2 Maggio 2015
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JEFF JARVIS : TO HELL WITH MASS MEDIA

1jefJeff Jarvis è un giornalista americano, professore , oratore pubblico ed ex critico, guru dell’open web, dipinge le sfide e gli scenari che aspettano il giornalismo online. E’ è uno dei pochi addetti ai lavori che sono sempre stati un passo avanti nel capire le dinamiche della comunicazione. Fra i primi ad afferrare che tecnologia e new media hanno spostato per sempre i cardini del mestiere: dal contenuto singolo all’ecosistema dei contenuti e poi a quello delle relazioni.
«Se i mass media vogliono sopravvivere, devono smettere di trattare il pubblico come se fosse una massa identica.( sostiene Jarvis) Questo è il concetto che deve morire. Non ci stanno uccidendo Google o Facebook, sarebbe ridicolo dar loro alla colpa. Con il modello di business della massa sta morendo anche l’idea stessa di massa: bisogna riconcepire il business dei mass media.
«Il giornalismo è un servizio».
«Il contenuto riempie le cose. I servizi “compiono” cose. Esistono per migliorare le vite degli individui e delle comunità.
Per farlo, dobbiamo conoscere gli individui, non più come massa. Conoscere i problemi dei lettori. Le loro richieste. Dobbiamo cambiare la nostra cultura per diventare fornitori di servizi». 
«Bisogna essere specializzati. Fare quel che si fa meglio di chiunque altro. Se non lo si fa meglio di chiunque altro, allora bisogna connettersi con chi lo fa meglio». 
«I giornalisti devono smettere di fare gli stenografi e ribattere i comunicati. Devono diventare “promotori” di qualcosa. Riconsiderare il loro lavoro». 
«Dobbiamo spostare la nostra attenzione sulla comunità, osservarla, ascoltarla, prima di pensare a quali strumenti giornalistici si possono utilizzare per aiutarla».
Poi, insiste sul senso di appartenenza, per esempio la membership del Guardian. Che è qualcosa di più di un “essere abbonati”. È un’appartenenza alla comunità dei lettori.
«Dovremmo riorganizzare le nostre informazioni relativamente alle necessità del pubblico, e non alla nostra produzione di contenuti».
Un colpo all’esterofilia: «Negli Stati Uniti, le notizie in televisione fanno schifo».
«Se volete fare più click, mettete gattini. Va bene. Anche a me piacciono i gattini Ma dobbiamo andare al di là del conetto di volume e concentrarci sul valore. Andare al di là del concetto di inserzioni pubblicitarie di cui non interessa niente a nessuno».
«Non so se la pubblicità nativa ci salverà. Non so se ci salverà il paywall. Non credo che la pubblicità nativa avrà prestazioni così buone andando avanti nel tempo. Cercare di prendere in giro il pubblico non va bene».
«Dobbiamo reindirizzarci verso i rapporti, conoscere i lettori come individui, utilizzare le informazioni che condividono volontariamente. Dobbiamo riconcepire il nostro lavoro, il prodotto come servizio per le necessità delle persone».
«Visualizzazioni delle pagine, utenti unici, like, click, link, tutte queste cose sono la strada verso le immagini dei gattini».
«Alcuni dicono che l’attenzione sia una metrica migliore. Va bene, ma potrebbe diventare una ludicizzazione. La metrica che conterà di più sarà la qualità, non la quantità. Riguarderà il livello di valore che possiamo avere nella vita delle persone. Andare al di là del volume. Venderemo comunque pubblicità. Ma non sarà questa la strada verso il successo».
«Il capitale tende ad essere impaziente. Gli investitori vogliono risultati subito. Ma noi abbiamo bisogno di tempo, e non possiamo usarlo per mantenere il passato, dobbiamo utilizzarlo per guardare al futuro, sperimentare, creare nuovi prodotti che riguardano le news».
«È pura e semplice arroganza pensare di sapere dove ci porterà internet. Le cose cambiano, ma cambiano lentamente. Le riviste, i giornali sono ancora riconoscibili in quanto tali. Dobbiamo invece ripensare il rapporto del giornalismo con i propri lettori». (BLOGO)