In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, nel documento viene espressa solidarietà ai giornalisti turchi e si sottolinea che «la Turchia è diventata il più grande carcere del mondo per i giornalisti».
L’esecutivo mondiale della IFJ ha discusso, inoltre, dei diritti e delle libertà dei giornalisti nel mondo. Ovunque, sia pure con sfumature diverse, i giornalisti sono sotto tiro e la libertà di stampa viene minacciata. Per questo è convinzione unanime che l’azione dei sindacati nazionali non possa essere limitata alle questioni legate al lavoro e ai diritti contrattuali, ma debba essere anche una lotta per i diritti umani e per la libertà d’espressione.
Sono tante, nel mondo, le aree in cui i giornalisti vedono minacciata la loro libertà e, spesso, la loro vita e quella dei loro familiari. Particolarmente preoccupante è la situazione in America Latina. A destare maggiore allarme, raccontano i rappresentanti dei sindacati dei Paesi latinoamericani, sono il Messico, dove è altissimo il numero dei giornalisti uccisi, e il Venezuela.
Oltre alla sicurezza e alle sempre più diffuse leggi-bavaglio, ormai all’ordine del giorno anche in Perù, Colombia e a Panama, in America Latina preoccupano il precariato dilagante, la cancellazione di diritti fondamentali del lavoro e l’abbassamento delle retribuzioni. Situazione altrettanto grave in Guatemala, dove recentemente un giornalista è stato ucciso, e in Uruguay e Paraguay a causa dei tentativi di introdurre restrizioni alla libertà di stampa.
Un appello al rispetto dei diritti umani, oltre che della libertà di stampa e dei diritti del lavoro, giunge anche dai sindacati dei giornalisti africani e del Medio Oriente. «Il mondo arabo è il posto più difficile e meno sicuro per i giornalisti», è l’allarme dei giornalisti dell’area. Viene approvata all’unanimità una mozione a sostegno dei giornalisti palestinesi in sciopero della fame per chiedere la liberazione dei loro colleghi in carcere e la cancellazione dei numerosi bavagli alla stampa.
In Asia è la Cina il Paese più ostile ai cronisti: il governo controlla l’attività della stampa attraverso la polizia e per i giornalisti, così come per tutti i cittadini cinesi, è difficile, se non impossibile, comunicare con il mondo esterno e accedere liberamente a Internet e ai social network.

