Sono coinvolte nel disastro quasi tutte le testate, anche le più grandi. Il Corriere della Sera perde l’11% (da 186mila a 164mila copie), Repubblica il 18% (113mila anziché 141mila). E ancora più inclementi sono i raffronti con l’anno prima, il 2018. Eccezioni? Poche. Il Corriere delle Alpi sale di un punto percentuale, il Giornale di cinque, il Fatto Quotidiano di sette, la Verità addirittura del 18%. Ma i loro numeri sono più piccoli.
Le copie digitali, nella migliore delle ipotesi (per i giornali più grandi, insomma), raggiungono al massimo le trentamila unità. E i ricavi non sono tali da autorizzare otimmismo per i bilanci degli editori. Così i conti dei grandi gruppi editoriali soffrono, non poco. I dati analitici sono pubblicati su diversi siti e la fonte è Ads (vedi qui).
La ripresa dopo il lungo stop per la pandemia insomma rivela una realtà ancora più amara per i giornali, per i giornalisti e per gli editori.

