Lo studio, condotto con SWG, rivela come “provenienza geografica, livello di istruzione e condizione socioeconomica siano in grado di influire sulle percezioni e sul riconoscimento di notizie false”.
Chi ha studiato di più è capace “di inquadrare correttamente i fenomeni, mentre una condizione economica sfavorevole può alterare la percezione della realtà, rendendola in alcuni casi assai più pessimistica”.
L’Autorità, da questa ricerca, trae “possibili linee di intervento che mettono al centro il ruolo dell’informazione di qualità, in particolare del servizio pubblico radio-televisivo e multimediale. Esso deve fornire strumenti idonei a soddisfare il diritto del cittadino-utente a una informazione corretta e completa finalizzata a formare una libera e consapevole opinione”.

