10 Settembre 2018
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Ruffini ai media cattolici africani: ‘uniti per lo sviluppo umano’

Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero della Comunicazione della Santa Sede, ha indirizzato un messaggio alla Conferenza dell’Unione della Stampa cattolica africana riunita sino 13 settembre a Città del Capo.

Franco Maresca

Il tema è: “Utilizzare i media per la promozione dello sviluppo umano integrale in Africa”.

“Possa questa Conferenza – ha scritto Ruffini – incoraggiarvi e sollecitarvi, sulla base delle vostre tradizioni e cultura, così come dell’antica saggezza africana, ad affrontare e superare gli squilibri strutturali che creano e alimentano l’impoverimento di questo splendido continente, non solo a livello materiale, ma anche antropologicamente e spiritualmente”.

Per troppi anni, si legge nel messaggio “l’idea di sviluppo è stata ridotta alla semplice crescita economica”. “La convenzionale idea di sviluppo e crescita economica” è ormai “obsoleta”, soprattutto dopo il “fallito tentativo” di imporre “un’ideologia di sviluppo nei paesi poveri”. In questa prospettiva, Ruffini ritiene che la strada migliore per “promuovere la libertà e raggiungere uno standard di vita migliore” è “forgiare” un proprio modello.

“Il continente africano”, prosegue il messaggio, “sta chiaramente lottando con determinazione per preservare il suo patrimonio spirituale contro vari attacchi e contaminazioni”. Di qui l’invito a tutti i membri dell’Unione a leggere accuratamente la Dichiarazione comune dei vescovi dell’Africa e del Madagascar, un testo purtroppo non sufficientemente diffuso.

Paolo Ruffini ha auspicato, infine, una sempre più proficua collaborazione tra le varie realtà che caratterizzano questo orizzonte, tra cui: l’Organizzazione Cattolica mondiale per la Comunicazione (Signis), il Consiglio dei media cattolici (Cameco), e l’organo mediatico del Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar. “Non possiamo mai insistere abbastanza”, conclude, assicurando la completa disponibilità del Dicastero per la comunicazione, “sulla necessità di collaborazione tra i professionisti della comunicazione cattolica” “per dare voce a chi non ha voce, rivelare la corruzione e denunciare le strutture del male”.