Nella Dichiarazione finale, in particolare, gli Stati sono invitati “ad istituire un quadro normativo e politico che agevoli l’operato del giornalismo di qualità, pur senza vincolare l’indipendenza editoriale e operativa dei media”.
Si parla di un regime fiscale vantaggioso, di programmi di sostegno finanziario e della possibilità per i media di operare come organizzazioni non profit e ricevere donazioni da programmi filantropici.
La Dichiarazione nasce in un momento di forte crisi del giornalismo tradizionale. Diminuisce così la copertura delle notizie, lsi perdono molti posti di lavoro e peggiorano le condizioni di lavoro dei giornalisti. Un altro risultato è anche che di assiste ad un maggiore concentrazione della proprietà dei media.
E’ vero – si legge – che l’ambiente digitale fornisce nuove opportunità per la libera espressione e la diversità di opinioni, ma crea rischi di manipolazione, disinformazione e diffusione di messaggi di odio.
La Dichiarazione ha anche sottolineato l’importanza di garantire un equo compenso finanziario per la produzione di notizie e altri contenuti mediatici. Laddove necessario, ed è uno dei punti chiave, tutto questo potrebbe includere la ridistribuzione delle entrate dalle piattaforme online ai fornitori di notizie.

