In una nota si legge che “dall’esame degli articoli è emerso che molte testate hanno pubblicato delle informazioni in modo corretto e rispettoso, mentre altre hanno violato, a parere del Consiglio dell’Ordine, la Carta di Treviso, rendendo riconoscibili i figli in tenera età della donna, e gli elementari doveri di rispetto nei confronti delle persone coinvolte in un fatto così drammatico diffondendo particolari e immagini che non hanno niente a che fare con il diritto di cronaca, ma sono tese a soddisfare solo la morbosa curiosità”.
Ora lo stesso Consiglio chiede che “l’azione disciplinare venga esercitata non solo nei confronti degli estensori materiali degli articoli, ma anche dei direttori delle testate”. Questo anche tenendo conto “dell’impegno dell’Ordine dei giornalisti per affermare una corretta pratica nella pubblicazione di casi di suicidio”.

