20 Gennaio 2026
Share

Convegno con sei relatori a Caltanissetta, promosso da Ucsi

Le tante prospettive dell’Intelligenza Artificiale

le tante prospettive dell'intelligenza artificiale

Si è svolto a Caltanissetta l’evento formativo “Intelligenza artificiale e deontologia. Il giornalismo nell’era algoritmica” promosso dall‘Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) e dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, che ha sviluppato in quattro ore di lavori un’analisi approfondita delle tematiche che l’Intelligenza Artificiale sta ponendo in tutti i campi del lavoro, della cultura, delle professioni, e dell’informazione in particolare.

Sei relatori hanno affrontato tutti i risvolti della questione. Hanno insistito sul filo conduttore dei rapporti tra informazione e deontologia, tra etica e responsabilità. Il dibattito, moderato da Fiorella Falci, giornalista e segretaria regionale dell’Ucsi, si è articolato a partire dall’intervento introduttivo di Valerio Cimino, giornalista e presidente provinciale dell’UCSI di Caltanissetta: “Dal mito all’algoritmo: un viaggio nella storia dell’IA“.

Il relatore ha posto il problema della gestione della governance dell’IA nell’informazione, posto che il compito del giornalista non si esaurisce nel “dare le notizie”, (funzione in cui l’IA è rapidissima) ma soprattutto consiste nello spiegarle, competenza in cui il primato dell’umano è ancora insostituibile.

Giovanni Proietto ha invece  puntato l’accento sul tema “Tecnologie generative e qualità dell’informazione“, sottolineando come sia in corso un cambio di paradigma. Si è infatti spostato il confine tra scrittura e controllo, e insieme a verità “plausibili” dell’IA si possono formare “errori plausibili” che incidono sulla fiducia del pubblico verso l’informazione giornalistica, mentre avanza sempre più il rischio di una standardizzazione dei linguaggi e di una “epistemologia parassitaria” che dipende dai dati e può produrre “allucinazioni“.

 Padre Alessandro Rovello, docente di Teologia Morale e direttore dell’Ufficio diocesano Cultura, partendo dal confronto tra il Codice deontologico del Giornalista e il documento pontificio “Antiqua et Nova” sull’IA, ha sviluppato la distinzione tra Etica, Deontologia e Teleologia, evidenziando la necessità di definire correttamente il Bene e di monitorare l’etica normativa che può ispirare la legislazione, senza dimenticare come la crisi della relazionalità umana contemporanea chiami in causa il tema della responsabilità dei soggetti.

 Salvatore Di Salvo, segretario nazionale dell’Ucsi, partendo da alcuni casi clamorosi di uso improprio dell’IA, ha sottolineato l’esigenza imprescindibile di lavorare sul territorio, anche fuori dalle redazione dei media, per saper raccontare la società con autenticità e verità, così come Papa Francesco aveva detto ai giornalisti nel Giubileo di gennaio dello scorso anno, ultimo suo intervento pubblico.

Francesco Pira, sociologo della Comunicazione, giornalista e docente all’Università di Messina, ha esaminato le nuove connotazioni del tema della verità nell’informazione: “Disintermediazione, Disinformazione, Misinformazione e IA” era il titolo della sua relazione. La logica algoritmica non cerca la verità e gli algoritmi non sono, come molti pensano, oggettivi, ma scelgono; e le fake news sono ormai un’arma sociale, per cui la deontologia è più che mai una risorsa, il valore aggiunto del lavoro del giornalista che deve recuperare il vuoto di responsabilità e ri-costruire la fiducia con la trasparenza.

Infine, Giovanbattista Tona, magistrato, Consigliere della Corte di Cassazione, si è soffermato sul nuovo quadro normativo legato alle norme dell’Unione Europea e alla legge italiana 132/2025, notando come ormai le leggi siano facilmente “deperibili” e come sarebbe necessaria una “patente” per usare l’IA con responsabilità. La nuova normativa italiana prevede la sorveglianza umana sulle dinamiche IA, la comprensibilità dei processi, la verifica periodica in cui si esercita la responsabilità; e anche un nuovo reato, art. 612 quater del codice penale sulla deep-fake, la diffusione illecita di contenuti generati o alterati con sistemi di IA.

Un contesto completamente nuovo per l’organizzazione del lavoro e della comunicazione, a cui i giornalisti nisseni hanno cominciato a prepararsi, perché se è vero che l’IA permette di guadagnare almeno un’ora al giorno sui tempi del lavoro, e vero anche che soltanto il 16% dei professionisti ad oggi è adeguatamente formato per utilizzarla responsabilmente.