Il direttore della rivista è Emmanuel Van Lierde, che già nel dicembre 2016 ha intervistato il Papa in vista del Giubileo della Misericordia.
Il Papa ha parlato agli oltre trenta “professionisti cristiani dell’informazione” di “Tertio”, e attraverso loro a tutti i comunicatori, ricordando che l’informazione, quando è di qualità, “ci permette di comprendere meglio i problemi e le sfide che il mondo è chiamato ad affrontare”, e “ispira i comportamenti”.
I media cristiani, inoltre devono anche dare “un’informazione di qualità sulla vita della Chiesa nel mondo, capace di contribuire a una formazione delle coscienze”.
Devono “far crescere nelle comunità cristiane un nuovo stile di vita, libero da ogni forma di preconcetto e di esclusione”. Uno stile lontano dalle chiacchiere, che, come aveva già detto qualche giorno fa, “chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’unità della Chiesa”, ispirate dal grande chiacchierone che è il diavolo.
La comunicazione “è una missione importante per la Chiesa” e i comunicatori cristiani “sono chiamati a mettere in atto in modo molto concreto l’invito del Signore ad andare nel mondo e proclamare il Vangelo”, ma con “alta coscienza professionale”.
Il giornalista cristiano, infatti, è tenuto ad offrire una testimonianza nuova nel mondo della comunicazione senza nascondere la verità, né manipolare l’informazione. Infatti, “nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita”.
Il professionista cristiano “deve essere un portavoce di speranza, e un portatore di fiducia nel futuro”. Infatti “solamente quando il futuro è accolto come realtà positiva e possibile, anche il presente diventa vivibile”. Riflessioni che ci possono aiutare, oggi, “ad alimentare la speranza nella situazione di pandemia che il mondo sta attraversando”.
A questo link tutto il messaggio di Papa Francesco.
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