E all’interno c’è anche la sua testimonianza, raccolta pochi giorni prima della morte in un barbaro attenatto dinamitardo.
Ci sono venti interviste, raccolte in 18 Paesi.
Il libro è dedicato proprio a Daphne Caruana Galizia e a tutti i giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio della professione. Contiene anche le raccomandazioni per proteggere chi è minacciato e a creare «un ambiente faviorevole per media liberi, indipendenti e diversificati» oltre a riportare nel dettaglio l’esperienza dei 20 intervistati, contiene le raccomandazioni su come proteggere coloro che sono minacciati, ma anche «creare un ambiente favorevole per media liberi, indipendenti e diversificati».
L’obiettivo dichiarato è quello di «illustrare e fornire una migliore comprensione delle diverse forme di ingerenza nella libertà di stampa, già individuate in uno studio quantitativo sui rischi cui sono esposti i media e i giornalisti pubblicato nel 2017 e basato su un’indagine condotta su 940 giornalisti degli Stati membri del Consiglio d’Europa e della Bielorussia».
La foto del murales dedicato a Daphne Caruana Galizia è tratta dal sito della Fnsi

