Mentre infatti le sette stazioni gratuite del digitale terrestre, che chiunque può ricevere con l’antenna di casa, vedono allargarsi del 42% la loro platea, si assiste a una sorta di “fuga” dalle emittenti a pagamento (quasi tutte proposte da Sky, a cui si aggiunge qualcosa di Mediaset Premium): i venti canali pay crollano del 43% in un quinquennio e del 32% negli ultimi quattro anni.
Un’emorragia che «mostra come la logica della pay tv sia un ostacolo soprattutto per i più piccoli, spiega Massimiliano Padula, presidente del Copercom. Se la televisione a pagamento mette al centro il consumatore consapevole, i bambini non lo sono. E, seguendo questa concezione, in un tempo di crisi le famiglie lasciano la tv che non si possono permettere economicamente».
Il canale più seguito è Rai YoYo, l’unico canale italiano senza spot: Nell’ultimo anno ha avuto una media giornaliera di oltre 134mila spettatori e dal 2012 il suo pubblico si è impennato del 46%. Al secondo posto si colloca Boing del gruppo Mediaset-Turner che in cinque anni non ha mutato più di tanto il suo bacino: intorno ai 95mila spettatori nelle ventiquattro ore. Lo segue un’altra rete targata Mediaset-Turner: è Cartoonito che ha 88mila spettatori ogni giorno e la sua platea è cresciuta del 22% dal 2012. Poi c’è Super!, emittente in chiaro della DeAgostini (in collaborazione con Viacom) che negli ultimi 12 mesi ha registrato 70mila spettatori e che da quando è approdata sul digitale terrestre – nel 2012 – ha aumentato il pubblico del 26%.
In Italia questo settore muove più di 100 milioni di pubblicità all’anno. E il suo appeal è dimostrato anche dalla nascita di un nuovo canale lo scorso maggio: si tratta di Pop (al numero 45 del digitale terrestre), emittente di Sony Entertainment per i bambini fino a 9 anni che arriva dalla Gran Bretagna.

