Sul compito dei giornalisti:
“Essere giornalista oggi non è tanto una professione o un lavoro, è più un mestiere, un ministerium: un servizio alle persone. Il giornalista è come l’artigiano, capace di fare di sé uno strumento prezioso di lavoro, operando con la mente, le mani, le parole, le idee, le emozioni”
Sulla crisi della nostra professione:
“Non è in crisi questo mestiere quando il giornalista scrive con il pennino intinto nel cuore e nella personale passione civica, sociale e cristiana. Il mestiere del giornalista non finirà mai perché ce n’è troppo bisogno: c’è bisogno della vostra passione, della vostra fatica, della vostra lungimiranza”.
Sui mezzi di comunicazione, in continua e profonda trasformazione:
“I mezzi di comunicazione sono solo strumenti, la qualità vera della comunicazione dipende sempre dalle persone. La tecnologia non prevarrà sull’uomo se i giornalisti non smetteranno di lasciarsi affascinare dalla bellezza delle storie da cercare, da scrivere, da raccontare. Dalla sfida di scovare un segno di speranza laddove sembra prevalere solo la tragedia, di renderlo notizia”.
Sul discernimento dei fruitori della comunicazione:
“C’è bisogno di una ‘comunità dietro uno strumento’, di persone dietro un mezzo, di riflessioni dietro le notizie. (…) Abbiamo bisogno di narrazioni condivise e di una pluralità di narrazioni. Solo così si potrà attivare lo spirito critico dell’utente”.
foto e altre info su www.chiesadimilano.it

