“Nel dovere del giornalista di informare e offrire un pubblico servizio è presente anche un dovere di giustizia. Il giornalista giusto infatti rispetta le persone, a cominciare dai più deboli, e così, in questo modo, misericordia e giustizia devono camminare insieme. Questa combinazione non è scontata ma è frutto di una maturazione di civiltà. Anche per i giornalisti metterle insieme è una conquista di civiltà, non solo perché lo richiedono le norme deontologiche, ma per una incontenibile convinzione di natura etica. Tutto sta nel convincerci che è più importante il bene di tutti che il bene proprio perché quello di tutti sarà anche quello dei nostri figli e nipoti”. Così si è espresso Andrea Melodia, presidente dell’Ucsi, intervenendo al convegno organizzato dalla stessa Ucsi, dal titolo “La misericordia nelle grandi religioni e nella cultura laica”, in corso a Roma nella sede dell’ateneo Lumsa. “Io credo – ha aggiunto Melodia – che ridare una dimensione etica al lavoro dei giornalisti sia utile anche per ridare alla professione una credibilità pubblica sociale, che si coniuga con quel valore globale civile e anche economico che oggi è fortemente in discussione con il precariato e la scarsa retribuzione”. “Credo che se riusciremo a coniugare il rapporto fra misericordia e giustizia nei rapporti di lavoro, fuori e dentro le redazioni, faremo in modo che il lavoro giornalistico sia nuovamente richiesto anche dalla società”.
Cardinale Kasper: “misericordia, chiave della vita cristiana” e “tema condiviso” dalle altre fedi. senza la misericordia la base della giustizia sociale si perde”
“La misericordia è un concetto fondamentale del Vangelo e chiave della vita di ogni cristiano e della società. È possibile addirittura riassumere tutto il Vangelo sotto il tema della misericordia”. Il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per il dialogo ecumenico, si è così espresso durante lo stesso convegno. “Nel dialogo interreligioso”, ha aggiunto, “riconosciamo” la misericordia “come una base, come approccio per il bene comune condiviso anche dai non cristiani. In quasi tutte le culture e le religioni conosciute dell’umanità si trova questa cosiddetta regola d’oro: ciò che non vuoi sia fatto a te non farlo all’altro. Questa regola, eredità di tutta l’umanità, permette di mettersi dalla parte dell’altro e mostra una concezione dell’uomo non individualista ma che si apre all’altro”. Per Kasper “nel sermone della montagna Gesù cita la regola d’oro, come riassunto della legge dei profeti. In questo senso generale avere misericordia significa avere un cuore e un comportamento attivo, come avere le mani aperte e muovere le gambe per andare incontro e superare la miseria dell’altro. La misericordia è un atteggiamento nobile perché non usa la debolezza dell’altro per un proprio vantaggio”. “Ma chi è il misericordioso e perché non rimanere indifferente davanti alla miseria dell’altro?”, si è domandato il cardinale Kasper. “La risposta biblica ci viene data già nel libro della Genesi: ogni uomo è un riflesso della santità di Dio e quindi merita rispetto assoluto. Anche la misericordia fra gli uomini riflette la misericordia di Dio, da qui l’insegnamento di Gesù: ‘Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso’”. Riferendosi al Nuovo Testamento il porporato ha quindi citato la parabola del figliol prodigo e quindi quella del buon samaritano. Per poi aggiungere: “Il crocifisso è l’immagine concreta dell’atto di misericordia” di Gesù stesso. “La sua morte non ha solo il significato della solidarietà di Dio verso l’uomo, ma ha anche quello metafisico della morte, destino dell’uomo, in cui abbiamo bisogno di Dio”. “La misericordia è la fedeltà di Dio a se stesso, che vuole comunicare se stesso e non può fare altro che perdonare. Nella sua misericordia Dio apre il suo cuore e ci permette di guardarci dentro”. “Ma le opere di misericordia non si sostituiscono a una società giusta”, ha sottolineato il cardinale Kasper. “Abbiamo ogni ragione a conservare un sistema sociale anche se si devono riconoscere i limiti di questo sistema, come l’eccessiva burocratizzazione. Sono quindi necessarie delle persone che abbiano un cuore e che prendano a cuore gli altri e, nel caso concreto, cerchino di aiutare meglio che possono. Senza la misericordia la base della giustizia sociale si perde. La misericordia non può e non vuole sostituire la giustizia sociale ma può essere l’ispirazione e la motivazione a darsi da fare”. Secondo Kasper, “senza la misericordia viene a mancare l’impulso emotivo necessario per impegnarsi a volere un mondo migliore. Possiamo intendere quindi la misericordia come la fonte motivazionale della giustizia sociale”. (SIR)

