando una serie di conseguenze nella selezione dei contenuti” ha dichiarato Chiodi commentando lo scenario del giornalismo culturale italiano.(UFFICIOSTAMPAFESTIVAL)