L’integrazione tra scuola e lavoro oggi in Italia è davvero un’esperienza positiva?
“Si, e lo dimostrano anche i dati. Da una parte le aziende sono molto interessate e hanno un forte bisogno di entrare in contatto con i ragazzi, dall’altra le famiglie stanno cambiando mentalità e si stanno aprendo a questa nuova esperienza”
Che però non è troppo valorizzata da noi giornalisti
“E’ vero, occorre valorizzarla di più. C’è da registrare però che qualcosa sta cambiando. Al di là di quello che viene detto e scritto, l’esperienza del duale è molto moderna e ha anche una forte connotazione italiana rispetto a quella di altri paesi europei. Una specificità che certamente andrebbe approfondita”.
Ma c’è una sorta di pregiudizio rispetto a questa che può apparire come una ‘contaminazione’ della scuola?
“Parlerei più di scarsa conoscenza che di pregiudizio. I giornalisti che se che se ne occupano direttamente hanno capito perfettamente l’importanza di questa esperienza”
Sul nostro sito ci stiamo chiedendo come i giornalisti dovrebbero “raccontare il lavoro” oggi.
“Forse andrebbero valorizzate di più le esperienze positive, come anche questa di cui parliamo adesso. Andrebbero prima cercate e poi valorizzate. Sarebbe un modo, per i giornalisti, di calarsi di più e meglio nella realtà. Le storie positive invertirebbero anche la percezione pubblica di questi temi”.
C’è stato o no un cambiamento però nel nostro modo di scrivere e di parlare di lavoro?
“Un po’ si, o perlomeno vedo che sta cambiando, soprattutto suii giornali specializzati, come il nostro. Il cambiamento di mentalità richiesto al mondo del lavoro, alla scuola, ai giovani stesi e alle loro famiglie, deve essere richiesto anche al mondo dell’informazione. O cambiamo tutti o non cambia nessuno”.

