Abbiamo intervistato Pagnoncelli per il nostro sito.
In un clima di esasperato allarmismo economico e sociale che deprime l’economia e frena la ripresa, s’intravedono delle luci nella foto del Paese che ci consegna…
“L’Italia si presenta con un’identità debole e incerta, piena di ambivalenze e di contraddizioni. Emergono un’accentuazione della dimensione individuale nelle persone e il contemporaneo affievolirsi dell’identità collettiva. A risentirne è la fiducia nei confronti delle istituzioni e delle organizzazioni sociali. In questo contesto però ci sono le buone notizie. L’Italia è il quinto Paese al mondo e il secondo in Europa per il volume delle esportazioni del settore manifatturiero, è preceduta solo dalla Germania. Le nostre indagini rilevano ancora che, le famiglie che a causa della crisi avevano dato fondo ai risparmi, da quattro anni hanno ripreso a risparmiare. Ma la percezione della situazione congiunturale non è cambiata, gli italiani interiorizzano la crisi. Infatti, per il 60% degli intervistati il peggio della congiuntura economica avversa deve ancora arrivare, per il 31% l’uscita è molto lontana, ci vogliono almeno tra 5-10 anni, solo per l’8% il peggio è già passato. Non è tutto positivo ma dire che va tutto male è approssimativo e semplicistico. In questo clima di pessimismo e allarmismo diffuso la gente non consuma, non fa figli e la comunicazione ha una forte responsabilità”.
Come si può intervenire affinché la percezione degli eventi sia più vicina possibile alla realtà?
“Bisogna far crescere la capacità di discernimento nei cittadini e nei comunicatori. La cultura è uno strumento necessario. Bisogna studiare, informare e approfondire. Lo dovrebbero fare i giornalisti e la gente comune. La cultura sveglia le coscienze. Il livello di analfabetismo in Italia è troppo alto ancora”.
Il tema dell’invecchiamento della popolazione del nostro Paese è molto discusso, alcune volte strumentalizzato. Perché le risposte tardano ad arrivare?
“È un tema che richiede politiche demografiche di lungo periodo e impopolari. Per la politica significherebbe mettere mano al welfare con scelte drastiche sulla ripartizione delle ricchezze, dovrebbe spostare le risorse dai ceti ricchi verso quelli più poveri. Misure che nel breve periodo procurano malcontenti nei cittadini e che non si traducono in consensi elettorali”.

