Ahmad Shah, della Bbc, Shah Marai, capo dei fotografi dell’agenzia France-Press in Afghanistan, Mahram Durani e Ebadullah Hananzai (Azadi Radio), YarMohammad Tokhi (TOLOnews), Ghazi Rasooli e Nowroz Ali Rajabi (1TV), Saleem Talash e Ali Saleemi (mashal TV) e Sabawoon Kakar (Azadi Radio). Un pensiero è stato rivolto anche a tutti i giornalisti caduti durante lo svolgimento del loro e nostro mestiere.
Quella di Kabul, scriveva in una nota la presidente dell’Ucsi Vania De Luca, ha rappresentato uno dei colpi più duri inferti al giornalismo in età contemporanea. “Le armi di un giornalista sono la la voce e la penna. Primi strumenti di lavoro i piedi e gli occhi, quelli che spingono a vedere le cose di persona, autonomi, indipendenti, in ricerca della verità e liberi di informare. Se si limita quella libertà si limita il diritto del pubblico a essere informato”.
Concludeva De Luca: “quando muore un giornalista, un telecineoperatore, un fotografo, non è solo una vita che si spegne, ma è anche un bene pubblico a venire meno”.

