La questione del servizio pubblico, la rai, il sindacato, il caso Regeni: questi i temi degli interventi di apertura della seconda giornata dei lavori del XIX congresso nazionale dell’Ucsi che si sta svolgendo a Matera che sono stati affrontati dal consigliere di amministrazione della Rai Franco Siddi, Dal presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, dal segretario della Fnsi, Lo Russo, dal segretario nazionale dell’Usigrai, Vittorio di Trapani. P. Occhetta, consulente nazionale dell’Ucsi, nella seconda riflessione ha affrontato il verbo “ discernere”.
FRANCO SIDDI: LA RAI E’ DI TUTTI E DEVE GARANTIRE IL PLURALISMO E NON UNA PARTE DI ESSO
La rai e’ in ritardo sul dibattito sul contratto di servizio che scade a maggio e ci troviamo veramente davanti all’ultima stagione possibile. E’ importante intensificare il dibattito. Le nomine vanno fatte ma mi piacerebbe ci fosse un dibattito pubblico che nasca da organizzazioni, movimenti, categorie. Il pluralismo non si può misurare solo sulla forza dei partiti, c’è un mondo vitale che non ha voce. Se la Rai rinuncerà a cimentarsi in questa missione sarà una sconfitta per lei e per tutta l’Italia”. “La missione della nuova Rai va progettata pensando a una destinazione di reti e telegiornali che tenga conto di tutte voci della nostra società Quale la sua mission di servizio pubblico? “Informare in modo concreto e pluralista, raccontare la realtà dei territori, istruire tutti, sostenere il digitale, promuovere l’Italia all’estero, passare dal broadcasting tradizionale al digital media company”. Per Siddi è necessario “entrare in contatto con tutti i mondi vitali: capire le cose prima di emettere sentenze”. E la fusione tra Repubblica e Stampa “ci pone di fronte a un dilemma: questo tipo di concentrazione è ancora un problema per il pluralismo o è diventato una soluzione obbligata per salvare alcune porzioni di questo pluralismo?”. Il Paese “è stanco, si sta assuefacendo e si oppone debolmente a tutto”; per questo di fronte alle concentrazioni editoriali “il servizio pubblico diventa ancora più fondamentale per garantire a tutti la possibilità di esprimere opinioni diverse. Lì si vede la sfida di garantire a tutti la possibilità di essere riconosciuti, esprimere la propria voce e competere sul terreno delle idee”.
GIUSEPPE GIULIETTI: TUTELARE CRONISTI MINACCIATI E “AVVIARE PERCORSI DI SPERANZA”. VERITA’ SUL CASO REGENI
Confermare il “cammino comune” alla ricerca delle “periferie oscurate”, approfondire il dibattito e la riflessione su valori e fini della comunicazione, avviare percorsi di speranza “Se nel fare giornalismo non si tiene conto dei valori e dei fini – avverte – si commettono dei delitti quotidiani”. Essere giornalisti “non è solo mettere ciò che non va, ma anche avviare percorsi di speranza”, e richiede “di discernere un problema e andarne alle radici”. Fra i temi trattati da Giulietti la fusione tra Repubblica e Stampa: “Chi in passato chiedeva il rispetto delle norme antitrust dovrebbe farlo anche oggi, mentre su Debenedetti tace, ma il problema è altro. Sono sufficienti le normative anticoncentrazione nel nostro pese? Secondo me no”. Per il presidente Fnsi, la legge sull’editoria “deve affrontare con decisione il tema del destino di giornali come quelli diocesani. Altrimenti restano solo i colossi, ma la foresta che produce ossigeno viene distrutta”. Altro nodo cruciale la tutela dei cronisti minacciati nel nostro Paese. “Ieri il Parlamento ha approvato una relazione sulle misure da assumere. Oltre alla scorta, occorre dire stop alle querele penali usate come forma di intimidazione e lupara bianca”. Giulietti, che definisce “appassionante la rete nazionale e internazionale che illuminerà le periferie del mondo, quello che oggi non si vede”, mette in guardia dal lavorare “per l’industria della paura”. Un pensiero al coraggio del Papa “che va in Centrafica quando molti non sanno neppure dove sia o dove non andrebbero. Questo modello – chiosa – è intelligente”. E poi un monito: “Anziché erigere muri, nella comunicazione occorre capire l’altro, includerlo, altrimenti sei perso”. Pensando ai tanti “ragazzi e ragazze” in carcere in Siria, Egitto, Libia, Messico per avere manifestato le proprie idee, GIULIETTI CONCLUDE AUGURANDOSI CHE “IL GOVERNO ITALIANO ASSUMA TUTTE LE INIZIATIVE POSSIBILI PER FARE VERITÀ SUL CASO DI GIULIO REGENI”.
