Sono state coinvolte 132 redazioni distribuite in 42 Paesi, tra America e Europa (e naturalmente c’è anche l’Italia). Quasi nove direttori su dieci dicono di essere «pienamente favorevoli al lavoro flessibile e ibrido».
Nei fatti il 34% delle testate ha già adottato un modello di lavoro da remoto o ibrido. Un altro 57% ha sta cercando di organizzarlo al meglio. Solo una redazione su dieci sta pianificando di tornare in una condizione più simile possibile a quella pre covid.
Di positivo, nel modello ibrido, si vede una partecipazione più “meritocratica” alle riunioni in redazione, con idee originali e innovative.
Tra le criticità si notano collaborazioni “più difficili” tra diversi settori. E anche qualche difficoltà a far circolare buone pratiche, competenze ed esperienze. Che i giovani acuqisiscono meglio “in presenza” dei più esperti.
La dimensione ibrida, tuttavia, sarà il futuro (e in parte è già il presente) del giornalismo.

