E condivide la soddisfazione “con la redazione, i collaboratori, i sostenitori, con i precedenti direttori e con la Conferenza Episcopale che lo promuove e lo sostiene”.
In questi nove decenni – prosegue Milani – la rivista “si è saputa adattare ai mutamenti che hanno accompagnato la fruizione cinematografa in Italia, difendendo la propria vocazione pedagogica fino alla fase di massima espansione del cinema (anni ’60), allargando i propri interessi nel periodo della rivoluzione televisiva (gli anni ’70 con la “Rivista del Cinematografo e delle Comunicazioni Sociali”), riproponendosi negli anni ’90 come magazine elegante,
inserito in una nuova stagione culturale e tecnologica (il sito della rivista, Cinematografo.it).
La rivista – si legge – pur nelle mille difficoltà dell’editoria tutta, vuole continuare ad assolvere al meglio il suo compito, nella consapevolezza di non averlo esaurito.

