La ragione dello sciopero dei giornalisti, venerdì scorso, è stato il mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale.
È scaduto nel 2016. Quasi dieci anni senza rinnovo sono certo una grande anomalia, oltre che una penalizzazione economica (pensiamo ad esempio all’inflazione). È evidente poi che le condizioni generali sono cambiate. L’ultimo rinnovo ci fu nel 2009, poi venne l’ultima versione nel 2013.
Gli editori vorrebbero ora contratti meno onerosi del passato e nel frattempo ricorrono con troppa frequenza a contratti di collaborazione.
Negli ultimi mesi si è cercato inutilmente un accordo “ponte” sugli stipendi nel contratto, in attesa di un rinnovo complessivo. Ma le parti sono rimaste distanti (leggi qui).

