Intervistiamo il presidente nazionale dell’Ucsi Vincenzo Varagona alla vigilia del XXI congresso dell’associazione, che si svolgerà a Torino dal 23 al 25 gennaio (leggi qui).
Qual è la fotografia dell’associazione, oggi?
Una realtà viva, innanzitutto. Notevolmente ringiovanita, ma senza tradire la sua storia e la sua tradizionale ricchezza. Un’Ucsi protagonista nella categoria, che dialoga con le istituzioni professionali, come Ordine e Sindacato, ma ascolta anche la base, dalla quale scaturiscono realtà promettenti come il Constructive Network, che costituisce una grande iniezione di energia.
Come si è caratterizzato questo mandato?
Quattro anni fa mi è stato chiesto di conoscere meglio il territorio, le associazioni regionali, di progettare insieme il futuro dell’associazione. Questa tessitura ha permesso di coinvolgere tanti giovani colleghi, ad esempio, nella progettazione del nostro evento più importante, la scuola di Assisi; di trovare la forza per entrare nel terzo settore e – in questo modo – di entrare in tanti progetti.
“Fare rete”, “creare relazioni” è un ritornello che riecheggia spesso: con chi avete attuato questi legami?
Con Anspi, ad esempio, con cui abbiamo organizzato eventi in alcune regioni Italiane, raccontando il nostro brand, le 5M, che è entrato nel sussidio estivo stampato in 3500 copie, diffuse in tutti gli oratori italiani. I progetti, oggi, sono davvero tanti…
Il mandato era cominciato con il Covid, quindi con alcune grandi limitazioni… Come le avete superate?
Più che superare limitazioni, abbiamo seguito l’onda di quello che papa Francesco ha definito un cambiamento d’epoca… occorre davvero una rivoluzione e noi abbiamo cercato di avviarla, indicando, ad esempio, alcune strade per uscire dalla crisi. Abbiamo stretto un’alleanza con il Constructive Network, che chiede un’Inversione a U con una carta etica che somiglia tantissimo ai nostri paradigmi. Abbiamo introdotto il counseling nei nostri corso di formazione, per raggiungere una maggiore consapevolezza del nostro ruolo di giornalisti.
Torniamo alla scuola di Assisi e alla buona pratica delle “5M”. Orgoglioso di questi risultati?
Molto: vedere ragazzi entusiasti non accontentarsi dei primi risultati, ma andare avanti, credere in quello che fanno, affrontare le folle dei festival per raccontare che si può cambiare, basta volerlo, non ha davvero prezzo.
Cosa si aspetta da questo congresso?
Che apprezzi il cambiamento. Che trovi un nuovo entusiasmo, in un mondo che ne ispira ben poco. Mi aspetto anche che questo ‘movimento’ sia riconosciuto fuori e che porti anche nuove forze a connettersi con noi, e noi a connetterci con loro. Dal confronto, dalla collaborazione nascono grandi cose.
Perché la scelta di Torino e del Sermig?
Era già in cantiere cinque anni fa, ma è stata frenata dal Covid. Oggi la situazione è diventata insostenibile. Chi parla di pace viene silenziato, se non addirittura sbeffeggiato. Ribadiamo con forze che la strada è questa.
I delegati saranno chiamati a votare la proposta di un nuovo statuto. Che novità contiene?
È cambiato anche il logo dell’associazione. E non vuol dire tagliare i legami con i quasi settant’anni di storia… Lo statuto attuale è stato approvato a Caserta 14 anni fa. La nuova proposta lo aggiorna, ma non comporta rivoluzioni. Il logo, invece, è una piccola rivoluzione: ha una U che rappresenta l’esigenza di una nuova relazione fra mondo dell’informazione e opinione pubblica. Chiarisce, poi, che non siamo solo stampa cattolica. Siamo giornalisti e comunicatori che hanno scelto un preciso stile professionale e lavorano in tutte le testate, a 360°. E con quella U indicano la strada per uscire da una crisi pesante. Sono convinto che ne usciremo.
Intervista al presidente Varagona alla vigilia del congresso di Torino
Innovazione e tradizione: la strada dell’Ucsi per il futuro
Antonello Riccelli