RAFFAELE LO RUSSO: AL CENTRO OCCORE RIMETTERE LA RIPRESA DELL’OCCUPAZIONE
Non c’e futuro senza un nuovo e pieno patto generazionale che rimetta al centro la ripresa dell’occupazione. Occorre puntare a prodotti di qualita’ declinati da professionisti ben remunerati e non sotto ricatto. Per questo dovreno declinare la prestazione lavorativa su piu’ piattaforme: le novita’ non vanno rifiutate a priori. E’ bene capire che senza nuova occupazione e l’allargamento della base occupazionale siamo condannati all’estinzione.
TRAPANI (USIGRAI), “VEDERE, ASCOLTARE, CONDIVIDERE” PER “COSTRUIRE PONTI”
“Il futuro nel giornalismo è nel coraggio di cambiare, e questo coraggio deve appartenere ancora di più a noi del servizio pubblico “Dobbiamo mettere questo coraggio in campo”, la sua esortazione. Di qui l’indicazione di “tre elementi intorno ai quali riflettere: vedere, ascoltare, condividere. Vedere è indispensabile, ossia tornare sul campo per essere vicini alle notizie dove avvengono, è l’importanza della prossimità, è il vedere per raccontare. Per vedere occorre anche poter ascoltare”. “Vedere e ascoltare sono due dimensioni per una delle missioni del servizio pubblico: l’inclusione. Condividere per costruire ponti e abbattere muri, anzitutto culturali”. Per Trapani, “l’Ucsi in questo ha grandi opportunità, anche attraverso la rete dei giornali cattolici. Se riusciremo a fare questo percorso saremo in grado di lavorare insieme per il bene comune”. “Nella nostra categoria – ha aggiunto – abbiamo perso l’abitudine a momenti dedicati alla riflessione e al discernimento. L’impegno che dovremmo prendere come giornalisti Rai è di aprire questa riflessione all’esterno, fuori dagli steccati per capire come migliorare il nostro servizio pubblico”. Fondamentale “il tema della credibilità della nostra professione”.
P. OCCHETTA, “DISCERNERE” PER “ABITARE SCELTE DI BENE E VIVERLE IN PIENEZZA”
La seconda giornata prende il via oggi all’insegna del “discernere” (dopo il “contemplare” di ieri). Dopo la lettura di una preghiera di padre Turoldo, Occhetta ricorda che il discernimento è una parola chiave per i gesuiti, rilanciata spesso da Papa Francesco, e significa “setacciare, vagliare, distinguere, abitare delle scelte che si devono operare escludendone altre”. Per Occhetta non c’è alternativa: “O concentrarsi bene sulla scelta assunta e viverla in pienezza, o vivere male rimpiangendo le scelte non fatte. Ignazio di Loyola ci insegna ad essere attenti alle voci del nostro cuore” e propone due regole sulla contrapposizione tra “le voci di male e le voci di bene”, applicabili anche nella professione giornalistica. “Nel Cinquecento ci insegna che la vita si può giocare in due campi: quello del bene e quello del male. Nel secondo siamo incoraggiati a vivere nel male – che come una droga dà assuefazione e chiede dosi sempre maggiori”. Il Papa “ricorda che la logica del male offusca il cuore e la coscienza e rende schiavi. Le voci di bene – conclude Occhetta – danno invece forza, ispirazione, lacrime, pace”.(UCSI,SIR)

